mario draghi

ADDIO MANUALE CENCELLI, AI PARTITI RESTERÀ SOLO LA RAI - SULLE NOMINE NELLE AZIENDE PUBBLICHE DRAGHI CAMBIA METODO: NIENTE TAVOLO CON I PARTITI E STOP AI CDA SPARTITI A TAVOLINO. A GESTIRE IL DOSSIER NOMINE SARÀ SOLTANTO PALAZZO CHIGI E L’AZIONISTA FORMALE (QUASI SEMPRE IL TESORO), AZIENDA PER AZIENDA. GLI UNICI CHE SARANNO ASCOLTATI SARANNO GIULIANO AMATO, PAOLO GENTILONI, GIANNI LETTA, GIAVAZZI E ARESU, GIORGETTI E BRUNETTA – L’UNICO CONTENTINO PER I PARTITI SARÀ LA TIVÙ PUBBLICA, CHE RIMARRÀ L’UNICA RISERVA DI CACCIA DELLA POLITICA

Occhio di Lince per www.tag43.it

 

mandraghi

Mario Draghi, si sa, preferisce fare piuttosto che parlare. E se c’è una cosa su cui vuole evitare non solo dichiarazioni, ma anche chiacchiere e voci dal sen fuggite, è l’esercizio dei suoi poteri. E il potere di nomina, a maggior ragione.

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

Per questo non ha detto, né mai dirà, di aver già fatto una vera e propria rivoluzione, a proposito di nomine: ha abolito il tavolo. Sì, parlo delle famose riunioni intorno a un qualche tavolo, a Palazzo Chigi ma anche altrove, che i diversi governi che si sono trovati a fare nomine hanno sempre convocato in modo da organizzare la spartizione tra tutte le forze di maggioranza.

 

stefano buffagni

La logica era quella di concentrare le scelte in un unico momento, prescindendo dalle scadenze dei cda delle singole società o dei vertici degli enti – cosa, questa, che spesso costringeva a tenere aperte per settimane se non mesi le assemblee che poi dovevano ratificare decisioni prese altrove – per poter affrontare meglio la attribuzione degli incarichi. Infatti, più nomine c’erano in ballo, meglio si poteva accontentare tutti, parlando in ottica manuale Cencelli.

 

Saltano i tavoli del manuale Cencelli

MARIO DRAGHI - CONFERENZA STAMPA

I fessacchiotti avevano creduto che quella logica lottizzatoria sarebbe sparita con l’arrivo nelle stanze dei bottoni dei grillini. Vedrai che i pentastellati metteranno fine a quello scandalo, dicevano sicuri di sé gli ingenui. Invece, si sono rivelati più affamati dei dorotei. E non solo di presidenze, di amministratori delegati, direttori generali, consiglieri di amministrazione e collegi sindacali. No, anche di posizioni gestionali minori, per quanto rilevanti.

 

fabrizio salini marcello foa

Della serie, non si butta via niente. Ora ve ne racconto una. L’altro giorno incontro un uomo che è stato alla presidenza di un grande istituto pubblico. Mi dice: «Sai, quando ero al vertice, ogni anno venivano dei politici, solitamente sottosegretari ma anche parlamentari di peso, a raccomandarmi un dirigente interno per essere promosso a una posizione apicale.

 

Dario Scannapieco

La cosa buffa che il raccomandato era sempre lo stesso, mentre i suoi sponsor cambiavano, ogni volta erano di un partito diverso. Siccome li ascoltavo, dicevo loro “vedrò quello che posso fare” e poi buttavo via l’appunto, durante la mia presidenza quel dirigente è riuscito a farsi segnalare da tutto l’arco costituzionale. Poi io sono uscito, ma qualche tempo fa ho saputo che quel tizio aveva finalmente raggiunto il suo scopo. Sai chi l’aveva raccomandato centrando il bersaglio? Il grillino Stefano Buffagni».

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

La Rai il solo osso che lascerà ai partiti

Ma torniamo a Draghi. Il presidente del Consiglio ha dato disposizione che le nomine si fanno una per una, di volta in volta che ci sono le scadenze (da rispettare). Quindi niente tavolo con i partiti, niente grande spartizione.

 

fabrizio palermo

Inoltre le scelte le farà palazzo Chigi, d’intesa con l’azionista formale (che è quasi sempre il Tesoro) e sentito il ministro di competenza. Facciamo due esempi di stretta attualità: per Cdp – che significa decidere se confermare o meno Fabrizio Palermo e nel caso che no se sostituirlo con Dario Scannapieco, la partita è solo tra loro due – a decidere sarà Draghi con il ministro Daniele Franco; per Ferrovie sarà Draghi con Franco, sentito il ministro Enrico Giovannini (al quale sarà concessa una sola risposta valida: «Prendo atto»).

MARIO DRAGHI GIANCARLO GIORGETTI

 

Poi naturalmente alle orecchie di Draghi si saranno affollati in molti a suggerire questo o quello, ma vi assicuro che le uniche parole ascoltate saranno quelle di (in ordine decrescente di peso): Giuliano Amato, Paolo Gentiloni, Gianni Letta, Francesco Giavazzi, Alessandro Aresu (a proposito, ottimo il pezzo di Tag43 sul professorino astro nascente), Giancarlo Giorgetti, Renato Brunetta.

 

le orecchie di roberto garofoli

Parleranno ma saranno ascoltati poco o niente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e il suo capo di gabinetto Antonio Funiciello. Domanda: ma se Draghi agisce così, non rischia di farsi male da solo irritando i leader di partito che lo devono sostenere oggi e magari domani eleggere al Quirinale? Risposta: Draghi è tutto meno che accorto, lascerà ai partiti la Rai. Lì proprio non metterà becco, che se la spartiscano pure. Ora scusate, vi lascio. Devo andare dal mio padre spirituale confessarmi.

ANTONIO FUNICIELLOrenato brunetta mario draghi

fabrizio palermo giovanni gorno tempini dario scannapiecomario draghi non scopre le carte

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