1. E BISI RISE - ECCO L’ESTRATTO DEL LIBRO BISIGNANI-MADRON SU DE BORTOLI: “ERAVAMO AMICI. VENIVA DA ME IN UFFICIO A ROMA, IN HOTEL A MILANO, MI SCRIVEVA LA SERA” 2. “EPPURE SU NESSUN GIORNALE SONO MAI USCITE CONVERSAZIONI O SMS TRA ME E IL DIRETTORE DEL ‘CORRIERE’, MENTRE SI PUBBLICAVANO DECINE DI ALTRI SCAMBI INNOCUI” 3. “IL SUO GIORNALE, CON FIORENZA SARZANINI, HA BATTUTO PER MESI SULLA VICENDA P4. EVIDENTEMENTE UNA PARTE DELLA REDAZIONE HA MESSO SOTTO “TUTELA” IL DIRETTORE 4. “ADDIRITTURA FU MESSO ALLA GOGNA E SOSTITUITO IL CAPO DELLA CRONACA ROMANA, CORRADO RUGGIERI, PERCHÉ ADDITATO COME MIO CONTATTO. IL SUO POSTO LO PRESE GIANNA FREGONARA” (MOGLIE DELL’ATTUALE PREMIER ENRICO LETTA) 6. “MA ERA UN’OMONIMIA, IL MIO CONTATTO ERA UN ALTRO. DUE PESI E DUE MISURE: UN DIRETTORE CHE MI FREQUENTAVA ASSIDUAMENTE FU MIRACOLATO DALLA FURIA GIUSTIZIALISTA. UN SUO GIORNALISTA, CHE NON CONOSCEVO, BRUTALMENTE TRAVOLTO”

Estratto da "L'uomo che sussurrava ai potenti", il libro-intervista di Paolo Madron a Luigi Bisignani, edito da Chiarelettere (320 pp., 15 €)

(...)

Gran fiuto, non c'è che dire. Che altri direttori ha conosciuto?
Giornalisti del calibro di Livio Zanetti, Lamberto Sechi, Gaetano Afeltra e Arrigo Levi. Professionisti che non solo sapevano far bene il loro mestiere, ma avevano un'autorevolezza che metteva in soggezione gli interlocutori.

Preistoria, con tutto il rispetto. Niente di più recente?
Se vuole parliamo di Ferruccio de Bortoli, che non è preistoria e che ho conosciuto molto bene.

Perché ne parla al passato?
Perché quella con De Bortoli è una storia personale che mi ha umanamente amareggiato.

È il miglior direttore che ho avuto, oltre che un amico. Quindi stia attento a come parla.
scusi, ma all'inizio di questa intervista, parafrasando sechi, non ci ha tenuto a dire che «lo scrittore ha molti amici, ma il libro nessuno»?

Touché, vada avanti.
Fu Demetrio De Stefano, firma di punta delle pagine economiche del «corriere della sera». Il primo a presentarmi de Bortoli più di trent'anni fa. con lui stabilii nel corso del tempo un'intesa di cordialità e rispetto. ci incontravamo qualche volta anche d'estate, lui ospite di Marco Follini all'Argentario, dove anch'io ho una casa.

Qual è il suo giudizio su De Bortoli?
sempre compassato, dotato di una camaleontica capacità di infilarsi tra le pieghe del tuo discorso e di una grande dialettica, non sufficiente però a nascondere il fatto di non avere quasi ma un'opinione troppo discorde da quella dell'interlocutore: democristiano con i democristiani, giustizialista con i giustizialisti, statalista o liberista a seconda di chi ha davanti.

Più corrosivo della carta vetrata. Vi siete mai scontrati?
solo sulle differenti valutazioni che abbiamo di due «grandi vecchi», verso i quali de Bortoli nutre una vera adorazione: lo scomparso cardinal Carlo Maria Martini e Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa Sanpaolo.

