donald trump cina

BENVENUTI NELL''ART OF THE DEAL' TRUMPIANA: L'ECONOMIA VA COSÌ BENE CHE PUÒ BULLIZZARE I CINESI QUANTO GLI PARE, PER STRAPPARE LE ULTIME CONCESSIONI SUL NEGOZIATO - LA MOSSA DEI 200 MILIARDI DI DAZI MENTRE SEMBRAVA CHIUSA LA TRATTATIVA È PURO NEGOZIATO DEL PUZZONE: PECHINO ABBAIA MA ALLA FINE ABBASSA LE ORECCHIE E MANDA IL SUO VICEPREMIER A TRATTARE A WASHINGTON

 

1. DAZI: CINA, VICEPREMIER GUIDERÀ TEAM NEGOZIALE IN USA

 (ANSA) - La Cina scioglie la riserva e annuncia che il vicepremier Liu He, rappresentante speciale del presidente Xi Jinping sul complesso dossier commerciale, guiderà ancora la delegazione in partenza per gli Usa in vista dell'11/mo round di colloqui di Washington del 9 e del 10 maggio. Lo si legge in una nota del ministero del Commercio.

 

LIU HE

La presenza di Liu, pur anticipata ieri dalla Casa Bianca, non era del tutto scontata a seguito della minaccia di Donald Trump sul rialzo dei dazi al 25% da venerdì sull'import di 200 miliardi di dollari di beni "made in China". La risposta di Pechino, infatti, è stata molto prudente tanto che ieri il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, pur confermando la partenza della delegazione per Washington, ha glissato sulla presenza di Liu.

 

Un messaggio che poteva valere come un ridimensionamento della missione: la sua presenza, invece, tiene alta l'attenzione cinese sulla vicenda, pur tra le voci di un team complessivo ben sotto le 100 unità inizialmente attese per celebrare la stesura del testo finale di accordo da sottoporre poi alla firma dei presidenti Xi e Trump. Liu, ha precisato la nota del ministero, è stato invitato dalle controparti americane, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer.

LIU HE DONALD TRUMP

 

 

2. L’ECONOMIA USA BATTE TUTTE LE PREVISIONI: MAGIA E TRUCCHI DI TRUMP

Massimo Gaggi per www.corriere.it

 

«La nostra economia è la numero uno. Tutto il Pianeta invidia l’America e il meglio deve ancora venire». Come sempre Donald Trump ha la capacità di galvanizzare l’elettorato repubblicano dando un’interpretazione ottimista della realtà economica creata dalla sua amministrazione, dopo aver denigrato quella dell’era Obama: il 2,8-2,9% di crescita del Pil realizzato dagli Stati Uniti nel 2018, presentato come una specie di magia, è, in realtà, in linea con quanto realizzato dal suo predecessore nell’anno in cui Trump definiva la gestione di Obama fallimentare.

 

Trump Cina1

Ma, al di là di tutti gli artifici dialettici, non c’è dubbio che i dati della crescita dell’economia americana in questo primo scorcio del 2019 sono estremamente positivi, soprattutto se confrontati con quelli del rallentamento dell’Europa e della Cina. Il presidente ora prova a usare l’accresciuta potenza del suo mercato interno per forzare la mano a Pechino nei negoziati commerciali: una scommessa rischiosa che può danneggiare l’economia. Ma, se la spunta, Trump potrà dire di essere riuscito laddove i suoi predecessori avevano fallito: imporre comportamenti economici più corretti al Paese che è, ormai, il grande avversario strategico degli Stati Uniti.

 

 

donald trump

Ora le Borse tremano (più in Cina che negli Usa), ma fin qui i numeri sono stati dalla parte di Trump: la stretta commerciale sta facendo calare le importazioni Usa ma non l’export che, invece, cresce (+3,7% nel primo trimestre 2019) e non sembra pesare sul Pil, cresciuto del 3,2%: gli economisti si aspettavano un 2% e i più pessimisti temevano addirittura una recessione, visti i segnali di allarme del mercato obbligazionario. In ripresa anche la produttività: l’incremento più rilevante dal 2010. Venerdì, poi, alle buone notizie dal fronte produttivo si sono aggiunte quelle provenienti dall’occupazione: 263 mila posti di lavoro in più ad aprile col tasso di disoccupazione ulteriormente calato dal 3,8 al 3,6%: è il livello più basso dal 1969. Dopo anni di stagnazione, in ripresa (modesta) anche i salari (+3,2%).

