1- IL J’ACCUSE DI GOTTI TEDESCHI AL PAPA: LA BANCA DEL VATICANO, COME AI TEMPI DI MARCINKUS QUANDO “RIPULIVA” IL DENARO DELLA MAFIA E DELLA BANDA DELLA MAGLIANA 2- PRIMA DELLA PERQUISIZIONE, GOTTI TEDESCHI HA FATTO I NOMI DI QUEI CLIENTI CHE ANCORA OGGI USANO LO IOR PER “RIPULIRE” IL DENARO. QUALI? ANZITUTTO UN GIOVANE PRETE AMMINISTRATORE DELLA CURIA DI TRAPANI - LA DIOCESI A PIÙ ALTA INFILTRAZIONE MAFIOSA, TERRENO DI LATITANZA DI MATTEO MESSINA DENARO, L’ULTIMO PADRINO - CHE ALL’INSAPUTA DEL VESCOVO FRANCESCO MICCICHÈ SI CREDE APRISSE CONTI ALLO IOR PER CONTO DELLA DIOCESI 3- GOTTI TEDESCHI SI È VISTO CROLLARE IL MONDO SOTTO I PIEDI QUANDO HA CAPITO CHE GERONZI ERA DIVENUTO SUO NEMICO. E CON LUI ALTRI BANCHIERI E UOMINI D’AFFARI VICINI A BERTONE: ANTONIO FAZIO E PROFITI. MA ANCHE BISIGNANI E ANGELO BALDUCCI

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Ettore Gotti Tedeschi non ha mai incontrato privatamente il Papa. Ma stava cercando di farlo, pochi giorni prima che il board dello Ior lo sfiduciasse. Aveva intenzione di fare a Ratzinger nomi e cognomi di coloro che lui chiama "diavoli", uomini di chiesa o vicini alla chiesa che a suo dire remano contro.

 

Prima della perquisizione, due giorni fa, dei carabinieri con delega della procura di Napoli nella sua abitazione, Gotti Tedeschi stava raccogliendo i documenti - non ancora un memorandum, che egli peraltro non ha mai detto avesse intenzione di redigere - da esporre al Papa perché almeno lui si rendesse conto. Il contenuto è sostanzialmente uno scambio di mail, fitto e sempre più intenso, tra lui e il segretario personale del Papa, quel Georg Gänswein che egli ha sempre pensato essere dalla sua parte.

 

A Gänswein, ma anche alle poche persone entro le mura leonine di cui si fidava, Gotti Tedeschi ha fatto nomi e cognomi di "coloro che ostacolano il mio lavoro volto ad adeguare lo Ior alle regole della trasparenza internazionale". E, soprattutto, i nomi di quei clienti che ancora oggi si dice intendano usare lo Ior per "ripulire" il denaro o quantomeno per occultarne la provenienza.

 

Quali? Anzitutto un giovane prete amministratore della curia di Trapani - la diocesi a più alta infiltrazione mafiosa, terreno di latitanza di Matteo Messina Denaro, l'ultimo padrino - che all'insaputa del vescovo Francesco Miccichè si crede aprisse conti allo Ior per conto della diocesi.

 

Miccichè sembra fosse all'oscuro dei soldi che dalla sua curia transitavano verso Roma, ma intanto, pochi giorni prima che lo scandalo uscisse sui giornali, il 19 maggio, il Vaticano l'ha sollevato dai suoi incarichi, come a dire: noi siamo puliti, la colpa è della mancata vigilanza del vescovo.

 

E oggi non sono pochi Oltretevere coloro ai quali i pressunti conti aperti dal giovane prete richiamano alla memoria la controversa pagina dei depositi creati da Paul Casimir Marcinkus, governatore dello Ior ai tempi di Karol Wojtyla, per conto di Pippo Calò, cassiere dei Corleonesi, e da Renatino De Pedis, boss della banda della Magliana.

 

Ma i documenti che Gotti Tedeschi stava raccogliendo volano anche più in alto. Da tempo sentiva di aver perso la fiducia del segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone. Il motivo è uno: metteva in pericolo l'autonomia della Città del Vaticano come stato sovrano, introducendo uomini e norme tali da configurarlo come un soggetto alla mercé dell'Italia e dei suoi poteri bancari e giudiziari.

 

A lui veniva imputata la colpa di aver chiamato a gestire l'operazione "white list" uomini della Banca d'Italia come Marcello Condemi e Francesco De Pasquale, affidando al primo la stesura della legge 127 per il controllo, da parte dell'Autorità d'informazione finanziaria del cardinale Attilio Nicora, delle operazioni finanziarie di tutti gli uffici legati alla Santa Sede: legge entrata in vigore il 1° aprile 2011.

 

Insieme lo si accusava di aver rinunciato a esigere una rogatoria internazionale, invece di presentarsi spontaneamente alla magistratura di Roma - come fece il 30 settembre 2010 - per un interrogatorio riguardante operazioni dello Ior. Negli ultimi mesi a fare sponda con Bertone c'era il direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani. Cipriani era il garante presso Bertone della possibilità che lo Ior acquistasse il San Raffaele, un'operazione alla quale Gotti Tedeschi si è opposto.

 

La stilettata di Cesare Geronzi

Gotti Tedeschi si è visto crollare il mondo sotto i piedi il 9 dicembre scorso. In un'intervista al Corriere della Sera, il banchiere Cesare Geronzi spiegava che, è vero, "molto ordine è stato fatto, da un po' di tempo, nell'economia e nella finanza vaticane". Ma "Ettore Gotti Tedeschi, che è stato anche consulente di Tremonti" è "un personaggio ritenuto preparato che si è particolarmente esercitato nella demografia".

 

Un giudizio personale ironicamente sprezzante. Gotti Tedeschi ha capito che Geronzi era divenuto suo nemico. E con lui altri banchieri e uomini d'affari vicini a Bertone: Antonio Fazio e Giuseppe Profiti. Ma anche Luigi Bisignani e il gentiluomo di Sua Santità Angelo Balducci.

 

Gotti Tedeschi era pronto a raccontare al Papa anche dei suoi alleati in curia: i cardinali "diplomatici" Angelo Sodano, Giovanni Battista Re, Agostino Cacciavillan e Attilio Nicora, esponenti di lusso della vecchia scuola diplomatica che fino a ieri mal sopportavano la gestione "più Vangelo meno diplomazia" di Bertone.

Fino a ieri, perché ventiquattro ore fa un'intervista non firmata di Sodano apparsa sull'Osservatore Romano (come dire: le domande sono queste e queste sono le risposte) sembra aver chiuso la partita: l'istituzione fa quadrato e salva se stessa.

 

 

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