matrimonio combinato

“MI PRENDEVANO A BOTTE ANCHE SOLO PERCHÉ VOLEVO GUARDARE LA TV" – UNA 14ENNE DI OSTIA, DI ORIGINI BENGALESI, HA DENUNCIATO I GENITORI CHE AVEVANO APPENA STABILITO PER LEI UN MATRIMONIO COMBINATO: "TI ABBIAMO COMPRATO IL BURQA E TROVATO UN MARITO”  – LEI PERÒ AMA LO STUDIO E SOGNA DI FARE IL CHIRURGO, E HA DECISO DI RIBELLARSI. E DAVANTI ALLE PROTESTE, IL FRATELLO 17ENNE L’HA MALMENATA…

 

Giuseppe Scarpa e Raffaella Troili per “il Messaggero”

 

matrimonio combinato

«Ti abbiamo comprato il burqa e trovato un marito». L'ennesimo schiaffo è arrivato al telefono, per la 14enne di Ostia che sogna una vita normale. La madre e la sorella erano in Bangladesh, nel loro paese d'origine, e avevano appena stabilito un matrimonio combinato, per quella giovane che ama lo studio e sogna di fare il chirurgo.

 

Davanti alle proteste è stata malmenata dal fratello 17enne. La giovane che già si era sfogata con una amica e con le insegnanti ha trovato la forza di denunciare tutto ai carabinieri di Ostia - era novembre - che dopo una serie di indagini hanno eseguito una ordinanza di misura cautelare di divieto di avvicinamento e di comunicazione alla persona offesa, emessa dal Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti dei genitori della minorenne, lui di 44 anni e lei 40.

 

Sono indagati per i reati di maltrattamenti in famiglia e tentata induzione o costrizione al matrimonio. Nella caserma dei carabinieri la ragazza ha raccontato le sevizie subite in famiglia, «picchiata, sbattuta a terra», a ogni minimo cenno di ribellione. E una vita fatta di divieti e imposizioni: «niente telefonino, niente uscite con gli amici, l'obbligo del velo, tutti divieti imposti specie da mia madre nel rispetto della cultura islamica».

 

matrimonio combinato in pakistan 3

La giovane che frequenta la scuola media si è sfogata con le insegnanti, la scuola non è stata a guardare ma ha raccolto i suoi pianti disperati e le sue richieste di aiuto. Le docenti stesse l'hanno spinta a denunciare violenze e soprusi. «In classe piangeva sempre». Ora è in una struttura protetta, lontana dai genitori, il fratello e le sorelle più piccole. Troppo grave quanto raccontato dalla giovane e confermato dalle indagini investigative.

 

«Fin da piccola i familiari hanno posto in essere condotte vessatorie, sistematiche violenze fisiche e verbali, poste in esser per lo più dalla madre e dal fratello, imponendole di indossare il burqa, di non usare il telefono e vedere la tv. Picchiata ogni volta si ribellava al rispetto delle regole della religione islamica». Anche il papà seppur meno violento voleva che la figlia smettesse di studiare per sposarsi con un connazionale.

matrimonio combinato in pakistan 5

 

LA TELEFONATA

Davanti alle proteste della giovane il fratello la prendeva a schiaffi, facendola cadere a terra e sbattere la testa contro un armadio. La telefonata della mamma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di fronte alla paura di esser portata via, in Bangladesh, per un matrimonio combinato la 14enne è fuggita di casa, dritta dai carabinieri.

 

La giovane si è convinta grazie al supporto in particolare di due insegnanti che hanno confermato ai carabinieri le rigide regole che doveva rispettare e le percosse subite: trauma e cranico e lesioni da graffio le ultime riscontrate il 14 novembre scorso.

 

Altre conferme sono arrivate dalla dirigente scolastica, dalle confidenze fatte all'unica cara amica, dal contenuto dei messaggi in codice che la giovane si scambiava con la sua prof per non farsi scoprire dal fratello, da un tema disperato in cui la ragazza ha raccontato la sua situazione familiare. Si aggiungano i segni di percosse e i referti del pronto soccorso. «La scuola tutta e le docenti hanno fatto solo il proprio dovere.

matrimonio combinato in pakistan 6

Esiste un protocollo del Ministero che indica le procedure da seguire in caso di possibili situazioni di violenze in famiglia». Milena Nari, la preside dell'istituto comprensivo frequentato dalla giovane originaria del Bangladesh e residente a Ostia non si meraviglia del fattivo operato dei docenti che ha portato la 14enne a trovare la forza di fuggire alle violenze dei suoi familiari.

 

«Ripeto, è dal Ministero che arrivano le linee guida, prevedono un sostegno concreto attraverso un protocollo che tutela il minore in questo tipo di situazioni. «È un dovere civico. In una trentina d'anni di lavoro non è il primo caso che mi capita di dover intervenire come scuola a livello di indagini».

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