pupi dangeri

IL VIVERE INIMITABILE DI NUNZIO ALFREDO D’ANGERI DETTO ‘PUPI’, AMBASCIATORE DEL BELIZE - GLI ANNI A FIANCO DI YASSER ARAFAT, LA GUERRA IN ANGOLA, L’AMICIZIA CON FIDEL CASTRO E IL DALAI LAMA, LA MEDIAZIONE DEI CASI SIGONELLA E ACHILLE LAURO, L’INCONTRO CON SADDAM HUSSEIN NEL DESERTO: “SI INFURIO’ E MI CONGEDO’ PERCHE’ GLI DISSI CHE…” - “LE MIE LIASON? L’AVVOCATO AGNELLI MI HA INSEGNATO CHE NON SI DEVE MAI PARLARE DI QUESTE COSE. LO FREQUENTAI QUANDO VIVEVO A NEW YORK. ANDAVAMO AL ‘MAYFAIR REGENT HOTEL’ E PRENDEVA I CAPPELLETTI IN BRODO. UNA SERA GLI CHIESI IL PERCHE’ E LUI DISSE…”

Terry Marocco per “Panorama”

 

pupi dangeri

Il suo mantra e: «Non sono un uomo intelligente, sono solo fortunato». Nunzio Alfredo D’Angieri, per tutti Pupi, cravatta gialla a pois fatta su misura e calzino fucsia, e un uomo enigmatico. Seduto sul divano della casa di Londra, dove risiede, l’ambasciatore per gli Affari europei del Belize, ricorda i suoi incontri straordinari. La vita al fianco di Yasser Arafat, la guerra in Angola, l’amicizia con Fidel Castro e il Dalai Lama. E ora l’ultima zampata: la proposta di acquisto della Weinstein company, il colosso cinematografico del produttore americano affondato dal #MeToo. «Ho fatto un’offerta di 337 milioni di dollari. Stiamo aspettando».

 

Duemilaseicento paia di scarpe, 23 Rolls Royce. E una Jaguar, quella del dittatore Fulgencio Batista, regalata da Fidel. La rivista Forbes lo ha piazzato al 601esimo posto nella classifica degli uomini piu ricchi del Pianeta. Lui sotto il panciotto si sente un po’ James Pupi Bond. E molto Mr. Wolf, risolvo problemi.

 

Ambasciatore, come ha inizio la sua fortuna?

arafat e pupi dangeri

Tutto parte dal nonno materno, l’uomo piu importante della mia vita. Palermitano, vicedirettore del Teatro Massimo, sposo un’ebrea, Rosa Levi, e si traferirono a Torino. Fu denunciato dai nazifascisti, fini nella terribile prigione di via Asti. Quando dopo quaranta giorni fu liberato, prese mia nonna e mia madre e s’imbarco da Genova per New York.

 

Li venne a sapere che c’erano possibilita nell’Honduras britannico, oggi Belize. Parti e inizio a commerciare in mogano. E lei quando appare sulla scena?

Il nonno voleva che nascessi in Italia e cosi i miei tornarono a Torino. Studiai all’Istituto Sociale, la scuola dei gesuiti. Il mio amico del cuore era Roberto Cittone, famiglia di commercianti di tappeti. Alla fine della terza media, invece, mi mandarono in Svizzera, al collegio Rosenberg a proseguire gli studi.

 

pupi dangeri nancy brilli

E li la dea bendata le giro le spalle?

All’inizio sembrava di si. Mi avevano messo in camera con un ragazzo arabo, Mustafa. Niente alcol e pregava sempre. Che sfortuna, pensai.

 

E invece?

Dopo due settimane beveva whisky e ci divertivamo da morire. Poi, lo persi di vista. Mio nonno mi mando alla Boston University. Diventai avvocato e andai a lavorare nel famoso studio legale Pavia, a Manhattan. Dovevo occuparmi della Texaco e di petrolio. Mi inviarono per un contratto in Libia.

