BUONE NOTIZIE PER MOLTI RELIGIOSI: IL SINODO DEI VESCOVI APRE AI GAY - IL CARDINALE ERDO: “POSSONO DARE MOLTO ALLA COMUNITÀ CRISTIANA” - SUPERATI I PREGIUDIZI ECCLESIASTICI CHE RIDUCEVANO L’OMOSESSUALITÀ A PERVERSIONE E PERICOLO PUBBLICO

Monsignor Mogavero: “I gay non sono né pervertiti né individui da confinare ai margini della società e della Chiesa. La sensibilità pastorale deve esprimersi con l’accoglienza e la valorizzazione di ogni contributo. Le unioni civili? Se ciò non comporta omologazione, non vedo ostacoli”…

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1. LA CHIESA APRE AGLI OMOSESSUALI: “PREZIOSI PER LA VITA DEI PARTNER”

Andrea Tornielli per “la Stampa

 

La Chiesa cambia approccio, oltre che sui divorziati-risposati, anche sui gay. È senza dubbio nuovo il linguaggio che si ritrova nella relazione che riassume la prima settimana di discussione del Sinodo sulla famiglia. Il documento, un testo di lavoro che ora sarà dibattuto dai vescovi nei circoli linguistici, è stato letto dal relatore, il cardinale ungherese Peter Erdo.

SINODO DEI VESCOVI SINODO DEI VESCOVI

 

«Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?», si è chiesto. «Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?».


La dottrina morale non cambia, nel testo si ribadisce che «le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna» e che non è accettabile che si vogliano esercitare pressioni per l’«introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender». Al contempo però, «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali», si prende atto «che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners».

SINODO DEI VESCOVI SINODO DEI VESCOVI


Nel briefing con i giornalisti il segretario speciale del Sinodo, l’arcivescovo Bruno Forte, autore del passaggio della relazione dedicato ai gay, ha ribadito che la Chiesa non vuole usare la parola «famiglia» per le unioni omosessuali. E ha aggiunto: «Mi sembra evidente che le persone umane coinvolte nelle diverse esperienze hanno dei diritti che devono essere tutelati», non escludendo dunque «la ricerca anche di una codificazione» di questi diritti.

 

Nella discussione a porte chiuse, seguita alla lettura della relazione, diversi interventi hanno avuto accenti critici con quella formulazione, e dunque è possibile che venga modificata o ampliata. Il cardinale Gerhard Müller, Prefetto della dottrina della fede, a proposito dell’accoglienza delle persone omosessuali ha osservato: «È un atteggiamento cristiano di cui hanno sempre parlato già i documenti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI poiché si guarda alla persona creata da Dio». Ma ha aggiunto che «la coppia come tale non può essere riconosciuta» dalla Chiesa.

foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33 foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33


Ampio spazio è stato dedicato nella relazione ai problemi delle famiglie che vivono situazioni di difficoltà, ai divorziati-risposati e ai conviventi. Erdo ha affermato che «nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia, i padri sinodali, hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, riconoscendo che esse, il più delle volte, sono più “subìte” che scelte in piena libertà». 


Dalla relazione emerge il dibattito tra i favorevoli e i contrari all’ammissione ai sacramenti coppie in situazione «irregolare». Nessuno, in aula, ha proposto l’affermazione di un diritto per tutti o facili scorciatoie. «Non è saggio - si legge nella relazione - pensare a soluzioni uniche o ispirate alle logica del “tutto o niente”».

papa bergoglio sposa venti coppie di conviventi a san pietro 8 papa bergoglio sposa venti coppie di conviventi a san pietro 8

 

Le eventuali soluzioni andranno dunque cercate tenendo conto delle storie personali, con gradualità, attraverso un discernimento da parte dei pastori. Rispettando soprattutto «la sofferenza di coloro che hanno subìto ingiustamente la separazione e il divorzio». Significativo anche il riconoscimento degli «elementi positivi» riscontrabili nelle «forme imperfette» quali sono considerate il matrimonio civile o le convivenze.


