tommaso buscetta

QUANTI PENTITI SUL GROPPONE DELLO STATO - È RECORD DI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA: CI SONO 6300 PERSONE SOTTO PROTEZIONE, SOLO CHE LE LORO RIVELAZIONI CONTANO MENO - L’INVESTIGATORE: "NON SONO PIÙ I TEMPI DI BUSCETTA. MOLTI SI CONSEGNANO PERCHE’ LA COLLABORAZIONE E’ PER LORO L’UNICA VIA D' USCITA AL CARCERE O ALLA MORTE”

Matteo Indice e Marco Grasso per “la Stampa”

 

L'ARRESTO DI TOMMASO BUSCETTA IN BRASILE NEL 1983L'ARRESTO DI TOMMASO BUSCETTA IN BRASILE NEL 1983

Vicino all' ingresso sta installando le stesse telecamere che aveva appena smontato dall'alloggio segreto affittato dal ministero dell'Interno, la madre nella stanza accanto non sta bene e ogni tanto lo chiama. «Nessuno, qui, può e deve sapere chi sono». Sul portone saluta i vicini, si è presentato come il nuovo inquilino con cui dividere una porzione di terrazzo.

 

"Tonino" Fasano prepara il caffè e guarda sotto al lavandino: «Quando stavo con i casalesi avevo così tanti soldi che tenevamo le banconote nei sacchetti della spazzatura: pacchi di contanti, ne pescavi un po' per comprarti la macchina nuova o qualsiasi altra cosa. D'altronde, consegnavo 300mila euro al mese di stipendi, chiamiamoli così: gregari, affiliati, avvocati…».

 

Pausa. «Cambiavo casa ogni tre giorni per paura d'essere ammazzato, a ogni rumore gli occhi finivano sui monitor della videosorveglianza, da posizionare in ogni posto in cui dormi. Mi convinse a fare il salto un ufficiale dei carabinieri che i miei compagni volevano uccidere». Oggi ha 46 anni ed era fino al 2009 il luogotenente ad Aversa del boss Giuseppe Setola, legato all'ala stragista dei casalesi che nel 2008 compì il massacro di Castelvolturno: sei ghanesi falciati a colpi di kalashnikov per dare un segnale a chi contestava il loro strapotere, un punto di non ritorno nella storia criminale italiana.

BuscettaBuscetta

 

IL RAPPORTO DEL VIMINALE

Fasano è stato nel 2015 uno dei 1253 pentiti presenti in Italia, il massimo storico. Mai così tanti e lo conferma l' ultima relazione del Servizio centrale di protezione del Viminale, che a breve sarà consegnata al ministro dell' Interno Angelino Alfano e poi presentata al Parlamento.

 

La cifra è quasi raddoppiata in un decennio (erano 790 nel 2006), e la «popolazione protetta» inclusiva dei familiari raggiunge quota 6.300, ulteriore record. A cosa è legata l'escalation? Sono ancora figure così importanti? Con quali risorse rispondono i governi, che tengono un atteggiamento perlomeno contraddittorio? E perché i testimoni di giustizia, loro sì vittime delle cosche e costrette a vivere sotto scorta dopo averle denunciate, restano molto inferiori?

 

Bernardo ProvenzanoBernardo Provenzano

La storia di "Tonino" Fasano aiuta a calarsi in un ragionamento più complessivo, su un tema che per sua natura resta quasi inabissato. Lo abbiamo incontrato in due degli appartamenti nei quali ha vissuto fra Lazio, Alto Adige e Lombardia, in un caso dopo la recente uscita dal programma di protezione. «Sono stato prosciolto dall' accusa di aver fatto parte del commando, da poco un'altra testimonianza mi ha rimesso in mezzo».

 

Eccoci. «Ho fatto il collaboratore di giustizia per sette anni e partecipato a dieci processi.