Lei è stato per de Bortoli, come per molti altri giornalisti, un tramite prezioso con gli inquilini dei Palazzi romani.
Favorii certamente i suoi rapporti con Cesare Geronzi, ma non con D'Alema, visto che i due si detestavano cordialmente. E durante il governo Berlusconi i motivi di contatto sono stati molteplici.

Da Berlusconi e i suoi sodali de Bortoli ha subito pressioni di ogni genere.
Mezzo governo del cavaliere mi chiedeva riservatamente di mediare con lui, sollecitando la pubblicazione di interviste o di lettere. Verso le dieci di sera, quando il giornale stava chiudendo, spesso Ferruccio mi interpellava via sms per la conferma di una notizia, di una nomina o del varo di un provvedimento.

Avevate un rapporto diretto?
Quando veniva a Roma alle cene della mitica Maria Angiolillo per incontrare il presidente Napolitano o il governatore Draghi, non mancava mai di salire nel mio vecchio ufficio di piazza Mignanelli. Quando invece mi trovavo a Milano, era mio ospite al Westin Palace.

Se frequentarla fosse un reato, le galere sarebbero piene di giornalisti. Ma non volevo interrompere il suo racconto.
Alcuni anni fa ricordo che mi consultò per rispondere a un editoriale di Scalfari in cui veniva accusato di essere filogovernativo, dunque pro Berlusconi. In realtà - convenimmo
- era stato proprio il «Corriere» ad accendere i riflettori sulla vicenda della escort Patrizia D'Addario e delle notti brave a Palazzo Grazioli. De Bortoli lo precisò nella replica, aggiungendo che «l'informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi per formarsi un'opinione».

Ovviamente con de Bortoli commentavate la cronaca giudiziaria.
Fu il primo che mi riferì dell'inchiesta Ruby. E un giorno mi confidò anche che un suo giornalista, Luigi Ferrarella, lo aveva fatto infuriare per un articolo sulle vicende dello spionaggio in Telecom; in effetti gli incroci dell'affaire Telecom-servizi hanno avuto una strana storia all'interno del Corriere. Ma erano gli articoli di Fiorenza Sarzanini a tenere banco nelle pagine di giudiziaria.

Sarzanini, che per me è la miglior cronista italiana di giudiziaria, ha scritto in abbondanza su di lei. L'ha mai conosciuta?
Poco. conoscevo bene suo padre Mario, un rigoroso cronista che ha lavorato all'Ansa con me e dal quale ho imparato che ogni qual volta si cita una persona bisogna contattarla.

Mi sta dicendo che il padre era più corretto della figlia?
Semplicemente che la figlia adotta un altro metodo, più tecnologico. Usa le intercettazioni telefoniche che «escono» dalle Procure senza neppure fare una telefonata di riscontro. Ma chi di intercettazione ferisce, di intercettazione perisce.

Non sempre. Nel caso della Sarzanini a cosa allude?
Ne è stata vittima anche lei. Nel maggio del 2006 si è infatti molto chiacchierato di intercettazioni fra la giornalista e due dirigenti dei servizi segreti, Lorenzo Murgolo e Marco Mancini.


LE INTERCETTAZIONI MAI PUBBLICATE CON DE BORTOLI

Ammetta che lei ha il dente avvelenato con il «Corriere», che ha seguito più di altri giornali la vicenda P4.
Per nulla. Ognuno deve fare il proprio mestiere e deve cercare di farlo bene. comunque mi sono sempre chiesto come mai il destino abbia voluto che in nessun giornale sia mai uscita una sola conversazione o un sms tra me e il direttore de Bortoli, a fronte della pubblicazione di decine di innocui scambi di vedute con molti giornalisti, compreso lei, Madron.

Come lo spiega?
È davvero un mistero. Forse l'enfasi con cui il «Corriere» ha seguito la vicenda P4 ha qualche nesso con la mancata diffusione o trascrizione delle conversazioni tra me e De Bortoli. E su questo le anticipo che sto scrivendo la mia terza spy-story.

Ha già il titolo?
Sì, alla Grisham: "Il direttore.

