IL DEGRADO GENERA MOSTRI - RAPINE, VIOLENZA, SPACCIO DI DROGA: A MILANO AGIVA INDISTURBATA LA BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI SENZA FAMIGLIA, ARRIVATI IN ITALIA COME “MINORI NON ACCOMPAGNATI” - HANNO COMMESSO NOVE RAPINE, AGGRESSIONI CON I COCCI DI BOTTIGLIA: UN RAGAZZO E’ STATO SCARAVENTATO SUI BINARI CON LA MINACCIA DI TENERLO LÌ FINO ALL’ARRIVO DEL TRENO - LA LORO CASA? DUE AUTO ABBANDONATE TRA LE LAMIERE...

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Gianni Santucci per il “Corriere della Sera - Edizione Milano”

 

MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI

Hanno trovato due carcasse di lamiera ed erano le loro case. Una vecchia Opel «Meriva» abbandonata e un altro rottame d'auto dietro la stazione di Porta Genova. Dormivano là.

Quando i poliziotti hanno fatto portar via le macchine, hanno spaccato una porta e una finestra di un magazzino in disuso, sempre vicino ai binari, l' hanno occupato per passare la notte (anche quello poi, qualche mese fa, è stato sgomberato e murato). Non s' allontanavano mai dal «loro» quartiere: il quadrante che va dalla stazione in fondo a via Vigevano, alla Darsena, alle Colonne di San Lorenzo.

 

MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI MILANO - BABY GANG DEI RAGAZZINI EGIZIANI

Qui bivaccavano di giorno, rapinavano di sera, spacciavano di notte. Sono ragazzini senza famiglia e s' erano creati una specie di «famiglia» alternativa e criminale di soli adolescenti. Hanno commesso nove rapine dal 22 febbraio al 21 luglio 2019 (queste sono quelle accertate, ma potrebbero averne fatte almeno altrettante). Aggressioni violentissime, con i cocci delle bottiglie spaccate, sempre cinque contro uno.

 

Le vittime: ragazzini soli scelti a caso, circondati e terrorizzati, derubati di soldi e cellulari, uno scaraventato sui binari di Porta Genova con la minaccia di tenerlo a terra all' arrivo di un treno. E poi le droghe, vendute e consumate nei pomeriggi e nelle notti in strada, hashish e farmaci, stupefacenti «poveri». Un ragazzino rapinato, di fronte ai poliziotti del commissariato di Porta Genova guidati dal dirigente Manfredi Fava, ha riferito una sua impressione che però racconta molto degli imputati in questa indagine durata mesi: «Era come se volessero dimostrare un riscatto attraverso una violenza eccessiva e ostentata».

 

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Eccola, la deriva di cinque ragazzini egiziani (uno appena maggiorenne, altri tutti minorenni all' epoca dei fatti) arrivati in Italia come «minori non accompagnati», categoria che alimenta un flusso costante e ben identificato all' interno della più vasta migrazione dal Nord Africa.

 

Adolescenti a cui le famiglie fanno affrontare il viaggio da soli e che, per l' età, quando arrivano in Italia hanno diritto a un permesso e all' accoglienza in comunità, con la scuola e l' avviamento al lavoro. Ogni tanto qualcuno si perde, si raggruppa con altri ragazzini connazionali e altrettanto perduti. «Pur se non sono parenti, tra loro si chiamavano fratelli - riflette Manfredi Fava - La percezione che abbiamo avuto è che si fossero ricreati una famiglia, ma aggregata intorno ad attività criminali».

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I dettagli degli arresti rivelano molti aspetti di questa storia. Negli ultimi mesi i poliziotti della squadra investigativa mettono insieme molte denunce, trovano i dettagli che le collegano, costruiscono i capi d' accusa contro la gang seguendo il filo della serialità, raccolgono i filmati, ascoltano testimoni.

 

Tutta l' indagine viene seguita costantemente dal capo della Procura del Tribunale per i minorenni, Ciro Cascone. Alla fine, la settimana scorsa, arrivano i mandati d' arresto. Si scopre che uno, il maggiorenne e leader del gruppo, è stato già fermato per spaccio qualche mese fa ed espulso, accompagnato in Egitto. Un altro s' è dileguato (ha di certo lasciato Milano ed ora a suo carico nelle banche dati delle forze dell' ordine c' è un rintraccio). Restano gli altri tre: il primo viene arrestato in tutt' altra attività, tra venerdì e sabato scorsi, in una serie di controlli della Squadra mobile alle Colonne di San Lorenzo.

 

Stava spacciando. Gli altri due li trovano un paio di notti dopo proprio i poliziotti del commissariato, sempre alle Colonne, uno intorno alle 3 e il secondo intorno alle 6 del mattino. Si incontrano tutti al carcere minorile Beccaria, un paio scoppiano a piangere e confessano altre rapine, alcuni furti, qualche aggressione (tutti reati sui quali ora saranno fatti accertamenti).

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Le storie dei «minori non accompagnati» dall' Egitto hanno tutte caratteristiche quasi identiche. Provengono da alcuni distretti a Sud del Paese arabo, zone molto povere, a maggioranza di religione cristiano-copta: in alcune di quelle cittadine la migrazione ha provocato una trasformazione sociale lacerante, perché in certi quartieri non ci sono quasi più adolescenti maschi, tutti partiti da quando, nel corso del tempo, s'è radicato il convincimento comune che in Italia i giovani minorenni hanno diritto a essere accolti e alla completa assistenza.

 

Un flusso che per anni, gonfiandosi sempre più, ha mandato in crisi la rete d' assistenza in Italia. Anche i ragazzi che s' erano riuniti nella famiglia/gang erano stati all' inizio accolti in comunità (è un obbligo di legge) in Sicilia e in Calabria, poi anche a Milano.

Sono sempre scappati. Hanno trovato un' unica strada in cui identificarsi e rappresentarsi: la violenza di gruppo.

 

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