ilaria capua coronavirus

“LA COMUNITÀ SCIENTIFICA HA FALLITO E DEVE FARE AUTOCRITICA” - LA VIROLOGA ILARIA CAPUA: “LA PANDEMIA DA COVID ERA PREVEDIBILE E SI POTEVA EVITARE - PER SCONGIURARE LA SECONDA ONDATA NON OCCORRONO DECRETI, MA UN'ATTIVA COLLABORAZIONE DELLA POPOLAZIONE. È UNA QUESTIONE DI RESPONSABILITÀ COLLETTIVA - REINFETTARSI CON IL COVID? SUCCEDE ANCHE PER ALTRE MALATTIE INFETTIVE. E QUESTO GETTA UN'OMBRA SULL'EFFICACIA DEI VACCINI…”

Adriana Bazzi per il “Corriere della Sera”

 

ilaria capua

Il cammino del nuovo coronavirus non sembra arrestarsi. Due notizie al momento preoccupano: il timore di una seconda ondata, visto l'aumento dei casi un po' in tutta Europa, Italia compresa, e la possibilità di una reinfezione in chi già avuto la malattia, come ci hanno appena segnalato ricercatori di Hong Kong. Ne discutiamo con la virologa Ilaria Capua, nota in Italia per i suoi puntuali aggiornamenti sulla pandemia, anche se è emigrata negli Stati Uniti, a Miami, dove è professore all'Università della Florida e direttore dell'One health center of excellence.

 

«Che il Sars-Cov-2 stia continuando a circolare c'era da aspettarselo - ci risponde da Miami, dedicandoci uno «slot», come lo definisce, della sua fitta agenda -. L'obiettivo del virus è di infettare tutte le persone che incontra per garantirsi la propria sopravvivenza. Era illusorio pensare che con l'estate si sarebbe "ritirato". I virus non pensano e non guardano in faccia nessuno: sono macchine».

ilaria capua

 

Ma adesso colpisce i più giovani. È così?

«Sì, interessa una popolazione diversa rispetto alla prima ondata: bambini e giovani che, nella stragrande maggioranza dei casi, non presentano sintomi».

 

Però i giovani rappresentano una fonte di contagio

«Certo, per le persone più fragili. I nonni, per dire. È questa la nuova sfida: riorganizzare la vita della popolazione a rischio. Non si parla di lockdown, ma di comportamenti consapevoli che possono allontanare il rischio di infezioni. Le regole sono sempre le stesse: mascherine, distanziamento, igiene. Da una parte e dall'altra».

 

Ma ci dobbiamo aspettare una «seconda ondata» di infezioni?

«Quando si parla di "seconda ondata" si fa riferimento ai ricoveri in terapia intensiva (che allo stato attuale, in Italia, sono molto limitati, ndr ). Per evitare questo non occorrono decreti, ma un'attiva collaborazione della popolazione. È una questione di responsabilità collettiva».

 

covid nuovi contagi

Adesso un tema squisitamente tecnico. Che cosa pensa del fatto che una persona, già affetta da Covid, si possa reinfettare?

«Sono sorpresa della sorpresa che questa notizia ha suscitato. Uno dei punti interrogativi che ci presenta questo virus è proprio legata alla risposta immunitaria dell'organismo umano. Ci chiediamo: gli anticorpi che quest' ultimo produce contro il virus sono protettivi contro le reinfezioni? E per quanto tempo? Non si sa. Ma del resto le reinfezioni succedono anche per altre malattie infettive. E questo getta un'ombra sull'efficacia dei vaccini».

 

Ritorniamo a una questione più generale. Come mai questo virus, emerso dall'ambiente naturale, ci ha colto impreparati?

«La comunità scientifica ha fallito e deve fare autocritica. La pandemia da Covid non è stata un meteorite inaspettato. Era prevedibile e si poteva evitare - come io stessa, alcuni virologi "svalvolati" e persino Bill Gates avevano previsto -. Mi auguro che questa emergenza serva da lezione per il futuro».

 

Su che cosa sta lavorando nel suo istituto?

covid nuovi contagi

«Non ci occupiamo solo del coronavirus, ma anche di Big Data, cioè dati che possano essere messi in relazione con la pandemia, per capirci di più. Dati tutti i tipi. Per esempio, le condizioni metereologiche nelle diverse zone del mondo (che possono influenzare la sopravvivenza del virus, ndr ). Per esempio le differenze di genere che possono spiegare perché le donne sono più protette. Qualcuno deve cominciare a metterci le mani. Stiamo "filmando" una pandemia».

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