E ieri mattina, nella messa a Santa Marta, commentando il Vangelo del giorno Papa Francesco ha parlato dei dottori della legge, che al tempo di Gesù «erano chiusi in se stessi e nei loro sistemi», avendo dimenticato che Dio «è il Dio della legge ma è anche il Dio delle sorprese».

 

2. MONSIGNOR MOGAVERO: “UNIONI CIVILI FRA GAY? NESSUN OSTACOLO”

Giacomo Galeazzi per “la Stampa

 

PETER ERDO ARCIVESCOVO DI BUDAPEST jpeg PETER ERDO ARCIVESCOVO DI BUDAPEST jpeg

«I gay non sono malati da curare. Il Sinodo supera i pregiudizi ecclesiastici che riducevano l’omosessualità a perversione e pericolo pubblico. Al centro deve esserci sempre la persona». Secondo il vescovo canonista di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, ex sottosegretario Cei, ora commissario per le migrazioni, il legislatore civile non può far finta che non esistano le unioni gay e le coppie di fatto. E «non hanno alcun fondamento» le proteste dell’episcopato per le proposte di riconoscimento delle coppie gay: «Uno Stato laico non può fare scelte di tipo confessionale e la Chiesa non può interferire nella sfera delle leggi civili».


I gay sono una risorsa per la Chiesa?

GERHARD LUDWIG MÜLLER GERHARD LUDWIG MÜLLER

non sono né pervertiti che vanno guariti né individui da confinare ai margini della società e della Chiesa. La sensibilità pastorale deve esprimersi con l’accoglienza e la valorizzazione di ogni contributo. Le unioni civili riguardano i diritti di persone che nella relazione di coppia e sociale chiedono garanzie per il loro vivere quotidiano. Se ciò non comporta omologazione, non vedo ostacoli alle unioni civili. Ed è stato intendimento di Francesco rifletterci al Sinodo sulla famiglia. La gran parte dei padri sinodali si riconoscono nella sensibilità del Papa verso tutti». 

Condivide il no del ministro Alfano alle coppie omosessuali?
«Gli attuali modelli giuridici non riescono a imbrigliare la realtà. C’è una distanza tra l’essere che è la vita e il dover essere rappresentato dalle norme. Le leggi sono cristallizzate, fotografano condizioni generali che negli ultimi anni sono profondamente mutate. La politica deve pensare e regolamentare il nuovo nei termini del rispetto dell’altro».
 

Monsignor Domenico Mogavero Monsignor Domenico Mogavero

Serve una legge sulle unioni di fatto?
«Si può trovare un’intesa riconoscendo la centralità della persona. Lo Stato deve rispettare e tutelare il patto che due conviventi hanno stretto tra loro. E la Chiesa deve accoglierle e accompagnarle pastoralmente senza emarginarle con l’etichetta di persone che vivono nel peccato. Non può esserci alcuna giustificazione per nessuno alla chiusura del cuore. Nel piano di Dio tutto è grazia e, di conseguenza, dobbiamo guardare avanti e in alto. Liberiamoci da forme di pigrizia spirituale che ci rendono inerti». 
 

Paolo VI beato è un segno al Sinodo?
«La lezione di Montini è ancora utile. Aprendo la seconda sessione assegnò al Concilio l’obiettivo di una più meditata definizione di Chiesa per il suo rinnovamento, lanciando un ponte verso il mondo contemporaneo. Le sue parole sono un mandato anche per i padri sinodali nella discussione sulla famiglia. La chiesa guarda al mondo di oggi con profonda comprensione e con lo schietto proposito non di conquistarlo ma di valorizzarlo, non di condannarlo ma di confortarlo e di salvarlo». 
 

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È il completamento del Concilio?
«Sì. Le porte non sono chiuse per nessuno. Domenica Francesco ha ribadito che il Vangelo, respinto da qualcuno, trova un’accoglienza inaspettata in tanti altri cuori. Dio non discrimina nessuno e allarga il banchetto della salvezza oltre ogni limite. Nessuno può dire a un gay che è fuori dalle nostre comunità. O che la sua unione lo esclude dalla Chiesa».

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