1- L´ARRESTO DEI DUE MARÒ ITALIANI IN INDIA È LA PRIMA RUOTA CHE S´INCEPPA, LA PRIMA GRANA CHE IL GOVERNO DI "SUPERMARIO" NON RIESCE A RISOLVERE. ANZI, SI AGGRAVA OGNI GIORNO DI PIÙ. E PRIMA CHE SI TRASFORMI NELLA ‘SIGONELLA DI MONTI’, IL PREMIER HA DECISO DI OCCUPARSENE DIRETTAMENTE “COMMISSARIANDO” TERZI DI SANTAQUALCOSA 2- LA TATTICA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI, DI NON COMPORTARSI IN MANIERA RUVIDA CON LA CONTROPARTE INDIANA, NON HA PORTATO RISULTATI: NON È RIUSCITO A INCONTRARE LE FAMIGLIE DEI PESCATORI UCCISI, NON È RIUSCITO A EVITARE IL CARCERE AI MARINAI, HA FALLITO NELL´OFFERTA DI UN RISARCIMENTO ECONOMICO. “L´UNICA COSA CHE È RIUSCITO A OTTENERE È CHE I MARÒ MANGINO IN CELLA GLI SPAGHETTI INVECE DEL RISO AL CURRY” 3- SARÀ UN CASO MA IL SOTTOSEGRETARIO DE MISTURA IERI SI È OPPOSTO "FISICAMENTE" AL TRASFERIMENTO IN CARCERE DEI DUE FUCILIERI ITALIANI E MASSOLO, IL SEGRETARIO GENERALE DELLA FARNESINA, HA URLATO AL TELEFONO CON L´INCARICATO D´AFFARI INDIANO A ROMA, SAURABH KUMAR, PER ESPRIMERE TUTTA L´IRRITAZIONE ITALIANA

1- LA MISSIONE DI TERZI IN INDIA SI È RISOLTA IN UN BUCO NELL´ACQUA - L´ANSIA DI NAPOLITANO
Francesco Bei per La Repubblica

È la prima ruota che s´inceppa, la prima grana che il governo di "SuperMario" non riesce a risolvere. Anzi, si aggrava ogni giorno di più. La vicenda dei due marò italiani arrestati in India, inizialmente delegata da Monti alla Farnesina, è fonte di una crescente preoccupazione a palazzo Chigi. Ma il premier inizia a nutrire qualche perplessità anche sulla linea di condotta, giudicata finora poco efficace del ministro degli Esteri Giulio Terzi.

Una questione che è stata dibattuta a lungo ieri sera anche in Consiglio dei ministri dopo una relazione dello stesso Terzi. Un´esposizione che è sembrata a molti quasi un´autodifesa preventiva per l´evidente avvitarsi della situazione. Terzi, informa il comunicato di palazzo Chigi, «ha illustrato le iniziative da lui stesso attuate durante la visita in India, i costanti sforzi del sottosegretario De Mistura e delle nostre Autorità diplomatico-consolari». Sforzi, tuttavia, che finora hanno prodotto pochi risultati. Tanto che anche Napolitano, sempre più preoccupato, ha iniziato a monitorare da vicino l´evolversi della vicenda.

L´inviato di Terzi nel Kerala, il sottosegretario De Mistura - che forse non a caso ieri si è opposto "fisicamente" al trasferimento in carcere dei due fucilieri italiani - ha collezionato infatti una serie di insuccessi. Non è riuscito a incontrare le famiglie dei pescatori uccisi, non è riuscito a evitare il carcere ai marinai, ha fallito nell´offerta di un risarcimento economico. «L´unica cosa che è riuscito a ottenere - raccontano i maligni nel governo - è che i marò mangino in cella gli spaghetti invece del riso al curry».

