BUSI: “NON CONCORRO ALLO “STREGA”. HO SOLO DATO IL PERMESSO ALL’EDITORE DI PRESENTARLO. PER VENDERE QUALCHE MIGLIAIO DI COPIE IN PIÙ” - “PER AVERMI ALLO STREGA VOLEVANO CHE MI UMILIASSI”

Altra bombastica intervista contro tutti. Il malumore delle patrie lettere si gonfia e la domanda che serpeggia è: scommettiamo che Busi non riuscirà ad entrare nella cinquina di Valle Giulia? - -

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Sebastiano Grasso per "Il Fatto Quotidiano"

ALDO BUSI ALL AUDITORIUM DI ROMAALDO BUSI ALL AUDITORIUM DI ROMA ALDO BUSI ALL AUDITORIUM DI ROMAALDO BUSI ALL AUDITORIUM DI ROMA

Per gentile concessione del "Pen club Italia", pubblichiamo l'intervista rilasciata da Aldo Busi al numero 22-23 del trimestrale "Pen"

Sullo sfondo di Barcellona, la follia continua a mietere vittime. Situazioni e personaggi si scambiano i ruoli, si fondono e si confondono.

El especialista de Barcelona proietta la propria ombra anche su personaggi dei nostri giorni?
Certamente.
Per esempio?
Basta pensare a certi intellettuali...

Che fanno?
Si danno un sacco di arie.
E poi?
Sgomitano, cercano appoggi per una cattedra, una giuria, un invito... In realtà buona parte di essi soffrono di complessi di inferiorità. Come El especialista, appunto.

Differenze col suo personaggio?
Magari non portano i tacchi, ma fanno omaggi in vista di prebende universitarie, premiolini, gettoni di presenza, artico-letti ad hoc. O incensano l'operina di un direttore editoriale che si occupa di narrativa italiana per poi ritrovarsi pubblicati. Braccia rubate all'agricoltura, come suole dirsi.
E per i premi?
Figuriamoci! Soprattutto...

Ho letto che lei concorre allo "Strega"...
Io no.
Non è così?
Ho solo dato il permesso all'editore di presentarlo.
Come mai?
Per dargli una mano. In modo che, con la pubblicità, si venda qualche migliaio di copie in più. Voglio che copra abbondantemente l'anticipo che ho preteso, anche se mi pento di avergli fatto uno sconto sostanziale. Troppo stress promozionale.

Tiratura iniziale?

Sessantamila copie.
Quindi, partecipa...
Credo che non se ne farà niente.
Perché?
Il segretario del premio mi ha chiesto - prima tramite Alessandro Dalai e poi di persona - di mandare una lettera agli Alberti; ovverosia agli eredi...

Che lettera?
Per dire quanto sarei felice e grato per la partecipazione.
E lei che cos'ha risposto?
Che non avrei mai scritto una lettera così ignobile. Anzi, infame.
Senza altre spiegazioni?
No, no. Ho detto: siete voi a dover essere onorati che il mio libro partecipi allo "Strega".

Lo "Strega", comunque, in Italia è un premio importante...
Ma è in crisi. E il mio libro lo avrebbe reso, come dire, spumeggiante . E, poi, ci sono tutte quelle presentazioni...
Quante?
Undici.
Dove?
In varie città italiane e, all'estero, a Los Angeles.
Come mai a Los Angeles?
Anche lì forse si vende il liquore omonimo.

Ha accettato?
Ho chiesto cinquemila euro al netto, più spese, a serata. Ogni "spettacolo di me" dura circa 75 minuti e mi "debilita". Quindi voglio essere pagato o resto a casa mia a perfezionare allo specchio la rappresentazione di Aldo Busi. Sapesse le risate che mi faccio! Tutte quelle che di solito faccio fare, me le godo io.
Compresa la serata romana della premiazione dello "Strega", a Valle Giulia?
No. Per quella, l'unica difficoltà è dover pensare a quale scopa mettermi. A meno che non decida di usarla per svegliare l'addetto alla sonnolenza nazionale.

Ho visto, però, che ha già presentato il libro a Roma...

Lasciamo perdere; e lì lo "Strega" non c'entra niente. La rassegna si chiama Libri come. Il "come" non l'ho capito. C'erano solo 250 persone, sebbene tutte in visibilio, ma un'organizzazione in sordina. Serata uggiosa, a casa del diavolo. E io che ci sono andato pure gratis. Ancora non me lo perdono, sebbene un tocco di immoralità ora possa vantarlo anch'io.

Guardi che un pubblico di 250 spettatori non è poco. Se, poi, pensa che tutti hanno pagato due euro a persona per assistere, che erano le nove di sabato sera e che pioveva pure...
D'accordo. Ma sa quante copie si sono vendute? Appena 40. Ho speso 130 euro di tasca mia, lavanderia compresa: per andare alla pari avrei dovuto venderne 260. Per non parlare della cena.

In che senso?
Invitato con insistenza, dopo le dediche, sono entrato che erano già seduti a tavola e ho salutato. Non conoscevo nessuno. Ho salutato tre volte, sempre restando in piedi.

Beh è normale...Normale salutare tre volte senza che nessuno risponda? Forse nel brusio non hanno sentito?
Ho salutato per ben tre volte quei cafoni stravaccati, emuli de El Especialista de Barcelona, che di sicuro parlavano di letterine aggraziate da spedire a un principale in vista.

Suppongo che abbia reagito in qualche modo...
Prima mi sono seduto, attendendo un segno di buona educazione. Niente. Poi mi sono alzato di scatto e gliene ho dette quattro, seppure tra i denti, proprio perché non li conoscevo, almeno quel poco da affilare la lingua, e sono andato a sedermi a un altro tavolo. Comunque la recita era perfetta, romana nel senso di generone: hanno continuato a far finta di niente.

Probabilmente non l'hanno vista. Magari qualcuno portava lenti spessissime...
D'accordo, ma anche con gli occhiali, come dice lei - o con i paraocchi come dico io - si avverte un'ombra che prima non c'era e, magari, appartiene proprio a una persona, a uno scrittore, addirittura a un cittadino portatore di civiltà e coerenza e autoironia, creatura che lì, a quelle mense, è abbastanza rara.

DA OGGI ALDO BUSIDA OGGI ALDO BUSI

Sono sfacciati e arroganti, sono gli italiani standard delle patrie lettere. Ma loro, tre ore dopo una morte da specialisti del ricamino di regime, non saranno mai stati e nessuno saprà mai se sono esistiti. Fra tre secoli Aldo Busi sarà qui più che mai.

 

aldo busialdo busi

 

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