CASALEGGIO ARRIVA A ROMA A BASTONARE E ISTRUIRE I GRILLINI RIOTTOSI

Andrea Malaguti per "La Stampa"

Arriva il Guru. Gianroberto Casaleggio abbandona l'illuminata grotta milanese del futuro e scende a Roma per incontrare i suoi discepoli Cinque Stelle, primitivi uomini nuovi della Gaia Terra.

Il contatto a Montecitorio è previsto per giovedì e venerdì, due giorni di full immersion per parlare di piccole e medie imprese. E per comunicare una visione globale - e direttiva - che eviti scivoloni e pericolose fughe in avanti di parlamentari che hanno scoperto di avere capacità progettuali autonome. Persino in materia economica. Possono permetterselo? Non sia mai.

Scambiandosi convenevoli con morbida freddezza, il Guru diffidente e i deputati rampanti del Movimento si renderanno ben presto conto di una cosa che in fondo sanno già: le sensibilità sono diverse. E anche gli obiettivi. Come si risolve il problema, considerando che Casaleggio tende a ritenere la propria traiettoria immutabile e che mentre lui pretenderebbe dai seguaci analisi semplici e dirette di micro-economia, quelli, blasfemi, pretendono di ancorarle a ragionamenti macroeconomici?

Per evitare di rimanere avvitati nella tensione di un silenzio contratto di fronte al web-creatore, i cittadini-deputati cercheranno di assecondarlo lì per lì. Parleranno di microcredito, di riduzioni fiscali per le piccole e medie aziende, di incentivi concordati con Confapri (una sorta di associazione industriali 2.0 molto amata dal Guru) e si giocheranno il jolly della abolizione dell'Irap, approfittando di un assist involontario del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ha recentemente spiegato come le grandi aziende rinuncerebbero volentieri ai trenta miliardi previsti di incentivi, in cambio di un abbassamento delle tasse.

«Quei soldi, caro Gianroberto, potrebbero consentire di cancellare - rimpiazzandone l'entrata - l'imposta regionale sulle attività produttive. Niente Irap significa meno tasse, come vuole Squinzi. In più rimarrebbero circa 2.5 miliardi da destinare alla revisione dell'Imu». Poi gli consegneranno il numero di telefono di Luca Peotta, animatore di «Imprese che resistono» e profeta di questa teoria molto amata dai parlamentari stellati.

Tutto a posto, allora? Non esattamente. Perché a quel punto gli economisti-parlamentari del Movimento dovranno trovare il modo per non far sentire il Guru come se, senza alcun motivo, fosse stato espulso dalla linea classica della sua stirpe, introducendo l'argomento che lui non vuole sentire e che loro invece amano oltremodo: l'Euroscetticismo. «Come affrontiamo il tema?».

I più temerari analisti-cittadini Cinque Stelle ritengono che gli scenari possibili siano quattro: il mantenimento dello stato attuale, la revisione completa degli accordi con Bruxelles, un doppio euro (più leggero in Italia e più pesante in Europa) o, il preferito, la lira in Italia e l'euro oltre confine. Come si affrontano questioni del genere? Parlarne esplicitamente con Casaleggio vorrebbe dire trasformarlo in un cavaliere che disarcionato da un ciclone si ritrova con le ginocchia nel fango.

«Macroeconomia, chi vi ha detto che vi dovete occupare di macroeconomia?». Sarebbe la fine di un rapporto disteso. L'inizio di un dibattito - che nessuno vuole davvero aprire - sui ruoli reciproci, sulle gerarchie effettive all'interno del Movimento. Sostanzialmente su chi comanda. Domanda che diventa inevitabile quando si parla di soldi, quando la solidarietà dell'uno vale uno rischia di trasformare l'applauso della condivisione virtuale in un irrimediabile e reale velluto funebre.

 

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