pensione giappone

IL PARADOSSO DELLA PENSIONE: DOVE I LAVORATORI SI RITIRANO PIÙ TARDI, C’È MENO DISOCCUPAZIONE GIOVANILE – PRENDETE IL GIAPPONE: SOLO IL 4,3% DEI GIOVANI NON LAVORA, EPPURE L’ETÀ PENSIONABILE VIENE RITARDATA A 70 ANNI. LO STESSO FENOMENO SI NOTA ANCHE NEGLI STATI UNITI, DOVE NON ESISTE UN’ETÀ OBBLIGATORIA PER LASCIARE IL LAVORO. EPPURE, LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È PIÙ BASSA CHE IN ITALIA, DOVE INVECE SI VA IN PENSIONE A 65-67 ANNI…

Federico Rampini per www.corriere.it

 

pensione giappone

L’Italia continua a mandare in pensione le sue «pantere grigie» molto prima dei canonici 67 anni e perfino prima dei 65. Il Giappone invece sta puntando ai 70. Chi ha ragione? Come mai i Paesi dove i «senior» lavorano più a lungo (Giappone e anche Stati Uniti) sono quelli dove c’è meno disoccupazione giovanile?

 

A proposito dei cambiamenti in cantiere in Italia, come annunciato dal governo nella Manovra varata proprio oggi, «la novità per il 2023 sarà Quota 103. L’intenzione del governo Meloni è che per i 12 mesi del 2023 si possa lasciare il lavoro a 62 anni d’età (compiuti entro il 31 dicembre 2023) e 41 di versamenti. Questo canale di uscita è senza penalità».

 

Le pensioni in Giappone

Il Giappone è il paese pilota a livello mondiale in fatto di invecchiamento. Prima di ogni altra grande nazione industrializzata, il Sol Levante ha conosciuto un netto aumento della longevità in concomitanza con un calo delle nascite.

 

pensione giappone

Denatalità più aumento della speranza di vita media hanno dato a Tokyo il «privilegio» di un record nella decrescita demografica. Nel biennio 2020-2021 la popolazione nipponica è scesa di 644.000 unità. Se queste tendenze dovessero prolungarsi in futuro, dagli attuali 125,7 milioni gli abitanti del Giappone potrebbero scendere fino a 88 milioni nel 2065, un declino del 30% circa.

 

Una delle risposte dei governi giapponesi all’aumento della longevità consiste nell’allungare l’età pensionabile. Già oggi il Sol Levante ha un record di anziani al lavoro: il 25% delle persone sopra i 65 anni restano in attività, contro il 18% negli Stati Uniti (altro caso interessante, su cui tornerò più avanti, per le differenze con l’Italia). L’anno scorso il governo di Tokyo ha fatto un ulteriore passo verso l’allungamento dell’età pensionabile, chiedendo alle grandi aziende di mantenere nei loro organici tutti quei dipendenti che desiderino lavorare fino ai 70 anni. La tappa successiva sembra essere quella di ufficializzare la nuova età pensionabile, sanzionando quelle imprese che licenziano personale sotto i 70.

 

TUTTE LE STRADE CHE PORTANO ALLA PENSIONE

A partire da quest’anno, al bastone si è aggiunta la carota, e l’orizzonte si è allungato ulteriormente. Tokyo offre un incentivo di questo tipo: 0,7% di aumento della pensione per ogni mese aggiuntivo lavorato, a coloro che accettano di rinviare il proprio pensionamento oltre i 65 anni. L’incentivo mensile è cumulabile fino al compimento dei 75. Il risultato è questo: per una persona che continui a lavorare per un decennio finale, dai 65 fino ai 75, l’incremento totale della pensione raggiungerà l’84%. Si avvicina cioè a un raddoppio dell’assegno mensile per gli anziani. La nuova normativa alza anche il livello delle pensioni per le quali è ammesso il beneficio, allargando così la platea ai redditi medioalti.

 

L’obiezione italiana all’approccio giapponese è nota: questo esercito di anziani che continua a lavorare a oltranza «occupa» posti che dovrebbero andare ai giovani.

 

INPS

Ma i dati smentiscono il luogo comune italiano. Il Giappone ha un tasso di disoccupazione giovanile del 4,3%, uno dei più bassi del mondo, e questo tasso continua a scendere proprio mentre viene ritardata l’età pensionabile degli anziani. Gli uni e gli altri lavorano di più, ai due estremi del ventaglio generazionale.

 

Le pensioni negli Stati Uniti

Questo fenomeno si nota anche negli Stati Uniti: in America per la maggior parte delle attività non esiste un’età obbligatoria in cui si è costretti ad andare in pensione per legge; e tuttavia la disoccupazione giovanile è più bassa che in Italia.

 

L’America ha eccezioni importanti (e sacrosante) nei lavori usuranti: poliziotti e vigili del fuoco, per esempio, abbandonano l’attività presto e i loro contratti di lavoro prevedono pensioni generose. Per i piloti di aereo o per i macchinisti dei treni o i guidatori di autobus scattano altre logiche basate sull’efficienza fisica, e nessuno li vuole al lavoro da ottantenni. Nei settori sindacalizzati questi accordi vengono definiti dai contratti collettivi.