Visto che è un giallo, non pretendo il nome dell'assassino, ma almeno l'ambientazione.
Teatro della vicenda sarà un famoso giornale sudamericano, al cui direttore viene fatta pervenire una chiavetta usb. Il romanzo inizia così.

Smetta i panni del giallista e torni Bisignani.
Ritengo che la mancata diffusione delle intercettazioni tra me e de Bortoli sia stato uno spartiacque importante per amplificare l'inchiesta sul giornale.

E perché mai?
Una parte della redazione, secondo me, con lo spauracchio del clima creatosi intorno a quelle intercettazioni, ha messo sotto «tutela» il direttore. Il quale non ha potuto fare altro
che amplificare l'inchiesta. Spero lo abbia fatto a malincuore, ma dire la verità sui nostri rapporti sarebbe stato più semplice e più trasparente nei confronti dei lettori.

Il suo è un sospetto molto grave. Ha almeno qualche prova?
In una delle informative della Guardia di finanza veniva riportata un'annotazione secondo la quale tra i miei contatti c'era Corrado Ruggeri, indicato come giornalista del «Corriere della Sera», responsabile della cronaca di Roma. Quei fogli il più delle volte sono pieni di annotazioni raccogliticce.

Lei conosceva Ruggeri?
No, ignoravo chi fosse il giornalista. Infatti si trattava di un caso di omonimia con un altro Corrado Ruggeri, manager di valore nonché stimato gentiluomo di sua santità, con il quale sono in rapporti amichevoli. Successe che il giornalista Ruggeri, sospettato di conoscermi, venne quasi messo alla gogna all'interno del giornale, tanto da essere pochi mesi dopo sostituito nel suo importante incarico da Gianna Fregonara. Due pesi e due misure: un direttore, che mi frequentava assiduamente, miracolato dalla furia giustizialista e un suo giornalista, di cui ignoravo l'esistenza, brutalmente travolto.

Ora tutti vorranno sapere cosa ci fosse nelle intercettazioni tra lei e de Bortoli.
Non credo siano mai state trascritte. E comunque, come in tutte le altre, nulla di inconfessabile. Ma è acqua passata. Anche se ogni tanto torna, e non solo a me, la curiosità di conoscere il motivo di tanto livore da parte del quotidiano di via solferino e del perché Ferruccio non ammise che ero, oltre che una sua fonte, anche un suo amico.

Nel corso di questi trent'anni lei è stato destinatario delle più svariate accuse. Qual è stata la più inverosimile rimbalzata sui giornali?
Introduzione abusiva nella rete informatica. E il «corriere», guarda caso, è stato il primo a lanciare la notizia parlando di «traffico anomalo» in un articolo volutamente ambiguo. Gli altri giornalisti forse si erano subito resi conto che si trattava di una bufala.

Dopo aver scritto questo libro posso testimoniare che lei è un analfabeta informatico. Ma com'è nata questa accusa?
Perché, mentre ero ai domiciliari, alle tre del mattino, secondo un'informativa della Polizia giudiziaria, mi sarei collegato con un software illegale a chissà quali server in Israele, o non so dove, per spiare email e scaricare dati segreti di diversi account. È stata fatta anche una rogatoria presso Google per scoprire quale potente programma spia utilizzassi. solo allora ho scoperto cosa fossero e come si chiamassero: trojan.

Ma perché l'hanno fatta passare per hacker?
Da scrittore di gialli ne sono certo: una manina misteriosa si è inserita volutamente nella rete wireless di casa mia per servire poi ai pubblici ministeri la possibilità di contestarmi un reato così infamante. Ma i magistrati credo si siano resi
conto dell'assurdità e si sono anche chiesti chi poteva essere il mandante.

Qualche idea?
certamente un esperto di reti informatiche. Non sono molti quelli in circolazione per uno scherzo del genere.

Ci sarà almeno un'accusa tra quelle che le hanno rivolto che lei ammette.
Il finanziamento illecito ai partiti, poi successivamente derubricato per favorire il Pci.

 

 

 

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