ernst marinetti ray arte di coppia

‘O ARTISTA NNAMURATO – QUANDO LA PASSIONE HA DETERMINATO IL CORSO DELL’ARTE: MARINETTI E LA MOGLIE CAPPA, MAN RAY E LEE MILLER, MARCHEL DUCHAMP E MARIA MARTINS, MODELLO DELLA "COPPIA MODERNA" – COMBINATI SENTIMENTALI DI ANIME CREATIVE ED ESTREME. MA QUANDO LE COSE FINISCONO, NON SEMPRE VA BENE...

Manuela Mimosa Ravasio per “il Venerdì - la Repubblica

 

FILIPPO TOMMASO MARINETTI E BENEDETTA CAPPA

«Devi lavorare per te, per me, per noi». Così scriveva, il 10 ottobre 1921, Filippo Tommaso Marinetti a Benedetta Cappa, sua moglie. Si erano incontrati tre anni prima nell'atelier di Giacomo Balla: lui aveva vent'anni di più, ma quella ragazza colta e indipendente riuscì in poco tempo a scalfire ogni suo dogma contro la donna e il sentimentalismo. «Mia eguale e non discepola», diceva di lei. Lei che arricchirà le ricerche futuriste di psicologia e spiritualità, che contribuì all' elaborazione del tattilismo, e che firmò le scenografie per le commedie del padre del Futurismo e i manifesti anni Trenta.

 

Può dunque la passione romantica, il combinato sentimentale di anime creative, determinare il corso dell'arte? È una delle domande che si pone la mostra Couples Moderne, dal 28 aprile al Centre Pompidou Metz, quindi alla Barbican Art Gallery di Londra. La risposta, a dire il vero, la diede già nel 1974 Ponthus Hultén, primo direttore del Centre Georges- Pompidou, nel suo manifesto per il museo parigino: «L'arte come catalisi e transfert d' energia amorosa», scriveva.

MARCHEL DUCHAMP

 

Eppure questa potenza creatrice non ha elargito i suoi doni in egual misura. Benedetta Cappa rimase, nonostante il suo ruolo di primo piano all' interno del movimento futurista, all'ombra del marito. E lo stesso destino fu riservato a molte metà, più o meno dolci ma tutte per molto tempo catalogate come "donne o mogli di", di molte coppie in mostra.

 

Il Centre Pompidou non è digiuno di riflessioni su questioni di genere. Nel 2009, grazie a un gruppo di storici dell'arte tra cui l'attuale curatrice dell'esposizione e direttrice del Pompidou-Metz Emma Lavigne, dedicò 7500 metri quadrati ad artiste donne.

MARIA MARTINS

In questa occasione però, si tratta di individuare, al di là delle contraddizioni tra maschile e femminile, in che modo questa condivisione di intelligenze ed erotismi può diventare motore di creazione.

 

Allora, a essere presa a modello come " coppia moderna", è quella di Marcel Duchamp e Maria Martins. Le lettere all' asta di Sotheby' s nel 2006 tracimano di un amore estremo, lo stesso che lo porterà a model-lare, nell' installazione Étant donnés, la figura femminile in pelle sul corpo dell'artista brasiliana.

 

Un lavoro di vent'anni svolto senza parlarne a nessuno, in clandestinità. Come era clandestino, il loro amore. E del resto, parafrasando le parole del filosofo Hadrien Laroche nel saggio riportato nel catalogo, citando un'intervista al New York Times all' inventore del ready- made, clandestino deve essere l'artista moderno: nella vita, nell' estetica underground, nelle scelte politiche.

 

MAX ERNST E LEONORA CARRINGTON

«Dovrai scegliere. O la libertà e il rischio oppure la cosiddetta retta via, altro rischio, e i figli. L' amore ti crea. Gli amori sono anch' essi amore», si legge nel romanzo Victor di Henri Pierre-Roché finalmente pubblicato da Skira da pochi giorni, e che racconta la vita amorosa di Marcel Duchamp. Perché le "coppie moderne" offrono una rilettura anche nel progetto delle relazioni a due, nella costruzione di un amore che per necessità o caso non può che sconfinare nell' arte. Diceva Apollinaire che i Delaunay, Sonia e Robert, svegliandosi «parlano pittura».

 

Erano uniti in un rapporto simbiotico, «con una passione per la pittura che si confondeva con la passione per la vita», scriverà più tardi lei nelle sue memorie. Di Max Ernst, Leonora Carrington scriveva invece che era stato l'uomo che le aveva cambiato radicalmente la vita. Che le aveva fatto vedere il mondo in un modo in cui non avrebbe mai sognato. Ma di essere una musa, una donna bambina tra le braccia di un uomo, neanche a parlarne. Che l'amore, specie quello intriso della febbre surrealista, è reinvenzione comune nutrita di letteratura, cultura precolombiana, arti esoteriche, leggende... E quando le cose finiscono, non sempre va bene.

 

MAN RAY E LEE MILLER

La relazione tra Man Ray e Lee Miller, tra il 1929 e il 1932, segna la nascita di un nuovo genere di fotografia. Lei, 22enne e bellissima, sarà prima allieva, poi amante e sua pari artistica, quindi nemica. E quando lei lo lascia, Man Ray scivola nella disperazione.

L' ossessione per il suo corpo si trasforma in una scomposizione anatomica tanto che nell' Oggetto da distruggere, con un occhio di Miller a fare da pendolo, istruisce: «Tagliate l'occhio da una fotografia della persona che amate, ma che non vedete più. Attaccatelo a un metronomo e regolatelo sul tempo desiderato. Poi, con un martello, colpitelo e distruggete tutto in un colpo solo».

 

Ray e Miller si incontrarono un'ultima volta nel 1975 all'Institute of Contemporary Arts di Londra in occasione di una sua personale. Ormai amici, lui aveva trovato pace nella ballerina Juliet Browner; lei, divenuta Lady Penrose, era devastata nel corpo e nella mente per gli orrori che aveva visto durante la guerra attraverso l'obiettivo della sua macchina fotografica. Alla fine, l'ex modella di Vogue era stata la prima donna reporter a entrare a Dachau. Là, dove l'amore nulla aveva potuto.

 

 

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