1- IL FUTURO DEL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA SI STA TRASFORMANDO IN GUERRA PER BANDE 2- SCENDE IN CAMPO DIRETTAMENTE IL GRAN BURATTINAIO DEL PD ROMANO (NON SOLO) E FONDATORE DEL FESTIVAL DI ROMA, GOFFREDO BETTINI: GIÙ LE MANI DA PIERA DETASSIS! 3- MAIL BOMBASTICA A DAGOSPIA IN RISPOSTA AL LETTERA DI BETTINI AL “MESSAGGERO” 4- “LA CANDIDATURA MULLER BY ALEMANNO-POLVERINI HA SCONVOLTO IL DISEGNO DI BETTINI, IL QUALE CONTAVA DI FAR RICONFERMARE RONDI PER UN ANNO IN CONCOMITANZA CON L'ELEZIONE A SINDACO DI ZINGARETTI, CON RITORNO DI BETTINI ALLA PRESIDENZA DEL FESTIVAL” 5- MA NON C’È SOLO LA POLITICA: “BETTINI STA DIFENDENDO INTERESSI MOLTO PARTICOLARI: LA SORELLA, FABIA È CONSULENTE DELLA DETASSIS. L'AZZERAMENTO VOLUTO DA ALEMANNO LASCEREBBE A CASA TUTTE LE COLLABORAZIONI LEGATE ALLE ATTUALI CARICHE. COMPRESA QUELLA DI CURATORE DELLA SEZIONE ALICE, GIANLUCA GIANNELLI, MARITO DI FABIA E COGNATO DI BETTINI: QUEST' ULTIMO HA PROVVEDUTO A PIAZZARE NEL FESTIVAL, PROPRIO COME IL PIÙ TRADIZIONALE POLITICO DI DESTRA, MOLTE PERSONE A LUI LEGATE DA VINCOLO FAMILIARE”

1- DOPO ZINGARETTI, IL PD LANCIA GOFFREDO BETTINI CONTRO MULLER
Lettera di Goffredo Bettini al Messaggero

Sento il dovere di intervenire circa il Festival del Cinema di Roma, avendolo insieme con Veltroni, fondato e poi diretto, come presidente, nei suoi primi tre anni di vita. È stata l'esperienza più bella della mia vita: grazie a un gruppo di professionisti straordinari si è costruito da zero un evento culturale tra i più importanti nel mondo. Tuttavia, ci toccò contrastare veti, diffidenze e volgarità. Un po' in solitudine: tutto, infatti, si è realizzato con risorse locali e con un autofinanziamento che nessun altro festival può vantare.

Per preservare questo gioiello, immediatamente dopo la vittoria di Alemanno, decisi di lasciare il mio incarico. Era evidente l'imbarazzo politico mio e del sindaco. Chiesi solo il rispetto per un patrimonio ormai di tutti. Rispetto che, fino a qualche giorno fa, in verità c'è stato. Così nel corso degli ultimi anni si sono rasserenati gli animi e le collaborazioni intrecciate positivamente. Grazie anche a tante persone di buona volontà (oltre la sinistra) che hanno facilitato il dialogo: Giampaolo Letta, Andrea Mondello, Salvo Nastasi e altri amici del festival.

Tutto quindi ci si poteva aspettare, tranne un colpo di mano, che produce scasso e prepotenza. Scasso: perché è impensabile decidere un nuovo direttore artistico all'insaputa del presidente Rondi, che è il solo titolato ad avanzare la proposta nel cda e che già pubblicamente si è espresso per la riconferma della sua squadra; così come è impensabile concertare la designazione in una riunione (di partito?) tra soli due soci, escludendo tutti, compreso il presidente della provincia Zingaretti che, in proporzione alle sue disponibilità, dà un contributo assai rilevante alla manifestazione. Vi immaginate il governatore del Veneto che impone il direttore della Mostra di Venezia?

Ma, anche, prepotenza. Perché qui non si sta discutendo sulle capacità di Müller. Qui prima di tutto si sta decidendo di rimuovere una delle più brave professioniste italiane, senza averle dato minimamente la possibilità di esprimere le sue idee per il futuro e di resocontare i risultati ottenuti. Stiamo parlando di Piera Detassis, la quale con sobrietà, pazienza, tenacia, intelligenza e signorilità (dote poco apprezzata nelle stanze della presidente Polverini) ha costruito pezzo per pezzo, e in armonia, l'edificio del festival.

Si è detto: ma quest'anno è emerso un deficit di 1.300.000 euro. E' una vera vigliaccata attaccare con questo falso argomento: il ministro Galan ha dimezzato il già esiguo contributo governativo; gli sponsor privati (di cui vive il festival) hanno risentito inevitabilmente di una crisi drammatica; la regione tanto attiva sugli organigrammi, dal 2009 non versa 3 milioni del suo contributo dovuto determinando così pesantissimi interessi passivi. Rondi e il direttore generale Francesca Via, hanno, in realtà, già fatto miracoli tagliando 5 milioni di uscite rispetto al passato.