 

PENSIONE

Per molti altri invece il meccanismo decisivo è un sistema pensionistico basato sul «contributivo puro»: la Social Security fondata da Franklin Roosevelt nel 1934.

 

Detto in soldoni, significa questo: la tua pensione è strettamente proporzionale ai contributi che hai versato o che il tuo datore di lavoro ti ha trattenuto; di conseguenza sei libero di lasciare il lavoro quando ti pare, ma riceverai l’assegno della Social Security commisurato a quanto hai versato; più resti al lavoro più cresce la tua pensione.

 

 

L’idea alla base del modello italiano (e di quello europeo)

L’idea che il lavoro vada suddiviso tra generazioni, e che mandare a riposo il più presto possibile i «senior» sia un modo per fare largo ai giovani, è figlia di una visione dirigistica e pauperistica dell’economia, come strumento di razionamento della scarsità.

 

JOE BIDEN SORRIDENTE AL G20 DI BALI

I governanti italiani (e anche di altri paesi europei altrettanto statalisti e dirigisti, come la Francia) immaginano il lavoro come una torta da fare a fette, sempre più piccole, per sfamare tutti. Ma è quasi solo nel pubblico impiego che in seguito ai prepensionamenti viene assunto qualche giovane. Il lavoro non è una risorsa scarsa.

 

Più siamo numerosi a lavorare più siamo numerosi a creare ricchezza, che diventa una risorsa anche per gli altri.

 

Nei paesi come Giappone e Stati Uniti dove ci sono più anziani al lavoro, quegli anziani creano un reddito e dei consumi che a loro volta generano altra occupazione. In America non esiste nessun divieto di lavoro a 70 o 75 anni, anzi c’è una legge contro l’ageism cioè la discriminazione sulla base dell’età.

 

È tutta europea, e profondamente falsa, l’idea che chi lavora stia rubando il lavoro ad un’altro. Eppure è l’America la patria del giovanilismo. Nelle aziende di innovazione, non c’è dubbio che un ventenne possa surclassare un vecchio arnese come me.

 

Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg, erano tutti ventenni quando fondarono Microsoft, Apple, Facebook. Però la prevalenza dei giovani accade sul piano della competizione di mercato e del merito, non per un limite dirigistico imposto dall’alto.

 

MARK ZUCKERBERG

Tornando al Giappone, quali sono cause e rimedi dei suoi problemi demografici? La denatalità nipponica è una scelta delle donne: si sposano meno, e anche quando si sposano fanno meno figli, o nessuno. Da un lato c’è un mercato del lavoro sempre più ricettivo per la forza lavoro femminile, e questo è positivo (un esempio: la partecipazione al lavoro delle donne tra i 25 e i 29 è quasi raddoppiata in cinquant’anni, passando dal 45% nel 1970 all’87% nel 2020). Sul versante negativo invece ci sono modelli culturali antiquati, eredità di una culturale patriarcale e maschilista: tra le sue manifestazioni, c’è una ripartizione iniqua delle responsabilità all’interno della coppia, per quanto riguarda l’educazione dei figli e le altre incombenze domestiche. Il fatto che le giovani donne giapponesi si sposino meno e facciano sempre meno figli è un risultato delle opportunità crescenti di realizzazione professionale, ma anche una sorta di protesta passiva contro i mariti che non sollevano le donne da tante altre fatiche.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

Una caratteristica nipponica è il rifiuto di cercare nell’immigrazione una soluzione alla decrescita demografica. Il Sol Levante resta una civiltà «insulare» a tutti gli effetti, attaccata al proprio modello di valori, poco incline alla mescolanza etnica. Alla riduzione graduale della propria forza lavoro Tokyo preferisce rispondere con gli investimenti nella robotica, nell’automazione e nell’intelligenza artificiale, anziché importare lavoratori stranieri.

 

Infine il Giappone è, in un modo tutto suo, un caso di «decrescita virtuosa». Se si guarda ai dati sul Pil nazionale, aggregato, è dalla fine degli anni Ottanta che questo paese ha un’economia sempre vicina alla stagnazione. Questo non gli impedisce di rimanere la terza potenza mondiale dietro Stati Uniti e Cina. Soprattutto, la diagnosi della stagnazione cambia se invece del Pil nazionale si guarda al Pil pro capite. Un Pil che cresce poco o per niente, se si riferisce a una popolazione in calo coincide con un progresso dei redditi individuali e del benessere personale.

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

 

Non è un modello che debba piacere a tutti i costi, né gli si deve attribuire per forza un valore universale. Però riflettere sul caso Giappone, vista la sua lunga esperienza in fatto di denatalità, invecchiamento e spopolamento, può essere utile per mettere alla prova i nostri luoghi comuni, e sfidare i nostri preconcetti.

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”