bonini belpietro

E’ PARTITA LA “MACCHINA DEL RUMORE” - CARLO BONINI DI “REPUBBLICA” SPARA A ZERO CONTRO BELPIETRO E “LA VERITÀ” SECONDO CUI NON ESISTE L'INTERCETTAZIONE DI ARATA CHE PARLA DI SOLDI AL LEGHISTA SIRI: “E’ UNA PAGLIACCIATA VELENOSA. SI E’ MESSA AL LAVORO UNA VARIOPINTA COMPAGNIA DI GIRO IN SOCCORSO DI SALVINI. L'INTERCETTAZIONE, CON BUONA PACE DI CHI CIANCIA DI ‘FANTASMI’ E RICERCHE AFFANNOSE NEGLI ARCHIVI, È STATA REGISTRATA DALLA DIA”

Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi per “la Repubblica”

 

carlo bonini

Sollecitata dal caso Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture della Lega indagato dalla Procura di Roma per corruzione, e lesta nel soccorso dell'azionista di maggioranza del Governo, Matteo Salvini, si è messa al lavoro la "macchina del rumore". Una variopinta e ormai stagionata compagnia di giro - giornalisti, parlamentari, social influencer - specializzata in Operazioni Confusione. Quelle che devono accreditare come « falso » ciò che è vero. Come «inesistente» e «fantasma», ciò che al contrario esiste.

 

Scommettendo sulla vecchia regola degli spin doctor. Se non puoi dimostrare che una cosa è falsa, fallo almeno credere. A qualcuno il dubbio resterà. E dunque, ieri mattina, strilla il quotidiano la Verità, una «rivelazione choc» di uno dei pm romani consente di concludere che quanto raccontato da Repubblica e il Corriere della Sera nei giorni scorsi è «un fake». Che «l'intercettazione dei 30 mila euro contro Siri non esiste».

 

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINI

«È un tarocco». Al punto - si spiega con la certezza dell' indicativo - che « nel fascicolo dell' inchiesta l'audio non c'è» e non è saltato fuori neppure «dopo giorni di scartabellamenti». Oibò. La faccenda è assai ghiotta. Non fosse altro perché - guarda un po' che coincidenza - cade proprio nelle ore in cui il premier di un Governo ormai politicamente dissolto avoca a sé la decisione sulla permanenza o meno nel gabinetto di Siri. Sotto un diluvio di chiacchiere, i fatti si dissolvono e la storia può essere riscritta a mano libera.

 

Dunque, come stanno le cose? Repubblica è tornata a sollecitare diverse e qualificate fonti della Procura di Roma con accesso agli atti di indagine che consentono di ricostruire con esattezza questa storia e i suoi punti documentalmente acclarati. A cominciare da quello dirimente.

 

belpietro

L'INTERCETTAZIONE DEL SETTEMBRE 2018

Nel fascicolo è regolarmente trascritta (al punto che sarà presto depositata al Tribunale del Riesame) una lunga intercettazione ambientale del settembre 2018 in cui è incisa la conversazione tra l'ex deputato Paolo Arata e il figlio imprenditore Francesco.

 

L'intercettazione - con buona pace di chi ciancia di «fantasmi» e ricerche affannose negli archivi - è stata registrata dalla Dia (che ne conserva copia), messa a disposizione dei pubblici ministeri, richiamata in un' informativa del 29 marzo 2019, e persino riascoltata nelle ultime ventiquattro ore dagli inquirenti, per verificarne, con esito positivo, il tenore e il contenuto.

 

ARMANDO SIRI

Che - spiegano due diverse fonti di Procura - « hanno un' interpretazione univoca. La stessa che è a fondamento del reato contestato all' indagato e al provvedimento di perquisizione di giovedì della scorsa settimana». Fissiamo dunque un primo punto. Non solo l' intercettazione esiste, ma è proprio il suo contenuto quello su cui si fonda l'iscrizione al registro degli indagati di Siri. Dunque, è "la conversazione". È la pietra angolare dell'imputazione. Perché è lì che si fa riferimento a Siri e ai 30 mila euro.

