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“HO PAURA DI PERDERE LA VISTA, GIÀ DA UN OCCHIO IO NON VEDEVO. ADESSO TEMO PER IL MIO FUTURO” - LA TESTIMONIANZA DI MOHAMMED AZIMI, UN RIDER AFGHANO AGGREDITO DA UNA BABY GANG A ROMA, DOVE È STATO COLPITO CON CALCI E PUGNI E ANCHE UNA BOTTIGLIATA IN FACCIA – “MI HANNO GIÀ DETTO CHE NON VEDRÒ BENE COME PRIMA. COME FACCIO IN CASO A GUIDARE LA BICI E FARE CONSEGNE? CHI SFAMERÀ LA MIA FAMIGLIA?” – “HO LASCIATO UN PAESE IN GUERRA PER VENIRE QUI E ADESSO..."

Giuseppe Scarpa per "il Messaggero"

 

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«Ho paura. Ho paura di perdere la vista, già ad un occhio io non vedevo. Adesso, dopo l'aggressione e la frattura all'altro occhio temo per il mio futuro. Per quello della mia famiglia, per la mia vita». Mohammed Azimi, 30 anni, afghano, scappato dalla guerra è venuto a Roma in cerca di un futuro diverso. Nella Capitale fa il rider. Anzi lo faceva. Da sabato scorso, come dice lui, «ha perso tutto, forse anche la vista». 

 

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Alle 4 di mattina all'uscita del Mc Donald's in Piazza delle Cinque Lune, alle spalle di Piazza Navona, a 250 metri da Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, è stato linciato da una baby gang. Picchiato brutalmente fino a svenire. In tutto una quindicina di ragazzi a cui i carabinieri del comando di piazza Farnese stanno dando la caccia. Mohammed è crollato a terra con il suo zaino Glovo con dentro il cibo da portare a domicilio appena ritirato dal fast food. Prima una bottigliata «con una bottiglia di vetro» in faccia. 

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Poi i calci e i pugni che provenivano da ogni lato. Da tutte le parti, senza riuscire a schivarli, a difendersi. Infine la perdita di conoscenza. Il risveglio in ambulanza circondato da sanitari e militari dell'Arma. Il sangue che gli scorreva da un occhio, quello sano. La paura di diventare cieco. A prendersi cura di lui l'Ugl rider con il responsabile Gianluca Mancini. 

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Hai paura di perdere la vista? 

«Sì, sono affranto. Mi avessero colpito sull'occhio malandato avrei potuto accettarlo. Così no. Adesso mi hanno detto che mi dovranno operare se tutto va bene. Io ho una fratturata attorno all'occhio sano, mi hanno già detto che non vedrò bene come prima. Come faccio in caso a guidare la bici e fare consegne. Chi sfamerà la mia famiglia, ho una moglie incinta, una figlia di un anno e mezzo?» 

 

Adesso stai lavorando? 

aggressione con bottiglia

«No assolutamente, mi hanno dato 30 giorni di prognosi, di riposo assoluto. Ho dolori da tutte le parti. Non riuscirei nemmeno a guidare la bici. Ma perché mi hanno picchiato?» 

 

Ricordi cosa è successo? 

«Sì, erano le 4 del mattino. Era la mia 15esima ora consecutiva di lavoro. Ho ritirato il cibo dal Mc Donald. Poi sono andato verso l'uscita. C'era un po' di fila. Ho chiesto il permesso per uscire. Questa comitiva di ragazzi mi ha guardato male. L'ultimo non mi faceva passare, io gli ho detto che dovevo andare che il pacco che dovevo consegnare si sarebbe raffreddato. Lui mi ha dato una bottigliata. Poi mi sono saltati addosso gli altri, sono caduto in terra. Non ricordo altro.»

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Quanti erano? 

«Penso una quindicina. Erano molto giovani, tra i 18 anni e la ventina» 

 

Dopo il pestaggio cosa è accaduto? 

«Mi sono svegliato in ambulanza, sono stato portato all'ospedale Santo Spirito. Qui mi hanno detto che le ferite erano gravi, non per la vita, ma per la vista. Mi hanno detto che ho una frattura frontale. Mi è stato anche comunicato che questa frattura, attorno all'occhio, dovrebbe ricomporsi da sola, altrimenti mi devono fare un intervento. La vista ne risentirà. Io adesso ho il terrore di cadere. Chi già non vede ad un occhio ha diversi problemi». 

aggressione

 

Cosa farai adesso? 

«Non lo so davvero. Dico solo che finalmente le cose stavano andando bene per la mia famiglia. Finalmente stavo riuscendo a guadagnare abbastanza con enormi sacrifici. Per non perdere le varie ordinazioni spesso non pranzavo, però lo stipendio era buono. Vorrei dire un'altra cosa». 

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Prego 

«Facevo tantissime consegne. La cosa che mi stupisce sono le consegne agli anziani. Porto le medicine, faccio la spesa. È lavoro, certo. Ma in qualche modo aiuti queste persone. Ecco è come se io avessi aiutato i nonni di quelli che mi hanno picchiato. Questo è quello che mi hanno restituito. Lo so forse sto esagerando, ma sono molto amareggiato e spaventato per il futuro della mia famiglia. Ho lasciato un Paese in guerra per venire qui, adesso mi ritrovo in una situazione tragica. Sento di non avere più speranze, se tu vai a lavorare 15 ore al giorno e poi ti ritrovi così. Mi hanno colpito nell'occhio sano. E se perdo pure quello rimango cieco. Adesso sento dolore in tutto corpo, mi hanno picchiato così forte che ho giramenti di testa, ma tutto questo passerà, spero solo di poter continuare a vedere bene per poter lavorare e sfamare mia moglie e miei figli».

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