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VIAGGIO A RAZZO - DA LONDRA A SYDNEY IN QUATTRO ORE: AD ACCORCIARE LE DISTANZE SARÀ UNO SPAZIOPLANO CHE POTRÀ ANDARE 5 VOLTE PIÙ VELOCE DI UN AEREO, PERCORRENDO PARTE DELLA TRATTA NELLO SPAZIO – NON È LA TROVATA VISIONARIA DELL’ENNESIMO IMPRENDITORE PAZZOIDE VISTO CHE PERSINO L’ESA HA INVESTITO DECINE DI MILIONI EURO NEL PROGETTO. IL FUNZIONAMENTO DEL PROPULSORE A IDROGENO (VIDEO)

 

Matteo Marini per "www.repubblica.it"

 

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Sarà un motore (a suo modo) ibrido a portarci da Londra a Sydney in quattro ore, molto meno di quanto occorre, adesso, per arrivare da Roma a Milano in automobile. E a New York in un'ora appena. Anche definirlo aereo è riduttivo, è più qualcosa a metà tra una navetta spaziale, o un razzo, e un mezzo di linea: uno spazioplano.

 

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Potrà andare ben cinque volte più veloce, percorrendo un pezzo del viaggio nello spazio. E senza inquinare. E che non sia una nuova trovata visionaria di qualche folle imprenditore lo testimonia la certificazione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e di quella del Regno Unito (Uksa) che hanno investito decine di milioni di euro nel progetto della britannica Reaction Engines.

 

Il super 'radiatore'

Si chiama Sabre (Synergistic Air-Breathing Rocket Engine) ed è un propulsore alimentato a idrogeno (il gas di scarico dunque sarebbe semplice vapore acqueo). La novità per questo tipo di progettazione è rappresentata dal sistema di raffreddamento.

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Il precooler è una specie di camera che come un radiatore, ma molto più potente, prende l’aria che entra nel motore e la fa piombare dagli oltre mille gradi a -150 nella frazione di un secondo grazie a un sistema composto da migliaia di piccoli tubi nei quali scorre elio liquido.

 

Secondo quanto diffuso dall’azienda, senza creare blocchi di ghiaccio e brina. Alle velocità che si prefigge di raggiungere Sabre, infatti, l’aria che entra nel propulsore, riscaldata dall’attrito, fonderebbe le parti stesse del motore.

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È una delle difficoltà tecnologiche da superare per i voli a velocità cosiddetta ipersonica (più di cinque volte la velocità del suono): "L’aria entra ed è raffreddata fino a sotto il punto di congelamento questi tipi di scambiatori di calore esistono già ma sono grandi quanto una fabbrica", spiegava nel 2013Mark Ford, capo del reparto propulsori dell’Esa. Da tempo, infatti, l’Agenzia spaziale europea guarda con interesse e finanzia la ricerca di Reaction Engines.

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Il motore diventa un razzo

I motori Sabre possono spingere dunque uno spazioplano fino a circa 6.500 chilometri all’ora, tre volte più veloce del Concorde (ma si parla di superare i 30.000 all’ora nello spazio, dove non c’è attrito. Più della Stazione spaziale internazionale). Il propulsore a idrogeno, per bruciare, però ha bisogno di ossigeno.

 

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Dunque cosa succede sopra i 25 chilometri, dove nell’atmosfera non ce n’è abbastanza? Il Sabre si trasforma in un razzo. Come i vettori che devono portare in orbita satelliti, astronauti, o lanciare missioni nello spazio profondo, il Sabre ha un serbatoio di ossigeno liquido che utilizza per la combustione. Da volo in atmosfera, quindi, lo spazioplano percorrerebbe una traiettoria suborbitale. Un pezzo di orbita, per arrivare dall’altra parte del mondo in tempi impensabili fino a pochi anni fa.

 

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Motori del genere potrebbero davvero trasformare il modo in cui ci spostiamo, anche perché lo Skylon, il modello di spazioplano progettato dalla stessa Reaction Engines, decollerebbe come un normale aereo. Proprio come la Spaceship di Virgin Galactic, potrebbe prendere il volo dal futuro spazioporto di Grottaglie, in Puglia, oltre che dalla base madre di Virgin, lo Spaceport America nel deserto del New Mexico. O magari dalla Cornovaglia, dove il Regno Unito dovrebbe costruire il secondo spazioporto europeo (dopo quello pugliese).

 

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Ma il volo civile è solo una delle applicazioni. Ne beneficerebbe tutto un segmento in rapida evoluzione in questi anni, come il lancio di piccoli satelliti o la sperimentazione di tecnologie in ambiente di microgravità (l’assenza di peso come sulla Stazione spaziale internazionale).

 

Per questo l’Esa e l’Agenzia spaziale britannica hanno finanziato lo sviluppo del Sabre rispettivamente con 10 milioni di euro e 50 milioni di sterline. A loro si sono aggiunte anche Rolls Royce, Boeing e, a testimonianza di come lo spazio non sia solo scienza, ma anche territorio di interesse militare, l’agenzia Darpa della Difesa militare statunitense.

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A marzo, il sistema ha passato l’analisi preliminare di Esa e Uksa, ora dunque si comincia a fare sul serio. I primi test sul sistema di raffreddamento sono già iniziati, ad aprile di quest’anno, come riporta la stessa azienda. E si sono rivelati soddisfacenti e nei prossimi mesi verranno raggiunte le temperature alle quali sarà effettivamente sottoposto durante un volo.

 

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Ma per vedere uno Skylon prendere il volo fin verso lo spazio ci sarà ancora da attendere. Il primo decollo potrebbe avvenire nel 2025 mentre per comprare un biglietto e arrivare in Australia nel tempo di un tragitto Roma-Milano, se ne parlerà, forse, verso il 2030.

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