Mutolo GaspareMutolo Gaspare

Lo Stato mi ha assistito e aiutato, penso che le mie rivelazioni siano state importanti. A un certo punto qualcosa si è rotto e ho avuto meno di ciò che mi era stato garantito. Ho subito pressioni dagli agenti delegati al rapporto con figure come la mia, non hanno rispettato gli accordi. So che siamo degli impresentabili, agli occhi di tutti. Ma il patto, se si crea, dovrebbe funzionare fino in fondo». Quant' è accettabile un' affermazione del genere, sebbene sia indubbio che il sistema stia raggiungendo un livello di saturazione non semplice da gestire?

 

L’OFFENSIVA DELLO STATO

Andrea Caridi è nato in Calabria e ha fatto per una vita l'investigatore, soprattutto a Palermo, e da un anno è il capo del Servizio centrale di protezione: «È una fase diversa rispetto alla metà degli Anni 90, i pentimenti dei big di Cosa Nostra come Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo o Pino Marchese. Oggi siamo davanti a gregari di medio livello provenienti perlopiù dalla camorra (il 45%) che si consegnano perché rimasti in un vicolo cieco».

 

Gaspare mutoloGaspare mutolo

Il boom nel numero dei pentiti ha per lui una chiave di lettura semplice: è l'effetto delle indagini che disarticolano i clan, rendendo la collaborazione unica via d' uscita al carcere o alla morte. «Per la 'ndrangheta è diverso. Essendo una mafia cementata sui legami familiari, smarcarsi significherebbe denunciare fratelli, padri, sorelle. Ecco perché accade di rado».

 

L'ufficio che dirige in un palazzone dell'Eur a Roma è un posto abbastanza strano, e nei corridoi capita d' incrociare vecchi sicari a fare anticamera per ottenere un piccolo incremento nell' assegno, un nuovo documento di copertura, un aiuto sulle spese scolastiche dei figli. «Il 90% degli assistiti è insoddisfatto e non mi sorprende - aggiunge - Parliamo di gente assuefatta a esistenze da milionari, anche se magari vivevano in quartieri popolari. Non è facile adattarsi.

 

liggioliggio

Da un giorno all'altro vieni sradicato per ragioni di sicurezza, e sperimenti le condizioni economiche di tanti italiani che devono far quadrare i conti». La macchina è complessa: insieme a un ex criminale vengono mantenuti in media cinque suoi familiari, saldati affitti e parecchie spese sanitarie. Senza dimenticare che le identità fittizie, quando richieste e concesse, vanno rese compatibili con i vari database nazionali. Lo "stipendio" mensile (dai 900 euro in su in base al numero dei parenti a carico) è prelevato in contanti attraverso un bancomat speciale da utilizzare solo in sportelli prestabiliti.

 

«I miei omologhi russi e americani assistono un numero di persone simili al nostro - chiude Caridi - ma parliamo di Paesi molto più vasti e con risorse differenti».

Il rischio "inflazione" Non tutti sono convinti che l' apporto dei collaboratori resti fondamentale «ed è sempre più difficile trovarne qualcuno che fornisca notizie interessanti».

 

RIINA PROVENZANORIINA PROVENZANO

A parlare è un carabiniere del Ros specializzato da quindici anni nel contrasto alla 'ndrangheta, che chiede l' anonimato: «Verificare le notizie è un impegno notevole, spesso le informazioni contraddicono quelle fornite da altri fuoriusciti. Non significa che mentano, magari non sanno abbastanza. Il paradosso è che la comparazione delle nuove rivelazioni può complicare il nostro lavoro, invece di snellirlo».

 

Napoli, dove Fausto Lamparelli dirige la squadra mobile della polizia, è la città dove si registra il picco di pentimenti: «Perquisizioni e arresti tolgono respiro ai clan, ecco perché alcuni membri decidono di collaborare. L' erosione del potere mafioso è all' origine del crollo nell' età media dei camorristi, la cosiddetta "paranza dei bambini". Sono giovanissimi dal percorso improvvisato, più violenti ma meno autorevoli e durano poco: o vengono ammazzati o finiscono all' ergastolo in un paio d' anni. La base investigativa è sempre più solida e spesso le rivelazioni degli ex non aggiungono novità sostanziali. Certo, il punto di vista interno rimane utile».

