jihadi john

CHE CURRICULUM, JIHADI JOHN - PRIMA DI DIVENTARE IL “BOIA DELL’ISIS”, MOHAMMED EMWAZI ERA NELLA CELLULA DI AL QAEDA, DENOMINATA “LONDON BOYS” - ERA NEL MIRINO DEI SERVIZI ALMENO DAL 2009

Alessandra Rizzo per “la Stampa”

 

JIHADI JOHNJIHADI JOHN

Abitavano a pochi isolati di distanza l’uno dall’altro, talvolta si vedevano alla moschea, alcuni di loro si erano conosciuti a scuola. Non facevano parte di un gruppo coeso, ma erano tutti estremisti islamici appartenenti a una cellula dormiente di Al Qaeda. Tra loro c’era l’uomo che anni dopo sarebbe diventato noto in tutto il mondo con il nome di Jihadi John.
 

la casa a londra di jihadi johnla casa a londra di jihadi john

Prima di diventare il boia dello Stato islamico, Mohammed Emwazi faceva parte della cellula di Osama bin Laden soprannominata «London Boys» e si sentiva braccato dai servizi al punto da considerare il suicidio, secondo alcune email scritte in quegli anni e riportate dal «Daily Mail». Molti dei membri di quel gruppo sono andati a combattere in Siria o in Somalia. Ma almeno uno di loro è ancora a Londra: la sua deportazione è stata ordinata dal governo ma è stata bloccata per non violare i suoi diritti umani. 
 

I «LONDON BOYS»

jihadi johnjihadi john

I dettagli relativi alla cellula sono emersi dagli atti di un processo del 2011 riportati dai media inglesi. Il controspionaggio britannico descriveva il gruppo come un network di estremisti islamici impegnato a procurare fondi e volontari per Al Shaabab, gruppo somalo affiliato ad Al Qaeda. Uno dei personaggi chiave era Bilal Berjawi, che abitava a un miglio di distanza da Emwazi e ha scalato le gerarchie di Al Shaabab prima di essere ucciso da un drone Usa in Somalia nel 2012.

 

Secondo il «Sunday Telegraph», almeno due membri dei «London Boys» sono usciti dalla scuola superiore frequentata da Emwazi a Londra, la Quintin Kynaston Academy. Uno, Mohammed Sakr, poi ucciso in Somalia, avrebbe avuto un ruolo chiave nel radicalizzare Emwazi: i due andarono in Tanzania con Berjawi nel presunto tentativo di unirsi ad Al Shaabab; l’altro, Choukri Ellekhlifi, è morto nei combattimenti tra islamisti e forze governative ad Aleppo. 

jihadi john e bilal al berjawijihadi john e bilal al berjawi


Frequentava la zona anche Abdel Majed Abdel Bary, un ex rapper andato a combattere in Siria nel 2013 e a lungo sospettato di essere l’uomo che si celava dietro il volto coperto di Jihadi John. Emwazi, che all’epoca era ancora un ragazzo, sarebbe anche venuto in contatto con gli estremisti che hanno tentato un nuovo attacco alla metropolitana di Londra il 21 luglio del 2005, due settimane dopo gli attentati in cui morirono 56 persone. 


IL CASO DI J1
Secondo il «Telegraph», un amico di Jihadi John, identificato solo come J1, era un altro membro chiave del gruppo, attivo nel reclutare combattenti per Al Shaabab e vicino ai mancati attentatori del 21 luglio. Un telefonino usato da J1 sarebbe entrato in contatto con quello di uno degli attentatori la mattina del fallito attacco. 

la casa a londra di jihadi john la casa a londra di jihadi john


I tentativi del governo di deportarlo risalgono al 2010 ma per il momento sono in stallo: i suoi avvocati hanno vinto una causa sostenendo che la deportazione di J1 ne violerebbe i diritti umani poiché in Etiopia l’uomo sarebbe probabilmente sottoposto a tortura. J1 per il momento non sembra essere sottoposto a restrizioni, un caso esemplificativo delle difficoltà incontrate dal Foreign Office e dai servizi segreti. Ci sarebbero centinaia di presunti estremisti che le autorità non riescono a tenere sotto stretto controllo e circa 3.000 potenziali terroristi pronti a colpire nel Regno Unito. 
 

jihadi john da ragazzojihadi john da ragazzo

«UN MORTO CHE CAMMINA»
Jihadi John, che oggi ha 26 anni, era nel mirino dell’MI5 almeno dal 2009. In alcune email mandate tra il dicembre del 2010 e il 2011 a un giornalista del «Daily Mail», Emwazi si lamenta di interrogatori secondo lui violenti e racconta di sentirsi perseguitato dagli 007. In un’occasione, dice, un agente in incognito fece finta di voler acquistare il computer di Emwazi pur di incontrarlo, ma si tradì chiamandolo Mohammed. «Ma io non gli ho mai detto il mio nome», scrive Emwazi. «So che sono loro. A volte mi sento come un morto che cammina, non perché abbia paura che mi uccidano. Piuttosto temo che un giorno mi prenderò tante di quelle pillole da dormire per sempre. Voglio solo stare lontano da questa gente».

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