ALI-MORTÉ! - A OSCAR GIANNINO NON È BASTATO IL DECLINO DI “FARE”, TRA MASTER FINTI E LAUREE DI PLASTICA: TORNA IN POLITICA CON “ALLEANZA LIBERALDEMOCRATICA PER L’ITALIA” (ALI)

Bruno Guarini per www.formiche.net

La passione politica e civile cova sotto la scorza del polemista e dell'editoriale. E forse la sua parabola alla testa di Fare per fermare il declino ha provocato in Oscar Giannino una sorta di voglia di rivincita. Sarà così, o forse no, sta di fatto che la firma economica del Messaggero e di Radio 24, già al Foglio e al Riformista, è tornato a elaborare e a proporre progetti politici.

GIANNINO VUOLE FARE MA NON CON BOLDRIN
Secondo alcune indiscrezioni raccolte in ambienti di Fare, il movimento ora capitanato dall'economista Michele Boldrin, Giannino sta partecipando ad alcune riunioni preparatorie di un movimento politico che possa federare le varie anime liberali sparse, e un po' in pena, che puntano tra l'altro a drenare i consensi in uscita dal Pdl.

OSCAR CON LE ALI
L'obiettivo, condiviso anche esponenti liberali e liberisti di Milano come l'avvocato Alessandro De Nicola e l'ex assessore della giunta Moratti, Edoardo Croci, è quello di costituire una Alleanza liberaldemocratica per l'Italia (Ali). Giannino, De Nicola e Croci, insieme ad altri professionisti di ispirazione liberale come l'avvocato Alberto Saravalle e l'ex segretario generale Antitrust, Alberto Pera, puntano a fare di Ali un collante per le formazioni liberali all'interno dell'europea Alde.

GIANNINO E BOLDRIN NON VOGLIONO PROPRIO FARE PACE...
Quindi, come Boldrin con la federazione dei liberali, pure Giannino punta alle Europee? Chissà, di sicuro Boldrin e Giannino, pur avendo gli stessi fini, non vogliono Fare pace...

ECCO LA BOZZA DEL MANIFESTO-APPELLO
Volete apprendere gli aspetti salienti del manifesto di intellettuali che puntano a formare un'Alleanza dei liberaldemocratici? Si può leggere una delle ultime bozze qui.


BOZZA DEL MANIFESTO-APPELLO PER UNA ALLEANZA DEI LIBERALDEMOCRATICI ITALIANI (ALI)

Per fermare il declino dell'Italia, occorre una stagione di riforme radicali in campo economico, sociale e istituzionale.Anche l'Italia di oggi può farlo, se prevarrà la consapevolezza dello sforzo da compiere e delle opportunità che da tale impegno potranno derivare. Noi sogniamo una società aperta, competitiva e inclusiva, dove ognuno sia libero di fare e nessuno sia escluso.

Torneremo a crescere, se i cittadini saranno liberi di lavorare, investire e creare, se il Paese tornerà attraente per i talenti e i capitali del mondo, e la politica abbatterà i troppi privilegi corporativi che garantiscono le posizioni di rendita di pochi a svantaggio dei tanti, in particolare soffocando le energie e umiliando le legittime aspettative delle giovani generazioni.Il biennio 2012-2013 sarà ricordato per le occasioni sprecate. Il governo tecnico guidato da Mario Monti - dopo aver affrontato la fase emergenziale a fine 2011 con giusta consapevolezza della sua gravità - non è purtroppo riuscito a realizzare le auspicate riforme di modernizzazione e liberalizzazione dell'economia.

Il governo delle "grandi intese" presieduto da Enrico Letta è impantanato nelle tensioni provocate dalla propria maggioranza, formata da partiti irresponsabili e litigiosi, sempre meno credibili e privi di proposte concrete. Le elezioni dello scorso febbraio hanno premiato il populismo, favorito dalla frammentazione dell'area riformatrice e liberaldemocratica, che avrebbe dovuto offrire un'unica proposta di governo forte e capace di parlare a un elettorato ampio.

FARE si è trovata isolata, l'anima liberale di Scelta Civica ha sofferto l'ambigua convivenza con centristi e falsi moderati. Entrambe le formazioni hanno poi fallito la sfida post-elettorale: per ragioni diverse, non hanno saputo evolvere in partiti attrattivi ed efficaci.Dai fallimenti si può imparare. La civiltà e la prosperità dell'Occidente democratico si fondano da secoli sulle istanze di libertà individuale, cioè sulla tutela dei diritti della persona nei confronti dell'invadenza dello stato, e nel riconoscimento della fertile dinamica dell'economia di mercato: dalla loro rigenerazione può partire il rilancio del nostro Paese, non da un mal interpretato o superficiale "nuovismo".

