QUANTI DEBITI AVEVA GHEDDAFI? MA SOPRATTUTTO E' AGGREDIBILE IL PATRIMONIO DI UNA RAPPRESENTANZA DIPLOMATICA? IN UNA BANCA ROMANA SONO STATI SVUOTATI I CONTI DELL'AMBASCIATA LIBICA: GLI UFFICIALI GIUDIZIARI HANNO PIGNORATO 100 ASSEGNI CIRCOLARI DA 50 MILA EURO CIASCUNO - TUTTO E' INIZIATO 40 ANNI FA, QUANDO UN INGEGNERE PIEMONTESE RISTRUTTURO' L'UNIVERSITA' DI BENGASI SENZA ESSERE MAI PAGATO - DECISE DI FARE CAUSA A GHEDDAFI E ORA...

Mario Gerevini per il “Corriere della Sera”

 

La Banca Ubae di Via Quintino Sella

In una banca romana sono stati svuotati i conti dell’ambasciata libica senza commettere reati. Giovedì mattina in via Quintino Sella, nella sede di Banca Ubae, 30 metri dal ministero dell’Economia, due ufficiali giudiziari si sono presentati intorno alle 10.30 per pignorare beni dello Stato della Libia fino a 5.470.629 euro. E cioè la liquidità depositata dall’Ambasciata di Libia sui conti correnti presso Ubae.

 

Il blitz

Problema: è «aggredibile» il patrimonio di una rappresentanza diplomatica? I precedenti sono pochi e in effetti è questa l’obiezione mossa dalla parte libica fin dall’inizio delle operazioni. I due pubblici ufficiali, però, appena arrivati hanno esibito un provvedimento del Tribunale civile di Roma, firmato dal giudice Giulia Messina, che autorizza il pignoramento a favore di due «antichi» creditori della Libia di Muammar Gheddafi: il consorzio Co.Fa e l’Immobiliare Sacco. I funzionari pubblici sono usciti dopo diverse ore - secondo quanto ricostruito - con quasi 100 assegni circolari da circa 50 mila euro ciascuno.

 

Remo Sacco

Le origini

Qual è l’origine dell’azione esecutiva? Salto indietro di 40 anni. Un ingegnere piemontese, Remo Sacco, ex patron dell’Alessandria calcio, con la sua azienda vinse un bando del governo libico per ristrutturare l’Università di Bengasi. Ma non ricevette mai il compenso per i lavori effettuati. Decise di fare causa alla Libia. Il suo avvocato, Giuseppe Cignitti, da anni è a caccia dei beni di Tripoli all’estero per soddisfare i crediti: immobili, quote societarie, auto, navi, aerei, liquidità.

 

Un groviglio di intestazioni fiduciarie, un ginepraio di leggi e Corti di giustizia. Finché non sono state individuate «prede» vulnerabili: 13 conti dell’ambasciata in Banca Ubae. Ma, appunto, si possono attaccare i beni di una struttura diplomatica o sono impignorabili? E se questi beni (per esempio liquidità in banca) eccedono le esigenze di gestione, quel plus è vulnerabile?

 

Universita di Bengasi

Il valore

La partita resta aperta. Ma intanto il giudice dell’Esecuzione ha assegnato in pagamento, a parziale copertura del credito, 1,8 milioni al Co.Fa Consorzio Fabbricanti e 3,6 milioni (su 10 dovuti) all’Immobiliare Sacco. I 100 assegni circolari per adesso sono intestati, e in custodia, al Tribunale. Non sono ancora incassabili dai creditori; ma nemmeno più nella disponibilità dei libici. Nel frattempo Remo Sacco è morto e l’immobiliare di famiglia, gestita dal figlio, è in liquidazione.

 

gheddafi

I debiti di Gheddafi

I debiti lasciati da Gheddafi occupano le Corti di giustizia di mezza Europa e coinvolgono decine di creditori, compreso il principe Laurent, fratello del re del Belgio. Un’associazione no profit legata al principe chiede 50 milioni di dollari per un progetto di rimboschimento del deserto libico.

 

Il Belgio sarebbe pronto a sequestrare gli asset nel Paese del fondo sovrano libico Libyan Investment Authority (Lia) e il 20 gennaio scorso l’ufficio del pubblico ministero a Bruxelles ha confermato l’emissione di un mandato di cattura internazionale per il presidente del Lia, Ali Mahmoud Hassan.

 

Il recupero «coattivo»

gheddafi

Banca Ubae, interpellata sul pignoramento di giovedì, fa sapere di essere un «soggetto terzo presso il quale alcune Rappresentanze Diplomatiche, ritenute ascrivibili allo Stato della Libia, intrattengono rapporti di conto corrente». L’istituto è controllato all’80% dalla Libyan Foreign Bank, la banca offshore specializzata in esportazioni di petrolio dalla Libia; tra i soci di minoranza vi sono anche Unicredit, Eni ed Mps.

 

Il «recupero coattivo» del credito è stato avviato - secondo Ubae - «nelle more delle iniziative processuali intraprese dallo Stato della Libia a tutela dei propri diritti ed interessi» per «comprovare l’impignorabilità dei conti». L’avvocato Cignitti sostiene invece che la banca «non ha ottemperato nei termini all’ordine del giudice e dunque ora il debito è giuridicamente in capo ad essa». Silenzio dall’ambasciata libica.

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