Infine, la mia opinione su Müller. Non discuto le sue doti. Discuto l'opportunità di metterlo al posto della Detassis. Le idee che ha espresso (sentendosi già inelegantemente direttore artistico) sono, al netto di un po' di fumo, esattamente quello che ha fatto e può fare di più il Festival di Roma; la sua cifra alternativa a Venezia per la quale anch'io mi sono tanto battuto. Così come è sconcertante (cito ancora la Polverini) sostenere che Müller garantirà un rango internazionale all'evento; il quale, fin dalla prima edizione si è affermato come una grande vetrina mondiale.

Insomma il mio timore, è invece, che Müller dopo aver consumato rotture difficilmente sanabili prima con Roma e poi con Venezia, porti una carica di conflittualità e di rivalsa assai dannosa. Non so come andrà a finire. Se Rondi verrà epurato. Se i membri a dir poco perplessi del cda verranno coartati. Se la provincia sarà costretta a prendere atto della sua esclusione totale. Non mi pare scontato. Vedremo. I rapporti di forza sono quelli che sono. E la destra, anche sul cinema pare ragionare come su tutte le altre aziende: da padrona. Ma i rapporti di forza non sono eterni.

3- LETTERA A DAGOSPIA CONTRO GOFFREDO BETTINI
Riceviamo e pubblichiamo:

1- Goffredo Bettini è sceso in campo dopo un silenzio di anni per difendere la nomina della Detassis motivandola come una lotta di principio e di merito contro i soprusi della destra.

La verità è che l'entrata in scena della Polverini, con la candidatura di Muller, ha completamente sconvolto il disegno di Bettini, il quale contava di far riconfermare Rondi per un anno in maniera tale che la carica di presidente si fosse resa disponibile l'anno successivo in concomitanza con le date per l'elezione del sindaco, cosicchè, in caso di vittoria di Zingaretti, che è cresciuto ed è stato designato come candidato alla Provincia nell'entourage di Bettini, lo stesso Bettini avrebbe potuto aspirare al ritorno alla Presidenza del Festival che dovette lasciare dopo la vittoria di Alemanno.

Non solo la politica. Ma molti sanno che Bettini sta difendendo strenuamente interessi molto particolari: la sorella, Fabia, infatti, è consulente della Detassis che la nominò in questo ruolo dopo essere stata nominata direttore: l'azzeramento voluto da Alemanno, come è evidente, lascerebbe a casa tutte le collaborazioni legate alle attuali cariche. Compresa quella di curatore della sezione Alice, Gianluca Giannelli, marito di Fabia e cognato di Bettini: quest' ultimo ha provveduto a piazzare nel festival, proprio come il più tradizionale politico di destra, molte persone a lui legate da vincolo familiare.

In Inghilterra, in Francia e in Germania, permetterebbero mai ad un politico di entrare così pesantemente in gioco se legato da rapporti di parentela cosi stretti con membri coinvolti in una istituzione oggetto di tale polemica? Il conflitto di interessi, non era un tratto caratteristico della destra? Ed è anche questa la ragione per la quale la posizione ufficiale del PD appare assai più sfumata su Muller, esprimendo anche un certo imbarazzo per le posizioni così polemiche di Bettini e del PD romano che ha trasformato il più brillante e avanguardista Direttore della Biennale, ovvero Muller, in un rappresentante della destra e Rondi e Detassis (che dirige un mensile della Mondadori, "Ciak"), in campioni della sinistra?

2- Ora la sinistra difende il lavoro della Detassis ma tutti sanno, e hanno scritto, che il concorso internazionale del Festival di Roma è sempre stato la sezione più debole e discutibile (tanto che la giuria internazionale, quest' anno, si è lamentata per il basso livello della selezione: Morricone se ne è dovuto fare portavoce). E' questa la vera ragione per la quale il lavoro della Detassis viene considerato largamente insufficiente sia dai soci sia da tutti gli operatori specializzati, mentre il prestigio di Muller viene comprensibilmente ritenuto un fattore decisivo per elevare il livello del concorso, responsabilità della Detassis, le cui performance sono stati insufficienti e stentate in tutti i suoi tre anni di direzione.

3- Tutto questo disegna un panorama della sinistra che conferma mancanza di lucidità, scarsissimo coordinamento interno, progetti dettati unicamente da ambizioni personali, interessi familiari e calcoli politici. L'ultima cosa che interessa a questa sinistra è la cultura: possibile che nessun membro di livello, da Bersani in giù, abbia pensato di intervenire in quella che Bettini ha trasformato in una guerra personale, locale e provinciale?

 

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