oleksiy vadatursky

IL GRANO O LA VITA – OLEKSIY VADATURSKY, CONSIDERATO “IL RE” DEL GRANO E DELLA LOGISTICA IN UCRAINA, È STATO UCCISO DAI RUSSI CON UN MISSILE CHE HA COLPITO LA SUA CASA, MENTRE ERA A LETTO – È STATA UN'ESECUZIONE MIRATA: GLI EMISSARI DEL CREMLINO GLI AVEVANO PROPOSTO DI TRASFORMARSI IN UN COLLABORATORE OCCULTO DI MOSCA E LUI AVEVA RISPOSTO DI NO – GRANDE FINANZIATORE DELL'ESERCITO DI KIEV, AVREBBE POTUTO SCAPPARE A LONDRA MA AVEVA DECISO DI RIMANERE NEL SUO PAESE...

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

Oleksiy Vadatursky 1

Oleksiy Vadatursky è morto perché aveva detto di no. È stato eliminato dai russi in una classica esecuzione mafiosa e il messaggio del suo annientamento è rivolto a tanti altri in Ucraina: è un avvertimento a chiunque potrebbe ricevere le stesse richieste o le ha già avute.

 

A Vadatursky gli emissari del Cremlino avevano proposto di trasformarsi in un collaboratore occulto della Russia, secondo alcuni protagonisti della vita politica di Kiev che hanno avuto frequenti contatti con lui e i suoi uomini.

 

Il Cremlino aveva sperato di usare l'influenza di Vadatursky quale maggiore imprenditore agricolo e padrone della logistica in Ucraina per accelerare la sottomissione di tutta la striscia del Sud da Kherson, a Mykolaiv, fino ad Odessa e per paralizzare le vie di trasporto del Paese. In cambio, a lui era promessa la tutela del suo patrimonio da poco meno di mezzo miliardo di dollari e la sua posizione al cuore dell'industria agricola e del trasporto navale nel Paese.

 

la casa di Oleksiy Vadatursky bombardata

Vadatursky non era un uomo di ampie vedute: fino al 1991 dirigente di un conglomerato sovietico, proprietario di porti sul Mar Nero e di una capacità di stoccaggio di grano per 2,5 milioni di tonnellate a Odessa, Kherson e Zaporizhzha, l'imprenditore era soprattutto il monopolista del trasporto via fiume in Ucraina.

 

Era un uomo duro, forse anche ottuso. Aveva resistito ferocemente alla liberalizzazione del trasporto via nave nel suo Paese, prima piazzando il figlio Andryi in parlamento e in questi mesi manovrando il partito dell'ex premier Yulia Tymoshenko. A maggior ragione non intendeva rinunciare al suo monopolio sulle acque dolci, perché il blocco dei porti oggi rende prezioso l'accesso da Kiev al Mar Nero attraverso la foce dello Dnepr: il grande fiume diventa l'arteria vitale di una nazione sotto assedio.

Oleksiy Vadatursky 2

 

Non era un uomo aperto Vadatursky, ma era un patriota. Dall'inizio della guerra finanziava l'esercito ucraino. La sua fortuna gli avrebbe permesso di rifugiarsi a Londra come altri oligarchi, invece aveva scelto di restare a Mykolaiv: non lontano da dove era nato in un kolchoz sovietico 74 anni fa e soprattutto pericolosamente vicino alla linea del fronte. Già quella scelta era una dichiarazione: non aveva intenzione di piegarsi.

 

Per il Cremlino, avere Vadatursky quale complice sarebbe stato un trofeo più importante della conquista di una città del Donbass. Avrebbe significato poter strangolare le comunicazioni interne dell'Ucraina e controllare una capacità di esportazione di grano in Europa, Africa e Medio Oriente da ottanta navi e 4,5 milioni di tonnellate all'anno.

 

Fare di Vadatursky un collaborazionista avrebbe concentrato in mani russe una quota crescente dell'offerta di cereali sui mercati globali, con il potere politico che essa conferisce. Ma l'imprenditore aveva respinto le pressioni. Era un oligarca, non un uomo dai metodi impeccabili, ma non intendeva lasciarsi corrompere a spese della libertà del suo Paese. È sicuramente il suo rifiuto a essergli costato la vita.

Oleksiy Vadatursky 3

 

I missili hanno puntato la stanza da letto della sua villa con una tale violenza e precisione che di Oleksiy Vadatursky ora non resta neanche un cadavere che possa essere raccolto in un feretro, per l'ultimo omaggio a un uomo d'acciaio anche nell'onore.

grano ucrainasilos di grano in ucraina 2putin crisi del grano in ucraina 3silos di grano in ucraina 5silos di grano in ucraina 1

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…