henry kissinger vladimir putin volodymyr zelensky

ANCHE KISSINGER A VOLTE SBAGLIA, MA ALMENO LO AMMETTE – L’EX SEGRETARIO DI STATO AMERICANO 99ENNE, A UN ANNO DALL’INVASIONE RUSSA DELL’UCRAINA APRE ALLA POSSIBILITÀ DELL’INGRESSO DI KIEV NELLA NATO: “SAREBBE UN ESITO APPROPRIATO. L’IDEA DELLA NEUTRALITÀ IN QUESTE CONDIZIONI NON È PIÙ SIGNIFICATIVA” – SECONDO IL REALISTA KISSINGER BISOGNERÀ DARE A MOSCA ASSICURAZIONI SULLA SUA SICUREZZA, E STABILIRE PRIMA COME EVOLVERÀ LA TRATTATIVA SULLE CONQUISTE TERRITORIALI. QUALE? DI NEGOZIATI ORMAI NON PARLA PIÙ NESSUNO

henry kissinger

Estratto dell’articolo di Danilo Taino per www.corriere.it

 

All’età di 99 anni, Henry Kissinger ha di nuovo dato prova di onestà intellettuale, oltre che di lucidità di pensiero. Qualche settimana fa, ha ammesso di avere cambiato posizione sull’ingresso nell’Ucraina nella Nato, una volta finita la guerra scatenata dalla Russia. Ora lo ritiene «un esito appropriato».

 

L’anziano statista americano segue l’approccio attribuito a John Maynard Keynes: «Quando i fatti cambiano, io cambio le mie opinioni. Lei cosa fa, sir?». Già, noi cosa facciamo di fronte all’evoluzione dell’aggressione di Putin, quasi un anno dopo? Gli sviluppi bellici sul terreno sono decisivi ma allo stesso tempo cambiano le mappe mentali e le possibilità della politica e della diplomazia.

 

PUTIN ZELENSKY

Occorre adeguarsi. La frase completa di Kissinger è la seguente: «Prima di questa guerra, ero contrario alla membership dell’Ucraina nella Nato perché temevo che sarebbe stata esattamente l’inizio del processo che stiamo vendendo ora. Adesso che il processo ha raggiunto questo livello, l’idea di un’Ucraina neutrale in queste condizioni non è più significativa. E alla fine del processo che ho descritto, essa dovrebbe avere la garanzia della Nato, in qualsiasi forma la Nato possa svilupparsi, ma credo che la membership dell’Ucraina nella Nato sarebbe un esito appropriato».

GUERRA IN UCRAINA - CARRI ARMATI RUSSI

 

L’ex segretario di Stato (del presidente Richard Nixon) era fedele alla sua fama di realista (forse fin troppo) nelle relazioni internazionali prima dell’invasione del 24 febbraio 2022. Lo è rimasto durante tutto l’anno scorso; e massimamente uomo della Realpolitik è oggi. Per come si sono messe le cose, la soluzione migliore sarà ammettere Kiev nell’Alleanza Atlantica, dice. Niente di imminente: una volta che le operazioni militari saranno terminate.

 

JOE BIDEN HENRY KISSINGER

Allo stesso tempo – ha aggiunto – a Mosca occorrerà dare assicurazioni circa la sua sicurezza, dal momento che nessuno ha intenzione di minacciarla. Entrambe operazioni non semplici. L’ingresso dell’Ucraina – che ha presentato domanda lo scorso settembre – troverà i 30 membri dell’Alleanza divisi: nove Paesi dell’Europa centrale e dell’Est si sono detti favorevoli, altri tacciono ma si sa che sono dubbiosi, scettici.

 

E, prima di dare garanzie alla Russia, occorrerà stabilire come evolverà il quadro interno del grande Paese, quale disponibilità avrà Mosca a discutere. Fatto sta che il cambio di opinione dell’influente Kissinger ha fatto sì che la lepre ora corra per i corridoi dei governi e dei ministeri degli Esteri e della Difesa di mezzo mondo. Cosa è cambiato in quasi dodici mesi? Un cessate il fuoco e una tregua sono stati difficili da immaginate sin dall’inizio dell’invasione.

Henry Kissinger e Vladimir Putin

 

[…] Vladimir Putin […] non si fermerà. Ed è chiaro che Zelensky non ha intenzione di cedere e nemmeno può farlo: troverebbe la popolazione contro di lui e le migliaia di ucraini morti risulterebbero un sacrificio vano. […]

 

In un’altra occasione, sempre nello scorso gennaio, Kissinger ha detto che gli Stati Uniti, a suo parere, dovranno continuare a fornire armi a Kiev ma non chiudere la porta della comunità internazionale al futuro di un Paese importante come la Russia. In qualunque modo finisca il conflitto […] Kiev non avrà rapporti facili con il vicino russo, continuerà a sentirne la minaccia: l’unico dubbio è sull’intensità della minaccia. Adesso, non esiste un livello minimo di fiducia nei confronti di Mosca, accordi non sono possibili e, come dice Kissinger, la neutralità non è più proponibile: occorre un ombrello che protegga il Paese. […]

henry kissinger in cinarichard nixon HENRY KISSINGER E JOE BIDENrichard nixon henry kissinger con xi jinping

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)