 

 

donald trump iphone 1

 

Miracolo economico? Chi ne parla (ormai anche al di là del mondo trumpiano) esagera. Non bisogna mai dimenticare che le statistiche americane del lavoro sono molto diverse da quelle europee. Negli Usa, ad esempio, gli homeless non sono catalogati come disoccupati. E l’ulteriore calo dei cittadini privi d’impiego è dovuto al fatto che ad aprile mezzo milione di americani sono usciti dal mercato del lavoro. Il tasso degli americani attivi è, così, sceso al 62,8 per cento.

 

Ma, al netto di tutte queste riserve tecniche, non c’è dubbio che l’economia Usa stia continuando a tirare ben oltre le previsioni: se la crescita si manterrà a questi livelli, la corsa di Trump verso la rielezione sarà in discesa (a parte incidenti di percorso). Ragionando in una prospettiva economica e politica di breve periodo, oggi il presidente appare in una botte di ferro. L’economia cresce, il rallentamento dell’autunno scorso ha indotto la Federal Reserve, sottoposta alle pressioni violentissime della Casa Bianca, a rinunciare all’aumento dei tassi d’interesse e alla stretta sulla liquidità. Una politica monetaria più accomodante che non ha indebolito il dollaro, viste le difficoltà di Europa e Cina.

 

trump cina

Il discorso cambia se consideriamo le possibili conseguenze negative di lungo periodo delle scelte di Trump: dal grave precedente della perdita di autonomia della Banca centrale Usa al forte aumento del debito pubblico a causa dei massicci sgravi fiscali concessi con la riforma del 2017. Manovre del genere vengono in genere concepite come misure d’emergenza per evitare o mitigare una recessione. Trump ha, invece, scelto di farvi ricorso in una fase di espansione. Per non parlare delle conseguenze diplomatiche delle sue politiche commerciali. Il protezionismo, globalmente dannoso, può anche portare qualche vantaggio al Paese che ha il mercato più grande del mondo: ma questo va a scapito del rapporto dell’America con alleati e amici.

 

UN GALLO CON LE FATTEZZE DI TRUMP IN CINA

Più ancora dell’andamento futuro dell’economia a politiche invariate, comunque, oggi vanno osservate le ulteriori, drastiche mosse che Trump sta mettendo in cantiere. Soprattutto il piano di infrastrutture da 2000 miliardi di dollari da lui presentato come un progetto bipartisan. I democratici non possono osteggiarlo, visto che chiedono da anni investimenti pubblici per rinnovare strade, ponti, ferrovie, reti digitali 5G e la protezione dell’ambiente. La sinistra spera che questa sorta di ricetta «statalista» di Trump, da finanziare anche con un aumento delle tasse sulla benzina e altro, provochi una rivolta in casa repubblicana (i fratelli Koch, grandi finanziatori della destra, sono già sul sentiero di guerra).

 

Certo che se Trump riuscisse ad adottare le politiche keynesiane che la sinistra non è riuscita a portare avanti, la svolta sarebbe storica: il capovolgimento della rivoluzione reaganiana col ritorno all’interventismo conservatore degli anni di Eisenhower (che creò la grande rete autostradale) e di Nixon (propose perfino il salario minimo universale, mai ratificato dal Congresso). Ma è tutto da vedere: su tasse e investimenti ambientalisti i repubblicani alzeranno barricate. E Trump in economia è un pragmatico, anche quando a parole getta il cuore oltre l’ostacolo: il suo capo di gabinetto (e capo dell’ufficio di bilancio), Mick Mulvaney, sta già frenando.

 

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...