 

salvo riina e felice cavallarosalvo riina e felice cavallaro

L' intelligence cresce, grazie alla base fornita dai pentiti in passato; ma questo avanzamento rende meno essenziale l' apporto dei nuovi, certificando una sorta d' inflazione. Perciò lo Stato, pur garantendo sulla carta il mantenimento di risorse «adeguate», taglia. Lo ha fatto con la legge di stabilità 2015, che ha ridotto del 30% netto gli stanziamenti «ordinari» al Servizio di protezione. «Attenzione a non fraintendere - spiega il viceministro dell' Interno Filippo Bubbico (Pd), al vertice della Commissione sui collaboratori - poiché in corso d' opera garantiamo ogni spesa extra».

 

foto di letizia battaglia   giovanni falconefoto di letizia battaglia giovanni falcone

Tradotto: l' esecutivo drena a monte e i dirigenti del Servizio si barcamenano, grazie all' acrobatica spending-review di funzionari più simili a manager che a burocrati. Sono state cancellate le mediazioni immobiliari, contenuti i compensi per i legali dei collaboratori («di fatto li difendono già i pubblici ministeri», spiegano al Viminale) e quasi azzerato il budget dei soggiorni in albergo nella fase intermedia di vigilanza, dal primo giorno di pentimento fino all' assegnazione dell' alloggio vero e proprio. Può pure capitare che si faccia qualche debito, poi ripianato fra novembre e dicembre grazie ai fondi «in assestamento» con i quali si fa rientrare dalla finestra ciò che non era passato dalla porta principale.

 

Chi torna a delinquere Uno dei massimi sponsor dell' utilità dei collaboratori fu Giovanni Falcone. E anche per questo le "ricadute" periodiche del supertestimone per eccellenza Tommaso Buscetta furono un capitolo amaro nella lotta antimafia. Quei personaggi non ci sono più, ma i deragliamenti non mancano (ogni anno in 15 vengono espulsi dal programma).

 

giovanni falcone paolo borsellino lapgiovanni falcone paolo borsellino lap

Di recente è successo a Sebastiano Cassia, da protagonista di Mafia Capitale a teste chiave, intercettato con un passamontagna e un coltello fuori da una gioielleria; o a Salvatore Caterino, ex camorrista che denunciò le collusioni dell' ex sottosegretario all' economia Nicola Cosentino (da poco condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa), scoperto a fare estorsioni per posta.

 

Quant' è concreto il rischio che si torni a delinquere? Prova a rispondere Francesco Messina, che ha combattuto la mafia siciliana nei Servizi segreti, i casalesi da questore di Caserta e da poco guida la polizia a Perugia. «La figura del pentito si sta un po' svalutando, ne abbiamo troppi e spesso di scarsa qualità. Ce lo riferiscono le Procure, che hanno una visione d' insieme e valutano attendibilità e costi. Ritengo che il rischio d' una regressione sia correlato al valore del singolo: se era ai vertici del clan e racconta cose davvero importanti, difficilmente tornerà indietro».

 

NICOLA COSENTINO jpegNICOLA COSENTINO jpeg

Tonino Fasano, entrato e uscito dalla protezione, ha appena finito il caffè: «Non ricomincerò a delinquere, ma è difficilissimo dopo aver vissuto in quel modo». Lo sguardo si posa ancora sulla porta, lo stesso gesto paranoico d' un tempo, senza mazzette da pescare nell' immondizia. Una volta imboccata la strada opposta, le preoccupazioni e le frustrazioni - così recitava l' ex boss in un famoso film di mafia - diventano quelle di tutti: «Mi tocca fare le code e mangiare male, come qualsiasi "normale nullità"».

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