Ma anche la missione del ministro degli Esteri in India, di cui Terzi ha riferito ieri a palazzo Chigi, si è risolta in un buco nell´acqua. Tanto che lo stesso Monti avrebbe iniziato a chiedersi se non fosse stato meglio soprassedere. «Ma la missione in Asia, con la tappa a New Delhi - si difendono dalla Farnesina - era programmata da due mesi e sarebbe stato controproducente cancellarla. Gli indiani l´avrebbero preso come un affronto e la posizione dei nostri si sarebbe aggravata».

È la difesa dell´impostazione improntata alla massima «cautela» che Terzi ha fin qui dato al problema. Quella linea che l´ha portato nella capitale indiana accompagnato da una folta delegazione di imprenditori, a partire dal presidente della Piaggio Roberto Colaninno, per una missione improntata più al business che alla politica di fermezza per chiedere il rilascio dei militari.

Una tattica rivendicata anche nei comunicati in lingua inglese della Farnesina, nei quali si ripete che Terzi ha dato l´ordine di evitare di agire «hastily», di comportarsi in maniera ruvida o troppo precipitosa con la controparte indiana. Una condotta che non ha portato risultati. Da qui le perplessità di Monti. Sarà un caso ma già da ieri, complice la drammatica decisione di trasferire in cella i due soldati, la politica italiana è virata sensibilmente.

Non solo De Mistura si è opposto al carcere con inusitato vigore, ma Giampiero Massolo, il segretario generale della Farnesina, ha urlato al telefono con l´incaricato d´affari indiano a Roma, Saurabh Kumar, per esprimere tutta l´irritazione italiana per l´ordinanza del tribunale di Kochi. Il fatto è che anche la politica inizia a muoversi e soprattutto il Pdl ha fatto intendere chiaramente a Monti che ormai la misura è colma e il tempo delle cautele diplomatiche è finito.

«L´Italia non si pieghi», chiede l´ex ministro degli Esteri Frattini. Mentre Ignazio La Russa e Giorgia Meloni hanno organizzato per oggi una maratona oratoria davanti al Pantheon. Il Pdl è in fibrillazione e mette sotto accusa apertamente il governo. Per l´ex sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, «si sta muovendo malissimo, senza decisione, senza autorevolezza e senza realismo».

L´allarme tra i vertici istituzionali è massimo e anche Gianfranco Fini, in visita negli Usa, ieri ha discusso della questione marò con Janet Napolitano, segretario di Stato per la sicurezza interna americana. L´arresto dei marò non sarà la Sigonella di Monti, ma il premier ha deciso d´ora in poi di occuparsene direttamente.

2- "I MARÒ DEVONO ANDARE IN CARCERE" MA DE MISTURA BLOCCA L´INGRESSO È SCONTRO TRA ROMA E NEW DELHI - BRACCIO DI FERRO NELLA NOTTE PER IMPEDIRE LA CUSTODIA TRA I DETENUTI COMUNI
Vincenzo Nigro per La Repubblica

Alle 2,30 di notte, nel carcere di Trivandrum, va in scena uno scontro durissimo fra Italia e India sulla sorte dei 2 marò arrestati con l´accusa di avere ucciso 2 pescatori. Mentre scriviamo, da ore il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura è nell´anticamera del direttore del carcere, assieme ai due soldati italiani che sono stati trasferiti dal tribunale di Kollam.

De Mistura ha bloccato l´ingresso dei due in cella, e con un sms inviato ai giornalisti italiani in India spiega che «su mio rifiuto di farli entrare in cella, i due militari non sono entrati: non mi muovo da qui fino a quando non avremo chiarito una situazione inaccettabile».

Nel suo messaggio l´inviato del governo Monti continua: «In nessun Paese al mondo questo verrebbe accettato e noi non lo accettiamo. Una cosa è seguire il processo giudiziario locale, cosa che abbiamo fatto con perizie, avvocati, ma è ben altra cosa che nel frattempo militari italiani e in uniforme, e in missione ufficiale all´estero, per un incidente avvenuto in acque internazionali, siano messi in un centro di detenzione per delinquenti comuni. E´ inaccettabile e quindi non mi muovo da qui fino a quando si è trovata una soluzione appropriata».

