pubblicita sessiste

IL POLITICAMENTE CORRETTO CI STA UCCIDENDO - IN INGHILTERRA VENGONO BANDITE LE PUBBLICITÀ CHE PRENDONO IN GIRO GLI UOMINI O LE DONNE CON GLI STEREOTIPI DI GENERE - ADDIO ALL’UOMO CHE CAMBIA MALE IL PANNOLINO O LA DONNA CHE FA DISASTRI AL VOLANTE: PER IL GARANTE CHE VIGILA SUGLI SPOT SONO DANNOSI E DISEDUCATIVI - DUE ANNI FA ERANO STATI VIETATI I CARTELLONI STRADALI E LE PUBBLICITÀ CHE ESPONEVANO TROPPO IL CORPO FEMMINILE

Caterina Belloni per “la Verità”

 

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Forse il tempo dello humour inglese sta per finire. O almeno viene da pensarlo, visto il giro di vite imposto alla pubblicità britannica dal Committees of Advertising Practice (Cap), il garante che sorveglia annunci e spot. A partire dal 19 giugno del prossimo anno, infatti, non si potranno più realizzare pubblicità che prendano in giro gli uomini o le donne su base sessista.

 

Quindi, ad esempio, scene in cui gli uomini combinano disastri mentre cambiano un pannolino (può succedere), oppure le donne guidano male e non sanno trovare la strada sulla cartina, diventeranno inaccettabili in uno video e su un cartellone, anche se sono sempre state all' origine di bonarie prese in giro e scaramucce tra fidanzati e coniugi. Eppure il comitato è convinto che siano deleterie e non educative, così ha deciso di definire nuovi limiti.

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Ironia e prese in giro saranno messe al bando, se vanno a colpire stereotipi legati al genere sessuale e finiscono per offendere. Insomma, niente più maschietti che sbagliano i programmi della lavatrice e si trovano con l' intimo tinto di rosa o donne che non sanno come parcheggiare e non riescono a programmare i canali di una televisione. Una decisione che suscita non poche perplessità.

 

Un paio di anni fa l'organismo aveva deciso di vietare i cartelloni stradali e le pubblicità che esponevano troppo il corpo femminile trasformandolo in un oggetto, avevano bandito le immagini eccessivamente scoperte e vietato di esporre corpi troppo magri, che davano un' immagine che implicava problemi di salute.

 

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Una scelta assolutamente apprezzabile, vista l' influenza che certi modelli di bellezza possono avere sui giovani. Ma adesso la prospettiva è diversa. Secondo il Cap non saranno più ritenute accettabili nemmeno le pubblicità che inducono un' idea fissa di genere quando si tratta di giocattoli, perché inibiscono i maschi dal vestirsi da principesse o dal giocare con bambole e fatine quando ne hanno voglia. In base alla riflessione del comitato, certi stereotipi rischiano di tarpare le ali e inibire lo sviluppo libero di personalità e creatività, quindi vanno eliminate.

 

Forse prevedendo la sorpresa, i vertici del Cap hanno spiegato anche che non sarà del tutto escluso mostrare una donna che fa le pulizie o un uomo impegnato con il bricolage, ma si dovrà tenere conto del contesto e del contenuto prima di approvare la circolazione delle immagini.

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La sensazione è che in Gran Bretagna certe questioni vengano prese un po' troppo sul serio. Canzonare donne e uomini sui loro presunti limiti di genere in molti casi non significa offendere. Si tratta di un modo per scherzare, sorridere e anche ridimensionarsi, in un mondo dove uomini e donne si danno spesso un' importanza eccessiva.

 

Va anche considerato che senza ironia e battute ci si prospetta di fronte un mondo privo di humour ma anche di occasioni di divertimento. E forse è davvero quello che sta accadendo nel Regno Unito, a giudicare dalla richiesta folle che un comico inglese ha ricevuto da un comitato di studenti universitari. Il comico Konstantin Kisin aveva accettato di partecipare a uno spettacolo organizzato dall' università Soas di Londra per raccogliere fondi per l' Unicef. Ma qualche giorno fa ha annunciato che non sarà tra gli ospiti. Colpa di un contratto che gli è stato sottoposto dagli studenti, in cui gli si chiedeva di evitare una serie di tematiche.

 

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La richiesta lo ha lasciato basito, perché gli allievi pretendevano che una volta in scena seguisse una serie di regole di comportamento, evitando di toccare argomenti come invecchiamento, sessismo, classismo, razzismo, omofobia, islamofobia, xenofobia, religione e ateismo. Solo che vietando tutte queste tematiche, che derivano da categorie del genere umano, all' attore rimaneva davvero uno spazio di manovra ridottissimo per il suo show.

 

Come ha spiegato pubblicamente, un comico non va certo in scena per fomentare la violenza o l' odio razziale, ma racconta storie e gioca con le idee, quindi può capitare che per strappare un sorriso dica qualcosa che a taluni appare fastidioso.

Come facevano i buffoni a corte, che attaccavano il re sulle sue debolezze, sin dall' epoca di William Shakespeare.

Anzi, non è da escludere che di questi tempi anche lui avrebbe avuto dei problemi o almeno dei contratti da firmare.

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