pavel durov vladimir putin

UN VERO DUROV - IL FONDATORE DI TELEGRAM, PAVEL DUROV, HA DECISO DI NON OSCURARE L'APP PER GLI UTENTI DI RUSSIA E UCRAINA, AL CONTRARIO DI QUASI TUTTI GLI ALTRI SOCIAL MEDIA - DUROV ERA SCAPPATO DALLA RUSSIA NEL 2013 DOPO ESSERE STATO ESPROPRIATO PIÙ VOLTE DAL CREMLINO PER ESSERSI RIFIUTATO DI CHIUDERE I GRUPPI CHE USAVANO IL SUO SOCIAL PER ORGANIZZARE LE MARCE DI PROTESTA E DI CONDIVIDERE I DATI DEGLI UTENTI DI ALCUNI DI QUEI GRUPPI…

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

pavel durov

La vendetta corre su Telegram. Di Pavel Durov sappiamo che ha inventato il social diventato necessario in questa guerra, veste di nero come Neo di Matrix, che è geniale, molto ricco e altrettanto bizzarro. E soprattutto, sappiamo che odia Vladimir Putin. Non potrebbe essere altrimenti. È l'uomo che gli ha portato via tutto, obbligandolo ad abbandonare la Russia ricominciando da capo a 35 anni. Durov lo ha fatto.

 

Oggi è un cittadino francese e dell'isola caraibica di Saint Kitts e Nevis, abita a Dubai e guida Telegram, lo strumento senza il quale questa guerra non potrebbe essere raccontata. Lo usano i russi che vogliono avere informazioni veritiere, lo usano i giornalisti sul campo e in redazione. Lo usa ogni giorno Volodymyr Zelensky, che il giorno dopo l'attacco ha utilizzato il suo canale Telegram per lanciare un appello alla resistenza dei suoi compatrioti ucraini. Nel 2012 era un nerd felice e miliardario.

pavel durov il suo profilo su vkontakte

 

Sei anni prima aveva fondato VKontakte, una specie di Facebook alla russa, che ancora oggi è il social network più diffuso nel suo ormai ex Paese. Andava tutto bene. Dal suo grattacielo nel centro di Mosca, si divertiva a lanciare banconote da mille rubli, causando tumulti in strada. Aveva anche offerto un impiego a Edward Snowden, l'ex tecnico della Cia che rivelò diversi piani segreti dell'intelligence Usa.

 

telegram app per messaggi

La sua caduta cominciò proprio quell'anno, con il rifiuto opposto alla richiesta proveniente dai dintorni del Cremlino di chiudere i gruppi che usavano il suo social per organizzare le marce di protesta. A Mosca e a Kiev. Le autorità gli chiesero allora di condividere i dati degli utenti di alcuni di quei gruppi. Un altro no. Sono cose che prima o poi nella Russia di oggi si pagano. Il conto gli venne presentato due anni dopo.

 

pavel durov

Quasi in concomitanza con la guerra del Donbass e l'annessione della Crimea, VKontakte fu oggetto di una scalata ostile guidata dall'oligarca Alisher Usmanov, grande alleato di Putin. A dicembre Sogaz, la compagnia di assicurazioni costola di Gazprom, prese il controllo della società. A Durov non restò che vendere tutto e fuggire all'estero. «Ho perso la mia azienda e la mia patria, ma rifarei tutto allo stesso modo, senza alcuna esitazione» ha detto di recente. Telegram nasce nel 2013, con il crisma e l'ossessione per la sicurezza che derivano dalle precedenti disavventure.

 

La sua peculiarità è l'esistenza di canali pubblici o privati che possono essere gestiti da aziende o singole persone, e che possono essere seguiti da un numero di persone pressoché illimitato. Non c'è pubblicità. A differenza degli altri social, non esiste l'algoritmo, è una potenza guidata da trenta persone appena. La sua fama di porto sicuro da qualunque intrusione gli ha regalato accostamenti poco edificanti, come quello di essere il social più amato dai gruppi terroristi di tutto il mondo.

pavel durov 1

 

E qui comincia il retrogusto amaro del successo di Durov, che non è certo un attivista dei diritti civili e neppure un pericoloso cospiratore, ma un cyber-libertario convinto che la libertà possa arrivare solo dalla tecnologia. Due settimane fa aveva scritto di pensare a una chiusura temporanea di Telegram per gli utenti di Russia e Ucraina: «Sta crescendo il rischio che diventi uno strumento per diffondere notizie false o non verificate, e può essere usato anche per incitare all'odio etnico».

pavel durov

 

Ma proprio la Russia ha cominciato a inondare Telegram con canali di disinformazione, che se non altro per quantità hanno il compito di oscurare quelli dei media indipendenti. In qualche modo, Putin sta contribuendo così al successo di Durov. Avvelenando le acque del suo social. E della sua vendetta.

pavel durov 4pavel durov 5pavel durov vkontaktepavel durov 6pavel durov 2

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...