rainer maria woelki chierichetti

LA RIVOLTA DEI CHIERICHETTI – NELLA BASILICA DI SAN PAOLO FUORI LE MURA A ROMA, 200 CHIERICHETTI SI SONO ALZATI E HANNO VOLTATO LE SPALLE ALL’ARCIVESCOVO DI COLONIA RAINER MARIA WOELKI, CHE STAVA OFFICIANDO LA MESSA – WOELKI È ACCUSATO DI AVER OCCULTATO I CASI DI VIOLENZA SESSUALE SUI MINORI NELLA SUA DIOCESI E DI NON AVER DIFFUSO UN DOSSIER SUGLI ABUSI – LA NOTIZIA DELLA CONTESTAZIONE È STATA AMPIAMENTE RIPORTATA DAI MEDIA TEDESCHI, MENTRE IN ITALIA NON È USCITA UNA RIGA…

Federica Tourin per www.editorialedomani.it

 

rainer maria woelki arcivescovo di colonia

Non c’è pace per la chiesa cattolica sul fronte degli abusi, così come continua indefessa la prassi della stampa italiana di non coprire questo genere di notizie. Non solo il Vaticano non rende noti gli accordi con clausola di riservatezza proposti alle vittime dai preti pedofili (come abbiamo scritto ieri nell’inchiesta promossa dai lettori sulla violenza nella chiesa), ma si guarda bene anche dal dare visibilità alle proteste interne, anche quando sono i più giovani ed esposti a chiedere giustizia.

 

Lunedì scorso, 3 ottobre, durante la messa solenne nella Basilica di San Paolo fuori le mura officiata dall’arcivescovo di Colonia Rainer Maria Woelki, duecento chierichetti della sua diocesi si sono alzati e gli hanno voltato la schiena in segno di protesta. La messa faceva parte del programma del pellegrinaggio a Roma dei ministranti della diocesi guidati dallo stesso cardinale Woelki, a cui hanno preso parte duemila ragazzi e ragazze fra i 14 e i 30 anni.

 

LA PROTESTA SILENZIOSA

proteste dei chierichetti

Appena cominciata la predica, a piccoli gruppi i chierichetti hanno cominciato ad alzarsi e a girarsi ostentatamente, mentre altri hanno proprio abbandonato la chiesa. La richiesta «Woelki deve andarsene!» è stata scandita a più voci fra le navate della basilica. «Deve dimettersi: non lo vogliamo come cardinale di Colonia e non volevamo nemmeno che celebrasse la messa», dichiara Yannik Gran, uno dei chierichetti che ha partecipato alla protesta.

 

protesta dei chierichetti

Woelki, arcivescovo di Colonia dal 2014, è infatti coinvolto nelle accuse di occultamento di casi di violenza sui minori nella sua diocesi. Il cardinale, infatti, adducendo pretesti legali, non ha reso pubblico il rapporto sugli abusi che aveva commissionato nel 2019 allo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl, ma un rapporto successivo del 2021 ha rivelato che dal 1975 al 2018 ci sono state nella Chiesa di Colonia 314 vittime e 202 abusatori, due terzi dei quali sacerdoti.

 

LA VISITA E IL CONGEDO

rainer maria woelki arcivescovo di colonia 5

Il rapporto scagiona Woelki dall’accusa di aver coperto i responsabili, ma i fedeli hanno reagito malissimo al modo in cui il cardinale ha gestito l’intera faccenda all’interno della diocesi e non hanno creduto alla sua estraneità nell’insabbiamento dei casi. In seguito alla pubblicazione del secondo rapporto, il papa ha quindi deciso di inviare una visita apostolica nella diocesi di Colonia e poi concesso al cardinale sei mesi di congedo. Woelki, reintegrato nel suo ruolo nella scorsa primavera, a marzo ha presentato a papa Francesco le sue dimissioni.

 

rainer maria woelki arcivescovo di colonia 2

Il pontefice, però, non ha finora preso una decisione in proposito ed ecco perché è stato il controverso cardinale ad accompagnare i “suoi” chierichetti durante il consueto pellegrinaggio autunnale. Lunedì scorso, nella Basilica di San Paolo Woelki ha reagito con stizza alla rabbia dei ministranti, dicendo che la funzione, in quanto «celebrazione di unità e di pace», non era il luogo e il momento adatto per una manifestazione.

 

Durante il sermone non ha perso l’occasione per stigmatizzare la protesta, giocando la parte della vittima mentre sottolineava dall’alto del pulpito che «Gesù non ha mai voltato le spalle nessuno». «In realtà, è lui che ha voltato le spalle a noi, evitandoci e rifiutando per anni di rispondere alle nostre domande sullo scandalo degli abusi, ed è questo che volevamo dire con il nostro gesto simbolico», spiega Gran.

 

«Non vogliamo più sostenere un cardinale che ha coperto centinaia di episodi di violenza nella diocesi di Colonia – aggiunge – abbiamo perso la fiducia in lui e nella chiesa che lui rappresenta, e come noi molti altri fedeli, che in questo momento in Germania stanno lasciando la chiesa».

 

L’ONDA DELLA CHIESA TEDESCA

rainer maria woelki arcivescovo di colonia 1

I chierichetti durante la protesta hanno anche mostrato bandiere arcobaleno, per solidarizzare con l’onda di rinnovamento che attraversa la chiesa cattolica in Germania, alle prese con un importante e sofferto cammino sinodale, in cui si chiede fra l’altro di abolire il celibato, accogliere le coppie omosessuali e rendere possibile il sacerdozio anche per le donne.

 

«Vogliamo una chiesa aperta a tutti, che non discrimini in base al genere o alle scelte sessuali», dice Gran. Inutile sottolineare che il cardinale Woelki, decisamente conservatore, si è sempre mostrato contrario a ogni apertura.

 

La messa si è poi conclusa velocemente e al termine del servizio il cardinale non ha attraversato la basilica per l’uscita solenne attraverso i ministranti, come previsto, ma è uscito in tutta fretta dalla porta di servizio.

RAINER MARIA WOELKI

 

La cronaca della contestazione è stata ampiamente riportata dai media tedeschi, mentre in Italia non è uscita una riga, come se non fosse successo niente. Soltanto VaticanNews dà conto della coraggiosa manifestazione dei chierichetti in San Paolo, ma senza menzionare minimamente l'accaduto: per l'organo del Vaticano non c’era evidentemente nulla da segnalare.

rainer maria woelki arcivescovo di colonia 1 4RAINER MARIA WOELKI rainer maria woelki arcivescovo di colonia 3RAINER MARIA WOELKI

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...