 

E li chi incontra?

Mustafa che nel frattempo era diventato il capo di gabinetto di Yasser Arafat. Mi propose: «C’e il comandante che ti vuole conoscere. Devi venire a Beirut». Partiamo, ma c’era la guerra. Le bombe venivano giu, come da noi la grandine. Me la facevo sotto. Mi porto in un bunker, dove mi venne incontro un uomo con una specie di colbacco: «Benvenuto figlio mio». Era lui, Arafat. Ma quale figlio, io morivo di paura. Desideravo solo ripartire.

 

pupi dangeri e il dalai lama

Invece dovette fermarsi?

Arafat disse che da tempo mi seguivano e volevano che li aiutassi. Dovevo andare a Riad da Re Fahd.

 

E lei come un agente segreto che si rispetti, parte immediatamente?

Si, arrivo e vado in albergo. Aspetto per quattro giorni. Poi nella notte il Re si palesa. Solo poche parole: «Voglio aiutare la causa palestinese». Da quel momento ci da la possibilita di caricare un milione di barili di petrolio al mese.

 

Cosi decide di restare accanto al leader palestinese?

Staro con lui per ventidue anni, fino alla fine. Sono stato il suo banchiere, consigliere, negoziatore. Mi chiamava l’ebreo. Io, Abu Ammar. Ho subito piu di venti attentati.

 

pupi dangeri e papa bergoglio

Come era nel privato?

Visse solo per la Palestina. Svelto come un gatto, intelligentissimo, umile. L’ho visto tutta la vita dormire su una brandina. Ha fatto qualsiasi cosa per la pace. Ogni giorno versava al suo popolo duecentomila dollari.

 

Lo accompagno a ritirare il Nobel?

Si, andammo insieme a Oslo nel ’94. Ricordo che era elegantissimo nella divisa militare, che prevedeva la pistola di ordinanza. Il protocollo non poteva permettere che si presentasse armato. Il suo entourage non voleva fargliela togliere. Il tempo passava, dovevo risolvere il problema. Feci uscire tutti. Gli chiesi di consegnarmi l’arma. Mi feci dare due pistole da una delle guardie del corpo e gliele nascosi sotto la giacca. Sorrise e mi disse: «Sei sempre il solito ebreo».

orologio che saddam hussein ha regalato a pupi dangeri

 

Ambasciatore, la sua partecipazione alla guerra in Angola e una leggenda?

E tutto vero. Se vuole mi tolgo la camicia e le faccio vedere la cicatrice di un colpo di machete.

 

Come se l’avessi vista. Cosa faceva li?

Ero con le truppe palestinesi in appoggio al generale cubano Arnaldo Ochoa.

 

Conobbe il Lider Maximo?

Fidel era un grande uomo, un’intelligenza unica. Sapeva fare le moltiplicazioni a cinque numeri a memoria. Mi ricordo che durante una riunione dei Paesi non allineati a L’Avana, Arafat piombo a Cuba un giorno prima. Fidel era impegnato, non sapevo come intrattenerlo. Ho inventato una cena palestinese a casa dell’ambasciatore. Ma era sulle spine. Quando era nervoso guardava i cartoni animati e muoveva il piede. Tornati a casa, comincio a chiedermi perche Castro non fosse venuto a omaggiarlo. Lo misi a letto con la cuffia di lana. Dopo due ore si era alzato urlando: voleva tirare giu la bandiera e ripartire. Sarebbe stata una crisi senza precedenti. Finalmente a mezzanotte Fidel, avvisato da me, mi chiese venire. E appena si videro, si abbracciarono.

fidel castro e pupi dangeri

 

Quali negoziazioni ricorda?