Un atteggiamento pratico e concreto è sempre necessario, purché non si tramuti nel semplicistico adattamento delle proprie idee e dei propri obiettivi politici alla quotidianità dei sondaggi. I partiti del nostro secolo non devono essere né burocrazie pesanti, né monarchie carismatiche o tantomeno assemblee plebiscitarie: devono essere organizzazioni "intelligenti", capaci di produrre idee e selezionare classe dirigente sulla base del merito.

Se pure destra e sinistra appaiono categorie poco adatte a descrivere idee ed esigenze di una società plurale, va riconosciuto che la dinamica della competizione per il governo delle democrazie avanzate ha una natura prevalentemente bipolare. La sfida, per un movimento di ispirazione liberale, è allora quella di saper essere "se stessi", coerenti con le proprie idee e la propria visione di Paese: questo rende credibili anche quando le sfide elettorali impongono alleanze e collaborazioni con forze diverse.Le riforme di libertà e modernità di cui l'Italia ha bisogno sono purtroppo note da decenni, sono state più volte proposte e mai realizzate.

L'attuale centrosinistra non ha mai saputo superare i suoi gravami ideologici e la dipendenza dai propri "blocchi sociali di riferimento", oggi veri e propri rentier di risorse pubbliche e privilegi. Il centrodestra berlusconiano ha sistematicamente tradito la promessa di una "rivoluzione liberale", sopravvivendo per vent'anni sulle debolezze degli avversari e sulla capacità comunicativa del suo leader, ma fallendo ripetutamente la sfida del governo.Alleanza dei liberaldemocratici Italiani (Ali) si rivolge ai tanti italiani stanchi di vedere il nostro Paese frenato e svilito da un sistema pubblico asfissiante, iniquo e inefficiente.

C'è bisogno di ridurre puntualmente e intelligentemente la spesa pubblica, per abbattere la tassazione su lavoro e imprese a livelli accettabili. Occorre un piano di massicce alienazioni di patrimonio pubblico, per ridurre l'enorme stock di debito accumulato, e liberare l'economia dalla presenza ingombrante dello Stato - anche nella sua articolazione territoriale - della partitocrazia e delle reti di sottogoverno.

Occorre rendere libero e aprire ogni ambito della vita produttiva, perché la competizione è la principale leva di equità ed efficienza. L'economia di mercato e la cultura imprenditoriale devono essere riabilitate: abbiamo bisogno di un capitalismo che serva gli interessi di tutti, non di una sua variante corrotta asservita agli interessi di pochi.

Occorre rimettere al centro del sistema l'individuo, cui bisogna restituire la libertà di agire ma anche la possibilità di ricevere servizi pubblici efficienti, in un welfare sganciato da apparati rigidi e burocratici.

Occorre lavorare per una società aperta sia nelle politiche di prossimità, anche in funzione della diversità territoriale e regionale, che deve essere valorizzata e responsabilizzata, per diventare una risorsa e un'opportunità per il Paese. Vogliamo un welfare basato sulla cultura della solidarietà, della sostenibilità e della sussidiari

età, non dell'assistenzialismo, della dipendenza e dell'intermediazione politica, che pone a carico dei contribuenti costi elevati per servire interessi corporativi anziché i più deboli. Un welfare e un sistema educativo che coinvolgano maggiormente i privati e restituiscano responsabilità e libertà di scelta agli individui, alle famiglie, alle comunità e alle istituzioni locali, per un uso efficace di risorse che saranno sempre più scarse a fronte di aspettative sempre crescenti.

Occorre che il potenziale di innovazione ed energia oggi inutilizzato dei giovani sia messo in condizione di essere uno dei traini della ripresa del paese, aprendo le tante porte oggi chiuse dalle corporazioni, e non considerato come un "problema".Vogliamo lavorare per un'Europa aperta, spazio di libertà e pace, rispettosa delle differenze, più capace di competizione e di inclusione, contro ogni forma di statalismo, di iperregolazione burocratica e di chiusura protezionistica.

Ci impegniamo per affermare le libertà civili, l'autodeterminazione degli individui e la convivenza delle opinioni e delle scelte di ognuno.Su queste basi, Ali lavorerà per contribuire, insieme a chiunque condivida queste visioni, alla realizzazione di un'autentica rivoluzione di libertà e modernità per l'Italia, favorendo l'aggregazione di persone, movimenti, associazioni, partiti che condividano questo programma, e promuovendo proposte e iniziative che aiutino a realizzarlo.

 

 

OSCAR GIANNINO Comizio di Oscar Giannino Comizio di Oscar Giannino Michele BoldrinLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO OSCAR GIANNINO S INCATENA A PORTA A PORTA OSCAR GIANNINO OSCAR GIANNINO IL LAUREATO - ACCELERARE IL DECLINOOSCAR GIANNINO logo fare per fermare il declino OSCAR GIANNINO zet 314 pera alberto monacoOSCAR GIANNINO ATTACCATO ALL UNIVERSITA alessandro de nicola.jpgOscar Giannino OSCAR GIANNINO - copyright Pizzi

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