proteste cuba

CUBA POCO LIBRE - CONTINUANO LE PROTESTE IN CUBA, DOVE MIGLIAIA DI PERSONE CHIEDONO CIBO E MEDICINALI - IL PRESIDENTE CANEL HA INVIATO LE FORZE PARAMILITARI PER SEDARE LA PROTESTA - A WASHINGTON SE NE FREGANO: BIDEN NON HA ANCORA ISTRUITO LA COMMISSIONE PER IL RIPRISTINO DEI RAPPORTI CON L'AVANA CHE AVEVA PROMESSO IN CAMPAGNA ELETTORALE E IL SEGRETARIO DI STATO...

Flavio Pompetti per "il Messaggero"

 

Proteste a Cuba

Cento persone, tra cui una giornalista spagnola, sono state arrestate a Cuba o mancano all'appello dei loro familiari, a due giorni dall'inizio della protesta che ha portato migliaia di manifestanti a scendere nelle piazza al grido: Patria e libertà». L'appello lanciato lunedì da Joe Biden al presidente Diaz-Canel contro la tentazione di stroncare la protesta con la violenza è caduto nel vuoto, e il regime è tornato ancora una volta a rispondere alla voce del popolo affamato e in ginocchio di fronte alla crisi economica con lo strumento che conosce meglio: la repressione. Le dimostrazioni sono scoppiate senza nessun preavviso domenica pomeriggio a San Antonio de los Banos, una città di 46.000 abitanti ad ovest dell'Avana.

 

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Il presidente Canel ha dovuto far sospendere la diretta televisiva da Wembley per la partita Inghilterra-Italia, e lanciare dalle telecamere una prima raccomandazione alla calma; poi ha ordinato ai suoi paramilitari di contenere la protesta nel frattempo cresciuta, e che toccava già trenta centri dell'isola inclusa la capitale. La gente chiede cibo, medicinali, aiuti finanziari. La crisi alimentare era più grave nel 1993 quando gli abitanti dell'isola perdevano la vista per mancanza dei vegetali più elementari; quella finanziaria ha già avuto il culmine nell'89, quando l'Unione Sovietica che si stava disintegrando staccò la spina dei finanziamenti. Eppure la ribellione non è mai stata così palese come negli ultimi giorni.

 

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TURISMO RIDOTTO

I cubani avevano sognato la riconciliazione finale dopo la fine delle sanzioni decise da Obama. Il governo di Raoul Castro aveva aperto un timido spiraglio all'iniziativa privata; ristoranti e stanze d'affitto per i turisti erano spuntati senza troppa fanfara tra casa e casa. È forse per questo che oggi i companeros di una rivoluzione troppo lontana per essere ancora ricordata, sono meno disposti ad accettare il ritorno di condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Il peso del Covid si è aggiunto a quello dell'embargo totale ripristinato da Donald Trump, e il flusso del turismo è crollato dell'80% nell'ultimo anno.

 

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L'iniziativa lo scorso di gennaio di abolire il doppio sistema monetario: uno in dollari, l'altro in Peso convertibili, si è rivelata disastrosa per la popolazione che ha perso ogni sostegno economico per calarsi nella crudeltà del mercato nero. A sei mesi dall'insediamento alla Casa Bianca, Joe Biden non ha ancora istruito la commissione per il ripristino dei rapporti con l'Avana che aveva promesso in campagna elettorale. Il ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian ha chiesto alla Casa Bianca una rimozione immediata delle sanzioni. Un simile appello è stato lanciato dal presidente messicano Obrador, mentre la Ue spinge per un rilascio immediato degli arrestati. Ma Biden non mostra alcuna fretta di ricorrere a misure d'emergenza.

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Lunedì il presidente ha detto che sta dalla parte dei cubani, e difende il loro diritto a chiedere la libertà. Ma la sua portavoce Jen Psaki ripete che Cuba non è una priorità per l'amministrazione, e il segretario di Stato Blinken si lava le mani: «È un errore pensare che la protesta dipenda dal nostro operato»

 

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GLI ESULI

Il concetto è ribadito poi dalle centinaia di esuli che negli ultimi giorni hanno preso a loro volta a marciare nelle città della Florida dove vivono dopo essere scappati dall'isola. Temono che Biden ceda di fronte alle pressioni, e che possa finire per fornire un'ennesima ancora di salvezza ad un regime che invece vogliono vedere spirare nell'agonia. Nelle presidenziali dello scorso novembre hanno già tradito con il voto il candidato democratico, e le elezioni di metà mandato sono troppo vicine per incoraggiare un ulteriore scollamento.

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