Da un momento all´altro l´accordo potrebbe essere trovato, o semplicemente gli inviati italiani potrebbero essere costretti con la forza a lasciare il carcere. La crisi è precipitata dopo che in mattinata il giudice A. K. Gopakumar aveva accettato la richiesta della polizia per altri 14 giorni di detenzione, trasferendo i soldati in un carcere normale. Fino a ieri i due marines avevano alloggiato prima in una guest house della polizia a Kochi, la città dove era stata fermata la petroliera Enrica Lexie; poi erano stati trasferiti al "police club" di Kollam, sede del tribunale che li giudicherà.

Il magistrato indiano ieri ha deciso la detenzione in una struttura separata, che non è prevista dal codice indiano, ma poi - salomonicamente - ha raccomandato che i due marò venissero rinchiusi lontano dagli altri carcerati, che potessero godere di assistenza medica e potessero avere assistenza consolare «per un´ora al giorno dalle 10 alle 13».

Evidentemente però il direttore del carcere di Kollam non era pronto a costruire qualcosa di particolare per i 2 militari italiani. De Mistura è arrivato in nel carcere direttamente da New Delhi, dove disperatamente aveva chiesto al vice-ministro degli Interni e ai capi politici e militari del governo indiano di trovare una soluzione di compromesso. Appena entrato in carcere ha ripetuto che i due non potevano finire neppure per una notte in una cella adiacente a quelle di criminali comuni.

Nel primo pomeriggio il tribunale di Kollam era affollato come mai e oppresso da un caldo infernale. Il primo a parlare è stato l´avvocato difensore Suhail Dutt, che prevedendo la conferma dell´arresto, ha chiesto un trattamento di rispetto per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, visto che erano a bordo della Enrica Lexie "on duty", in servizio di Stato. Poi ha parlato l´accusa, che ha ripetuto la richiesta della polizia: altri 14 giorni di arresto e passaggio al carcere normale.

Il giudice si è ritirato per un´ora interminabile in camera di consiglio, e ha poi letto un´ordinanza in cui stabiliva l´invio dei due in carcere, lasciando però la porta aperta ad una scelta "creativa" da parte della direzione delle prigioni del Kerala.

Nella notte la trattativa è stata di sicuro difficilissima: la polizia e le prigioni del Kerala rispondono al governo locale, guidato dal chief minister Oommen Chandy che sulla vicenda degli italiani si gioca tutto il suo prestigio di leader di un paese con 2 milioni di pescatori e di loro familiari.

Chandy ieri nel Parlamento locale si è scontrato con i deputati del Left Democratic Front. L´Ldf accusa Chandy di essere debole con gli italiani, di aver garantito ai marines «una ospitalità in albergo a 5 stelle». Il premier ha risposto dicendo che «non vi sarà nessuna clemenza per chi è responsabile della morte di due pescatori del Kerala», ma nonostante abbia fatto la faccia feroce i deputati del Partito comunista e del Partito socialista rivoluzionario hanno abbandonato la sala. Rendendo ancora più nero il futuro dei due fucilieri di Marina italiani.

 

MARIO MONTI GIULIO TERZI DI SANTAGATA GIULIO TERZI DI SANTAGATA MASSIMILIANO LATORRE SALVATORE GIRONE IN INDIA MASSIMILIANO LATORRE SALVATORE GIRONE IN INDIA INDIA MASSIMILIANO LATORRE E SALVATORE GIRONE MARIO MONTI Giampiero MassoloDE MISTURAFRANCO FRATTINI MASSIMILIANO LATORRE E SALVATORE GIRONEMASSIMILIANO LATORRE SALVATORE GIRONE IN INDIA MASSIMILIANO LATORRE SALVATORE GIRONE IN INDIA india maro' italiani

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