 

LA CONVERSAZIONE

Come riferiscono ancora fonti di Procura, «la conversazione intercettata non consente di stabilire se i 30 mila euro siano stati effettivamente pagati o, al contrario, soltanto promessi. Ma questo, sotto il profilo della contestazione del reato, non cambia le cose». A ben vedere, la "macchina del rumore" e chi allegramente è salito sopra la sua giostra avrebbero potuto agevolmente evincere l'esistenza del dialogo anche solo dalla lettura del decreto di perquisizione (il ministro dell' Interno non deve avere avuto il tempo di farlo, visto che ha preferito gigioneggiare chiedendosi se esista o meno l' intercettazione).

 

maurizio belpietro con matteo salvini (3)

Ma è anche vero che era un dettaglio non funzionale all'Operazione Confusione. Scrivono infatti il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi: «il fumus ( del reato, ndr.) è costituito, tra l'altro, dal contenuto di alcune conversazioni tra l' indagato Paolo Franco Arata ed il figlio Francesco (alla presenza anche di terzi) nelle quali si fa esplicitamente riferimento alla somma di denaro pattuita a favore di Armando Siri per la sua attività di sollecitazione dell' approvazione di norme che lo avrebbero favorito».

 

Per essere «una presunta conversazione », peggio, «un tarocco», quello di Repubblica, non è male. Ma, visto che ci siamo, si può aggiungere qualche altro dettaglio. Il contenuto della conversazione tra Arata e il figlio (che, come scrivono i pm, non è per altro l' unica) non consente, per dirla con le parole di una fonte inquirente, «nessuna altra spiegazione plausibile che non sia quella che le è stata attribuita è che è evidente dall' ascolto» . Così come «è certo che è a Siri che i due si riferissero in quella discussione» .

 

ARMANDO SIRI

«L'unico modo che Arata avrebbe per suggerire una spiegazione diversa - conclude la fonte sarebbe sostenere che mentre diceva quelle cose, scherzava. Peccato, però, che non si trattasse di una chiacchiera al bar, ma di un dialogo con il figlio sui molti e diversi affari della famiglia. Tra cui, appunto, quelli che riguardavano il ruolo di Siri».

 

I RISCONTRI

La si potrebbe chiudere qui la pagliacciata velenosa dell' intercettazione che «non c'è» . E tuttavia l'inchiesta su cui è cominciato il tiro al piccione, ha acquisito anche altro. Partendo da quel dialogo carpito dalla Dia - a seguito del quale per altro è stato indagato il sottosegretario alle infrastrutture - gli investigatori hanno ricostruito il contesto del rapporto tra gli Arata e Siri e le mosse di quest'ultimo nel cercare, per via legislativa, di introdurre norme che garantissero un sistema di incentivi per il cosiddetto minieolico con tariffe simili a quelle precedenti il 2017.

 

Cosa che avrebbe ingrassato il business degli Arata e del loro socio occulto in odore di mafia Vito Nicastri. Di più: nel fascicolo dei pm ora ci sono anche i verbali dei funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico che hanno confermato le pressioni subite dal sottosegretario. Chi sa che la " macchina del rumore" ora non faccia sparire anche quelli.

ARMANDO SIRI

 

TE LE DO IO LE FAKE NEWS! – BELPIETRO E L’INTERCETTAZIONE SU SIRI INESISTENTE: “NON È LA PRIMA VOLTA CHE ACCADE. VI RICORDATE QUANDO ‘IL FATTO’ TIRÒ FUORI LA STORIA DELLA ‘CULONA INCHIAVABILE’? CI VOLLE PARECCHIO TEMPO PER SCOPRIRE CHE NON ESISTEVA, MA ORMAI IL DANNO ERA FATTO” – LE FALSE CONVERSAZIONI HARD CARFAGNA-GELMINI-BRAMBILLA E IL CASO CROCETTA-ESPRESSO: “FORSE È UN AVVERTIMENTO: LA CACCIA GROSSA È INIZIATA E NEL MIRINO HA IL CAPITANO LEGHISTA”

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/te-do-io-fake-news-ndash-belpietro-rsquo-intercettazione-201874.htm

 

 

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…