giovanni fiandaca

"L'IMPOSTAZIONE ACCUSATORIA SULLA 'TRATTATIVA STATO MAFIA' ERA BEN LONTANA DALLA REGOLA PROBATORIA DELL'OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO" - GIOVANNI FIANDACA, PROFESSORE DI DIRITTO PENALE A PALERMO, BACCHETTA I PM DEL PROCESSO SULLA TRATTATIVA SUOI EX ALLIEVI: "LA COSA PEGGIORE DI QUESTA STAGIONE SEGNATA DALLA PRESUNTA TRATTATIVA ADESSO SFUMATA NELLE ASSOLUZIONI DI UOMINI POLITICI E UFFICIALI DEI CARABINIERI È IL TEMPO PERSO E IL DANNO DI IMMAGINE FATTO ALL'ARMA, ALL'INTERO PAESE"

GIOVANNI FIANDACA

Dal "Corriere della Sera"

 

«La cosa peggiore di questa stagione segnata dalla presunta trattativa adesso sfumata nelle assoluzioni di uomini politici e ufficiali dei carabinieri è il tempo perso e il danno di immagine fatto all'Arma, all'intero Paese, visto che un certo storytelling ha superato i confini nazionali diventando verità assoluta pure per chi non conosce nemmeno le carte...».

nino di matteo processo sulla trattativa stato mafia 2

 

È durissimo il verdetto di Giovanni Fiandaca, il cattedratico di diritto penale a Palermo, il professore emerito in passato vicino al Pci e membro del Csm, che ha avuto come allievi proprio alcuni sostituti procuratori impegnati sin dal primo momento nell'impianto accusatorio. «Allievi infedeli», si lascia sfuggire ora che la sentenza di secondo grado conferma tutti i dubbi esposti già nove anni fa con un primo saggio critico e rilanciati nel 2014 con un libro scritto per Laterza con lo storico Giuseppe Lupo.

 

GIOVANNI FIANDACA

Parla di «tempo perso» perché per lui «era chiaro già all'inizio del processo che mancavano i presupposti giuridici per ipotizzare un concorso nel reato previsto dall'articolo 338 del codice penale per minaccia a un corpo politico». Le sue critiche sono diventate ancora più nette dopo la sentenza di primo grado con una sfilza di condanne commentate nella rivista italiana di diritto e procedura penale «evidenziando i punti deboli sia sul versante della ricostruzione del fatto sia su quello dell'impianto giuridico».

 

nino di matteo processo sulla trattativa stato mafia 1

Sonore bacchettate per i pm e per la corte presieduta da Alfredo Montalto: «La contraddittorietà degli esiti processuali dimostra come l'impostazione accusatoria fosse ben lontana dalla regola probatoria dell'oltre ogni ragionevole dubbio ». Stupito soprattutto dal persistere nelle accuse dopo l'assoluzione per l'ex ministro Calogero Mannino: «Proprio quella aveva fatto venir meno il primo pilastro dell'originaria impostazione».

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