Durante la guerra del Golfo del ’91, Arafat mi spedi da Saddam Hussein. Dopo dodici ore in macchina dalla Giordania arrivai all’hotel Al-Rashid a Baghdad. Mi vennero a prendere con una Mercedes e mi portarono nel deserto. Saddam mi aspettava sotto una lussuosa tenda fumando uno dei suoi adorati sigari. Mi regalo un orologio dell’aviazione irachena, che porto ancora. Gli dissi che l’Olp gli avrebbe revocato l’appoggio. Si infurio, mi congedo velocemente. Il mattino seguente era sparito, lasciandomi li nel nulla con la vecchia Mercedes.

 

Con i leader italiani come sono stati i suoi rapporti?

Sono stato uno dei mediatori per i casi Sigonella e Achille Lauro. Con Andreotti e Craxi ho avuto una lunga trattativa, erano persone di altissimo livello.

 

E Silvio Berlusconi?

VASA VASA DANGERI

Sono stato il trait d’union tra lui e Arafat, dal ’97 fino alla sua morte nel 2004. Il Cavaliere era un mediatore di pace vero.

 

Come James Bond e stato anche un playboy. Si parla di sue liaisons con Lady D, Kate Moss, Christy Turlington…

Un gentiluomo non parla mai delle sue relazioni, perche  le donne vanno accarezzate come petali di rosa, amate, mai contate. L’Avvocato Agnelli mi ha insegnato che non si deve mai parlare di queste cose.

 

PUPI DANGERI

Anche lei ha subito il suo fascino?

Lo frequentai quando vivevo a New York. Andavamo al Mayfair Regent Hotel da Sirio Maccioni e prendeva i cappelletti in brodo. Una sera incautamente gli chiesi il perche. Disse: «Con una mano mangio, con l’altra tocco». Era curiosissimo, aveva una classe unica, che ho sempre tentato di copiare.

 

Come ha conosciuto quella che e diventata sua moglie?

Negli anni Ottanta diventai uno dei soci fondatori della stilista Donna Karan. Quando non ero con Arafat, andavo a qualche sfilata. Lei era la top model di Chanel. La prima volta che la vidi impazzii. Le chiesi di uscire, per tre mesi disse di no. Quando accetto, dopo poche settimane ci sposammo.

 

Finalmente un periodo tranquillo?

Macche, Arafat mi avverti che la mia famiglia era in pericolo. Dovevo portarli in un luogo protetto. Partirono per l’isola di Anguilla ai Caraibi, con 27 guardie del corpo. Per sei anni non ho potuto piu vedere i miei figli, Teava e Stefan. E stato un dolore immenso.

PUPI DANGERI

 

E molto vicino a Papa Francesco?

Lo incontrai il giorno della sua elezione. Guardandolo negli occhi, gli dissi: «Don

Jorge, Sua Santita, sono dinanzi a un miracolo». Perche? mi chiese. «Questa volta e arrivato prima Gesu Cristo dei cardinali, se no non l’avrebbero mai eletta».

 

Quanta confidenza.

PUPI DANGERI

Quando studiavo a Torino dai gesuiti ed ero l’unico che parlava spagnolo, avevo conosciuto Padre Jorge Bergoglio. Aveva una chierica grossa come cinquecento lire d’argento.

 

L’ultima volta che il capo dell’Olp venne a incontrare Papa Wojtyla fu lei ad accompagnarlo?

Un giorno Arafat mi disse che doveva assolutamente andare dal Santo Padre.

Avevano un rapporto molto forte. Lo andai a prendere con il mio aereo, anche se Ariel Sharon non voleva lasciarlo uscire da Gaza. Fu uno dei momenti piu difficili della mia vita. Arrivati in Vaticano, Arafat disse: «Santita e l’ultima volta che ci vediamo, sono venuto a salutarla. So che mi uccideranno». Ho visto il Papa con gli occhi lucidi.

LE SCARPE STILE BRIATORE DI PUPI DANGERI

 

Com’e morto Arafat?

E stato avvelenato. Andai al funerale in Egitto. Quel giorno se ne era andato non solo un grande leader, ma l’uomo che per me era stato come un padre.

 

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...