giulio regeni

TRAPPOLA MORTALE! SUL CASO REGENI L’EX MINISTRO DEGLI INTERNI EGIZIANO GHAFFAR MENTIVA, O QUANTOMENO FU INDOTTO A MENTIRE DAI SUOI APPARATI, PERCHÉ GIÀ DALLA FINE DEL 2015 GIULIO VENNE “ATTENZIONATO” DALLA NATIONAL SECURITY. LA NOTTE IN CUI REGENI FU DENUNCIATO GHAFFAR ERA NEL PALAZZO. IL SINDACALISTA-SPIA LO VIDE USCIRE ALLE 4: “PENSAI, LA QUESTIONE È GRAVE” - CORRADO AUGIAS RESTITUISCE LA LEGION D’ONORE PER PROTESTA: "MACRON NON AVREBBE DOVUTO INSIGNIRE AL SISI PERCHÉ..." – VIDEO

 

Da corriere.it

 

augias

Corrado Augias restituisce la Legion d’onore in segno di protesta per il caso Regeni dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha insignito dello stesso riconoscimento il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi tenendo celata alla stampa francese la notizia.

 

In una lettera pubblicata su Repubblica, Augias scrive: «Caro direttore, domani lunedì 14 dicembre, andrò all’Ambasciata di Francia per restituire le insegne della Legion d’onore a suo tempo conferitemi. Un gesto nello stesso grave e puramente simbolico, potrei dire sentimentale. Sento di doverlo fare per il profondo legame culturale e affettivo che mi lega alla Francia, terra d’origine della mia famiglia».

 

AL SISI - MACRON

Dopo aver dato annuncio della sua decisione, il giornalista spiega le motivazioni del suo gesto: «La mia opinione è che il presidente Macron non avrebbe dovuto concedere la Legion d’onore ad un capo di Stato che si è reso oggettivamente complice di efferati criminali.

 

Lo dico per la memoria dello sventurato Giulio Regeni, ma anche per la Francia, per l’importanza che quel riconoscimento ancora rappresenta dopo più di due secoli dalla sua istituzione». Augias parla più volte di un limite che non dovrebbe essere superato: « Ci sono occasioni in cui anche i capi di Stato dovrebbero attenersi a quella che gli americani chiamano the right thing, la cosa giusta. Credo che il presidente Emmanuel Macron in questo caso abbia fatto una cosa ingiusta».

giulio regeni

 

OMICIDIO DI GIULIO REGENI

Giovanni Bianconi per corriere.it

 

La sera in cui il sindacalista-informatore Mohamed Abdallah denunciò Giulio Regeni alla National security, innescando la trappola mortale in cui è caduto il ricercatore italiano, nella stessa struttura c’era anche l’allora ministro degli Interni egiziano, Magdi Abdel Ghaffar.

 

I racconti di Abdallah, con i relativi accordi per spiare e segnalare ogni successivo movimento di Giulio, erano andati avanti per ore, fino alle 4 del mattino, e al momento di tornare a casa il sindacalista fu fermato, perché dal palazzo stava uscendo proprio Ghaffar: «Nella mia mente ho pensato che la questione era così grave che persino il ministro dell’Interno era venuto di persona. Siamo rimasti bloccati finché il ministro è sceso e se n’è andato».

 

GHAFFAR

Il ricordo della «spia» è contenuto nel verbale d’interrogatorio del 10 maggio 2016 — tre mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Regeni — all’ex procuratore generale del Cairo Nabil Sadek. La presenza di Ghaffar nel momento in cui il ricercatore italiano entra nel mirino delle forze di sicurezza egiziane potrebbe essere una casuale coincidenza, giacché le sedi di polizia e ministero sono nella stessa struttura. Ma potrebbe anche non esserlo, come pensò il sindacalista. L’orario inusuale suggerisce un sospetto in più su bugie, reticenze e depistaggi delle autorità egiziane sulla tragica fine di Giulio. Ghaffar compreso.

 

 

L’8 febbraio 2016 l’ex ministro dichiarò solennemente: «Abbiamo confermato ripetutamente che il signor Regeni non è stato imprigionato da alcuna autorità egiziana. Respingiamo tutte le accuse e le allusioni su un coinvolgimento della sicurezza. Non conoscevamo Regeni». In precedenza — dal 27 gennaio al 2 febbraio, a sequestro in corso — il ministro si negò all’ambasciatore italiano Maurizio Massari; e quando finalmente lo incontrò, ha testimoniato il diplomatico, «risultò evasivo, malgrado la mia insistenza disse ripetutamente di non sapere e di non disporre di informazioni».

 

MACRON - AL SISI

Oggi sappiamo che Ghaffar mentiva, o quantomeno fu indotto a mentire dai suoi apparati, perché già dal novembre-dicembre 2015 Giulio venne «attenzionato» dalla National security. I controlli nei suoi confronti scattarono all’indomani della denuncia, come racconta lo stesso Abdallah.

 

Il rappresentante dei venditori ambulanti aveva parlato di Giulio al «dottor Foda», direttore del Centro egiziano per i diritti dei lavoratori, che lo aveva indirizzato al colonnello della Ns Uhsam Helmi, uno di quattro indagati che la Procura di Roma vuole processare. «Hosam mi ha chiesto quali fossero i nostri problemi di ambulanti — ha riferito al magistrato —, ha chiesto a Sharif (il maggiore Sharif, accusato anche di omicidio, ndr) di farne un elenco per risolverli, e mi ha detto di seguire con lui la questione Regeni...

 

giulio regeni 3

Il giorno seguente sono stato contattato da Sharif, voleva sapere se mi dovevo incontrare con Giulio, io gli ho detto sì e che volevo andare insieme a lui a Masr Al Gadida (un mercato, ndr). Quando Sharif mi ha chiesto perché gli ho detto che volevo sapere con chi aveva rapporti ed egli rispose che facevo bene».

 

A indirizzare Giulio da Abdallah era stata la coordinatrice di un Centro per i diritti economici e sociali, Hoda Kamel Hussein, individuata da Rabab Ai-Mahdi, la tutor indicata dalla professoressa di Cambridge Maha Abdelrahamn, nonostante le perplessità di Regeni dovuti al fatto che Al-Madi fosse «un’attivista che avrebbe potuto sovraesporlo».

 

giulio regeni 1

La catena dei rapporti che ha portato Giulio nella «stanza numero 13» della National security dove fu visto incatenato e torturato, è stata puntigliosamente ricostruita dall’indagine della Procura di Roma; l’anello centrale resta Abdallah, che nei primi due interrogatori alla National security, a febbraio e aprile 2016, disse di aver incontrato Regeni soltanto una volta, senza aggiungere altro.

 

Solo il 10 maggio, di fronte al procuratore Sadeq e dopo il richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano, ha raccontato almeno una parte di verità; «riferendo di essere stato indotto dalla National security, e in particolare dal maggiore Sharif, a rilasciare false dichiarazioni», accusano i magistrati romani. I quali ritengono attendibile Abdallah per i fatti che sono state riscontrati da dati oggettivi, come i tabulati telefonici da cui sono emersi i numerosi contatti tra lui e Sharif.

AL SISI - MACRONgiulio regeni 2RABAB EL MAHDI TUTOR DI GIULIO REGENI AL CAIRO

 

Maha Abdel RamanregeniMaha Abdel Raman

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...