lukashenko

“UN PUNTO DI SVOLTA NELL' 'OPERAZIONE MILITARE SPECIALE' IN UCRAINA POTREBBE ARRIVARE TRA NOVEMBRE E FEBBRAIO” - LO HA AFFERMATO IL PRESIDENTE DEL COMITATO PER LA SICUREZZA DELLO STATO BIELORUSSO, IVAN TERTEL - IL DITTATORELLO DI MINSK, LUKASHENKO, VORREBBE SPEDIRE I 60 MILA UOMINI CHE COMPONGONO IL SUO ESERCITO A DARE UNA MANO AI RUSSI IN UCRAINA MA NON S'AZZARDA: "ALLEANZA PURAMENTE DIFENSIVA" - IN ALCUNE CASERME SONO STATE PREPARATI GLI SPAZI PER ACCOGLIERE MIGLIAIA DI RECLUTE RUSSE, PARTE DI QUELLE MOBILITATE A FINE SETTEMBRE…

lukashenko

BIELORUSSIA, FORZA CONGIUNTA CON RUSSIA SOLO 

(ANSA-AFP) - Una forza congiunta con le truppe russe è "puramente difensiva". Lo affermano fonti ufficiali a Minsk.

 

1 - BIELORUSSIA, PUNTO DI SVOLTA IN UCRAINA TRA NOVEMBRE E FEBBRAIO

(ANSA) - Un punto di svolta nell' 'operazione militare speciale' in Ucraina potrebbe arrivare tra novembre e febbraio. Lo ha affermato il presidente del Comitato per la sicurezza dello Stato bielorusso (KGB) Ivan Tertel in un rapporto sull'attuale situazione militare e politica nel Paese e all'estero, riporta la Tass. "Se la Federazione Russa porta avanti la sua campagna di mobilitazione in modo efficace, fornendo alle sue forze l'equipaggiamento tecnico necessario e armi avanzate, le attività militari entreranno in una fase chiave. Secondo le nostre stime, una svolta arriverà tra novembre di quest'anno e febbraio del prossimo anno", ha sottolineato Tertel.

vladimir putin alexander lukashenko 1

 

2 - LUKASHENKO APRE ALL'ARMATA

Andrea Marinelli e Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

Lukashenko legge il copione scritto per lui a Mosca. Il presidente bielorusso accusa i nemici esterni, denuncia possibili azioni destabilizzanti, giura che sono gli avversari a volerlo trascinare nel conflitto, offre un altro pezzo del suo braccio al burattinaio del Cremlino.

 

alexander lukashenko

È una miscela propagandistica che nasconde le vere intenzioni del leader di Minsk: resta infatti da capire se questa volta parteciperà direttamente ai combattimenti. Alexander Grigoryevich Lukashenko, al potere da 28 anni, ha curato molto la scena: si è mostrato seduto al tavolone con i suoi generali, al termine della riunione ha dato l'ordine di creare «un gruppo regionale congiunto» con le truppe russe. Cosa implica l'annuncio?

 

L'intervento sul campo di battaglia oppure un allargamento del supporto già ampio? Di certo, ha affermato lui stesso di rientro da un incontro con Vladimir Putin a San Pietroburgo nel weekend, le truppe russe torneranno nel Paese come all'inizio dell'operazione militare «speciale», quando il Cremlino aveva ammassato le sue truppe al confine con l'Ucraina. «Non saranno soltanto poche migliaia di soldati», ha spiegato ai leader militari del suo Paese. «Siate pronti ad accoglierli in un futuro prossimo e a piazzarli dove necessario, secondo i nostri piani». Dalla Russia, secondo l'intelligence ucraina, arriveranno 20 mila soldati.

putin lukashenko

 

Gli osservatori restano dubbiosi, ma non se la sentono di escludere che il presidente bielorusso compia un altro passo in chiave bellica. E per farlo deve avere un pretesto, ben confezionato. Per questo ha accusato Polonia, Lituania e Ucraina di appoggiare elementi «radicali» all'interno del suo Paese. È un teorema classico: gli oppositori - come quelli che nell'estate del 2020 sono scesi a migliaia in piazza per protestare contro la sua rielezione, denunciando brogli - sono manovrati da potenze straniere, rappresentano una minaccia alla sicurezza e dunque è necessario adottare contromisure.

 

aleksandr lukashenko vladimir putin

Il fronte interno è in effetti molto attivo, ci sono stati per mesi sabotaggi alle linee ferroviarie usate dagli invasori per spostare mezzi necessari all'operazione «speciale». A questi colpi il regime ha reagito con retate e condanne, a testimonianza di un timore concreto. Qualche analista ha sottolineato come la presenza di una dissidenza profonda sia il freno maggiore per mandare i soldati oltre confine: potrebbe esplodere una rivolta, dicono, e già all'inizio del conflitto il dipartimento di Stato americano lo giudicava troppo debole per esporsi personalmente al fianco di Putin.

Alexander Lukashenko

 

I 60 mila uomini che compongono l'esercito di Minsk, inoltre, non sono giudicati all'altezza di una eventuale missione. Le valutazioni teoriche accompagnano però delle notizie più concrete. Oltre all'annuncio delle unità miste, ci sono segnalazioni di treni con carri armati e munizioni in movimento verso la frontiera dell'Ucraina. In alcune caserme - e non da oggi - le autorità hanno fatto preparare spazi per accogliere migliaia di reclute russe, parte di quelle mobilitate a fine settembre.

 

Da Kiev sostengono inoltre che alcuni dei droni-kamikaze di fabbricazione iraniana impiegati nei bombardamenti di lunedì sono stati lanciati proprio dalla Bielorussia: c'è attenzione particolare sulla base di Luminets, installazione nelle quale sarebbero arrivati i mezzi forniti da Teheran. Ora sono tre gli scenari considerati.

 

Lukashenko intervistato da Ap

Primo. Lukashenko rompe gli indugi perché non può opporsi alle pressioni di Putin - da cui dipende finanziariamente ed energeticamente - ed entra in guerra aprendo un nuovo fronte per impegnare Kiev, costretta così a trasferire reparti dai settori dove è all'offensiva. Lo si era già paventato alla vigilia dell'invasione, ipotizzando una manovra per tagliare le linee a nord. Secondo. Ammassa i suoi battaglioni alla frontiera solo per esercitare pressione, lasciando gli ucraini nell'attesa e nel dubbio: i difensori devono continuare a preoccuparsi dedicando reparti nel caso che la minaccia si palesi. Terzo. Si limita a fare da sponda all'Armata, favorendo raid, logistica e qualsiasi cosa possa tornare utile come ha fatto finora. Intanto alza il volume della propaganda.

Ultimi Dagoreport

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...