“QUESTO QUI È ANDATO IN GIRO PER TUTTA LA FABBRICA PER CHISSÀ QUANTI GIORNI,VUOI CHE NON ABBIA CONTAGIATO NESSUNO?" – LA GRANDE PAURA DEI DIPENDENTI UNILEVER DI CASALPUSTERLENGO: “PERCHÉ DOBBIAMO ENTRARE QUI?” - LA MAGGIOR PARTE RICORDA DI AVER AVUTO CONTATTI CON IL COLLEGA RICOVERATO PER  CORONAVIRUS – LA MENSA E’ STATA CHIUSA. RIUNIONE SINDACALE PER…

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Giampiero Rossi per corriere.it

 

«Questo qui è andato in giro per tutta la fabbrica per chissà quanti giorni, vuoi che non abbia contagiato nessuno?». Quando sta per cominciare il secondo turno, quello del pomeriggio, davanti ai cancelli del grande stabilimento Unilever di Casalpusterlengo si firma un capannello disordinato di persone.

 

Sono i lavoratori della Serioplast, azienda che produce contenitori per i prodotti della Unilever, un centinaio di dipendenti che dividono la mensa e molti altri spazi con i coinquilini del colosso della chimica.

 

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Hanno paura, vorrebbero non entrare ma al momento non hanno istruzioni, non hanno copertura sindacale. E sono tempestati da notizie allarmanti: «Ho quattro figli li stanno mandando a casa, dicono di non uscire, e io devo entrare qui dentro? Perché? In fondo produciamo flaconi, mica cose indispensabili per il mondo, se ci fermiamo un momento che male c’è?».

 

Dentro, intanto, è in corso l’incontro tra rappresentanza sindacale Unilever e azienda. Un appuntamento atteso per tutta la mattinata, perché da queste comunicazioni i lavoratori si attendono indicazioni sul comportamento da seguire e informazioni sui rischi effettivi. Nel perimetro dello stabilimento operano ogni giorno oltre 500 persone in continuo movimento e contatto tra loro.

 

La mensa, capace di servire circa 300 pasti, è il punto d incontro principale, è stata chiusa. Oggi niente pausa pranzo. «E poi ci sono le docce, anche lì è stato il nostro collega». Intanto, dai reparti rimbalza da un cellulare all’altro la foto del collega ricoverato in ospedale. Lavora al laboratorio di Ricerca e sviluppo, e i colleghi che hanno avuto contatto diretto con lui sarebbero stati sottoposti a test clinici.

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Ma qui, ora, tutti ricordano di avere avuto contatto con quel collega, in corridoio, ai tornelli, in coda con il vassoio… «come si fa a non essere preoccupati?». Ripetono. Ma c’è anche molto fatalismo, soltanto un paio di lavoratori varcano i tornelli indossando mascherine, qualcuno riesce anche a concedersi un po’di ironia e si avvicina al gruppo di colleghi simulando un plateale starnuto.

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