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UNA VACANZA DA INCUBO – UNA TURISTA AMERICANA HA DENUNCIATO DI ESSERE STATA STUPRATA DAL PADRONE DI CASA CHE, A BERGAMO, LE AVEVA AFFITTATO UNA STANZA CON AIRBNB – LA 28ENNE HA RACCONTATO CHE DOPO UNA CENA INSIEME L'UOMO, UN MEDIATORE CULTURALE PERUVIANO, L'AVREBBE AGGREDITA E VIOLENTATA. LUI SI È DIFESO PARLANDO SOLO DI QUALCHE BACIO E HA PRESENTATO UN CERTIFICATO MEDICO PER DIMOSTARE LA SUA IMPOTENZA...

 

 

Maddalena Berbenni per www.corriere.it

 

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Quando il collegio del giudice Donatella Nava decide che il processo prosegua a porte chiuse, c’è la migliore amica della parte offesa seduta al banco dei testimoni. Accanto a lei, un’interprete, perché la ragazza, 28 anni, è americana, non lo parla l’italiano. A Bergamo è arrivata da Berlino, dove lavora come babysitter, per rispondere alle domande del pm Paolo Mandurino che l’ha voluta sentire in particolare sulla telefonata che ricevette nel cuore della notte del 16 aprile 2019.

 

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«Anna (nome di fantasia a tutela della stessa parte offesa, ndr) piangeva così tanto che era difficile capirla — ricorda —. Le dissi di calmarsi, di prendersi il tempo necessario. Mi raccontò, poi, che era andata a cena con il padrone della stanza che aveva affittato su Airbnb, che neanche avrebbe voluto uscirci. L’aveva fatto per gentilezza, per non farlo rimanere male. Una volta rientrati, disse che lui l’aveva violentata in cucina».

 

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L’uomo, Almir Fernando San Martin Perez, 61 anni, origini peruviane, fra l’altro mediatore culturale e per un periodo membro del Tavolo per le pari opportunità in Provincia, è seduto accanto al suo avvocato Enrico Cortesi. Nega con fermezza e parlerà nella prossima udienza del 27 ottobre, quando è prevista anche la testimonianza, voluta dalla difesa, del suo medico di base: illustrerà i problemi fisici che comunque gli avrebbero impedito di avere un rapporto sessuale completo con la giovane. Lei è statunitense, all’epoca aveva appena compiuto 25 anni.

 

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Il 15 aprile 2019 era atterrata a Orio dalla Grecia per ripartire il giorno successivo per Berna. Per la notte si era presa una stanza in città su Airbnb nell’appartamento dell’imputato, in via San Bernardino alta. Contro voglia oppure no, avevano cenato insieme in una pizzeria di piazza Pontida, bevendo parecchio. Poi, avevano proseguito la serata in un locale, bevendo ancora ma non tanto da sentirsi così male com’era stata, tra il ristorante e il bar, sostiene sempre lei.

 

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I racconti sono diametralmente opposti rispetto a ciò che avvenne dopo, a casa. Secondo il 61enne, si baciarono e accarezzarono, ma lei era consenziente e non si spinsero oltre. Secondo la giovane, l’uomo le abbassò i pantaloni e la violentò. Lo aveva dichiarato nell’incidente probatorio davanti al gip Federica Gaudino e l’ha ribadito in tribunale, aggiungendo qualche elemento in risposta anche ai giudici. «Non mi diede molti dettagli e io non glieli chiesi, per non farla stare peggio, era sotto choc, ma mi fece capire che c’era stato un rapporto completo», riferisce l’amica, conosciuta quando entrambe studiavano in Spagna. «Ci sentiamo sempre», precisa. «Disse — aggiunge — che si era chiusa in stanza e che stava preparando le valigie per andarsene».

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Nei corridoi di via Borfuro siedono anche i genitori di Anna, arrivati dal Noth Carolina. Lei, invece, adesso sta in Australia. Si è costituita parte civile con l’avvocato Marco Amorese. La madre, chiamata come testimone proprio dal legale, sostanzialmente ribadisce il racconto dell’amica: la mattina dopo, in uno sfogo telefonico di due ore e mezza, la figlia le parlò della violenza.

 

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Pure il terzo testimone della giornata giunge dagli Stati Uniti, sempre per la parte civile. È il dipendente della catena Airbnb (estranea alla vicenda) con il quale Anna intrattenne una corrispondenza nei mesi successivi ai fatti. Corrispondenza che l’avvocato Enrico Cortesi ha prodotto perché ritiene contenga elementi e contraddizioni a favore del suo assistito. Ad esempio, le parole usate dalla ragazza per denunciare. Scrisse di «physical/sexual avances».

 

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Fossero semplici «avances», per la difesa vorrebbe dire smentire le accuse. Cortesi ha prodotto anche alcuni articoli di giornale (facilmente rintracciabili online) in cui si fa riferimento a lauti pagamenti da parte di Airbnb per persuadere turiste che denunciano violenze sessuali a non fare causa alla società né creare scandali. In questo caso, alla ragazza sarebbero stati pagati un paio di biglietti aerei.

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