joe biden

BIDEN ESCE AMMACCATO MA NON UMILIATO – PER IL PRESIDENTE AMERICANO LE MIDTERM SONO ANDATE MENO PEGGIO DEL PREVISTO: IL PARTITO DEMOCRATICO HA RETTO E NON C’È STATA LA VALANGA ROSSA REPUBBLICANA. PER QUESTO, "SLEEPY JOE" SI RICANDIDERÀ, TENTANDO DI MEDIARE TRA L’ALA RADICAL E QUELLA MODERATA DEL SUO PARTITO E VANTANDOSI DI ESSERE L’UNICO ARGINE AL POPULISMO DI TRUMP. MA CHE SUCCEDE SE LA NOMINATION REPUBBLICANA LA OTTIENE IL MENO COMPROMESSO RON DESANTIS?

Giuseppe Sarcina per www.corriere.it

 

joe biden maryland

La prima considerazione che si può ricavare, sia pure con i conteggi ancora in corso, è che il partito democratico ha perso, ma non è stato travolto. Joe Biden esce, come era previsto, ammaccato dalle elezioni: dovrà negoziare con l’opposizione nel Congresso.

 

Ma il presidente non è stato «umiliato», come aveva sperato Trump. La conseguenza politica più logica è che Biden potrà ora proseguire con la sua strategia su due livelli. Da una parte dovrà cercare con più convinzione un accordo con il settore moderato dei repubblicani sulle priorità del Paese: inflazione, energia, climate change, aiuti all’Ucraina. Dall’altra potrà uscire allo scoperto, ricandidandosi per il 2024, tacitando gli altri pretendenti centristi.

 

joe biden 2

Paradossalmente il quadro potrebbe essere più confuso nel campo dei vincitori. Scorrendo la mappa dei distretti sembra che i candidati trumpiani non abbiano fatto il pieno. Anzi, soprattutto alla Camera, molti concorrenti estremisti sono stati sconfitti negli Stati in bilico, come in Ohio e in Pennsylvania. Possiamo immaginare che tutto ciò non cambierà i piani di Donald Trump.

 

Il 15 novembre annuncerà la sua candidatura per la Casa Bianca . La terza consecutiva. Una notizia data già per acquisita nella cittadella politica di Washington. Toccherà ai vertici parlamentari del partito repubblicano decidere come gestire la possibile maggioranza alla Camera: due anni di attacchi incessanti, di inchieste parlamentari contro Biden?

trump biden

 

Oppure una legislatura produttiva, per dimostrare al Paese che i repubblicani governano meglio dei democratici? La prima linea è quella di Trump; la seconda esiste sulla carta, ma non ha ancora un leader riconoscibile.

 

Nel mondo conservatore si sta sviluppando da mesi un confronto, talvolta anche ruvido e che, per molti versi, ricorda la dinamica del 2016. All’epoca l’establishment repubblicano provò ad arginare la tumultuosa ascesa dell’ex costruttore newyorkese. Ma non fu in grado di convergere su un unico candidato. I senatori Marco Rubio (Florida) e Ted Cruz (Texas) vollero restare in gara fino all’ultimo.

 

trump rubio confronto tv

Trump li surclassò a uno a uno. Oggi si ripropone lo stesso tema. I vertici washingtoniani del Gop, il «Great Old Party», stanno ragionando su chi potrebbe bloccare il ritorno di The Donald. Il numero uno dei senatori Mitch McConnell, l’ex vice presidente Mike Pence e altri lo considerano se non «un golpista», come pensano i democratici, sicuramente una figura ancora più tossica e divisiva per il Paese di quanto fosse otto o quattro anni fa.

 

ron desantis

Il problema è che, oggi come allora, si sta rivelando difficile costruire un blocco compatto anti-Trump. Eppure ci sarebbero i margini politici e sociali per tentare la manovra. L’ultimo sondaggio commissionato dalla tv Nbc mostra come il 62% degli elettori repubblicani non si identifichi necessariamente con Trump. Nel gennaio 2021, questa percentuale era pari solo al 46%.

 

Ci sarebbe anche il leader alternativo: il governatore della Florida Ron DeSantis, 44 anni, iper conservatore, rigido anti abortista, in grado, sulla carta, di ereditare i voti della base trumpiana. DeSantis, ha vinto a mani basse in Florida, ottenendo la riconferma a governatore. Sarà lui il «federatore» di una coalizione anti-Trump? L’ex presidente ha già fiutato il rischio, affibbiandogli un nomignolo dispregiativo: «Sanctimonious», ipocrita, baciapile.

 

spot elettorale di ron desantis 1

Gli altri potenziali concorrenti, però, dovrebbero fare un passo indietro. La lista è lunga: lo stesso Pence, ancora Rubio, l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, l’ex ambasciatrice all’Onu, Nikki Haley. Ma c’è un’altra variante che potrebbe giocare a favore di Trump. Nelle prossime settimane l’Attorney General, Merrick Garland, dovrebbe incriminare l’ex presidente in relazione ai documenti classificati, illegalmente custoditi nella residenza di Mar-a-Lago. Trump ha già fatto sapere che chiamerebbe alla mobilitazione la sua base.

 

barack obama joe biden 2

I parlamentari trumpiani che potrebbero presiedere le Commissioni giudiziarie, cioè il deputato Jim Jordan e il senatore Ron Johnson, hanno già fatto sapere che indagheranno sull’Fbi e sul Dipartimento di giustizia. Come si regoleranno gli altri repubblicani? Probabilmente si adegueranno per non dare un vantaggio ai democratici. A quel punto, però, sarebbe più complicato spiegare agli elettori perché l’ex presidente non sia adatto per governare il Paese. Complicato, ma non impossibile, specie se l’inchiesta sul 6 gennaio si dovesse concludere con il rinvio a giudizio di Trump.

barack obama joe biden 5JOE BIDEN NAZIONI UNITE 2joe biden

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...