elisabetta belloni luigi di maio giuseppe conte

CHI AVEVA INTERESSE AD AFFOSSARE ELISABETTA BELLONI? / 2 - GIUSEPPE CONTE DA' LA SUA VERSIONE E TIRA IN BALLO DI MAIO E DRAGHI: "IL NOME DELL'AMBASCIATRICE AVEVA SUPERATO IL VAGLIO DI TUTTI. ERA CHIUSA. POI C'È STATO UN FUOCO DI SBARRAMENTO DI RENZI, GUERINI E DI MAIO. MAGARI A PALAZZO CHIGI SI SONO RESI CONTO CHE L'OPERAZIONE POTEVA REALIZZARSI E SCOMBINARE I PIANI DI DRAGHI. PARE CHE A PALAZZO CHIGI SI STESSERO PREPARANDO PER ENTRARE IN CAMPO SABATO, CHE FOSSE PRONTA LA PROCEDURA DI AVVICENDAMENTO, CHE LA DATA DEL GIURAMENTO PER IL QUIRINALE FOSSE GIÀ STATA FISSATA PER MERCOLEDÌ…"

CONTE: «COSÌ SFUMÒ LA CANDIDATURA DI BELLONI»

Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"

 

mario draghi giuseppe conteu

Conte è un formidabile incassatore, perciò non sorprende se resiste sulle sue posizioni anche quando tutto (o quasi) gli è avverso. Compreso il risultato. È il caso della candidatura al Colle del capo dei Servizi su cui l'ex premier si è soffermato l'altra sera, vigilia del giuramento di Mattarella in Parlamento: «Peccato. L'ambasciatrice Belloni è donna di grandissima levatura che sarebbe stata apprezzata dal Paese. Parla cinque lingue, è uno dei massimi esperti di politica internazionale, con una conoscenza dei dossier che molti ministri non hanno».

 

La Belloni è la soluzione che il capo del Movimento ha coltivato e sostenuto fino alla notte di venerdì, quando «si è scatenata una bagarre» a causa della precipitazione con cui il segretario della Lega ha annunciato ai media che si stava puntando «su una donna» per il Quirinale: «Salvini... Avesse subìto meno la pressione delle telecamere...».

 

LUIGI DI MAIO E ELISABETTA BELLONI A PRANZO

Perché fino ad allora il disegno di far eleggere la guida del Dis alla presidenza della Repubblica «non aveva registrato ostacoli particolari. Era un'operazione costruita davvero bene, insieme con Letta», leader del Pd. E non solo. Secondo la versione che propone Conte, «pure Speranza era d'accordo: diceva di avere delle resistenze interne a Leu, e che però sarebbe riuscito a superarle». Ma non basta, l'ex premier sottolinea come il fronte del consenso fosse assai più ampio, nonostante nei giorni precedenti - alle prime indiscrezioni - si fossero levate voci di dissenso tra i democratici e i centristi, che sembravano aver posto fine alla faccenda. «Non era così».

 

giuseppe conte mario draghi

Ed è il modo in cui rafforza questo concetto che stupisce: «Se il nome dell'ambasciatrice è rimasto sul tavolo fino a venerdì sera, è perché aveva superato il vaglio di tutti». Quel «tutti» è la porta che si apre su risvolti inediti e non ancora chiari della trattativa sulla Belloni. Come indirizzasse la luce di una torcia, con il suo resoconto l'ex premier illumina probabilmente solo alcuni punti della scena. Ma la sua affermazione è sorprendente, perché lascia intendere che l'accordo non si limitava alla sfera dei partiti.

ELISABETTA BELLONI LUIGI DI MAIO

 

«Si stava per chiudere. Anzi era di fatto chiusa. Poi c'è stato un fuoco di sbarramento di esponenti politici e ministri: Renzi, Guerini. E purtroppo anche Di Maio». In effetti il giorno prima il ministro degli Esteri, aveva pubblicamente invitato i leader impegnati nella trattativa a non bruciare «un alto profilo» come la Belloni.

 

Però non si era opposto, purché su quel nome convergessero anche gli altri partiti. Accostare Guerini e Di Maio, considerati favorevoli all'elezione di Draghi al Colle, non deve essere casuale. Infatti non lo è. Perché Conte sposta la torcia: «Non so... Magari all'inizio a palazzo Chigi ritenevano che la candidatura della Belloni fosse impercorribile. Magari si sono resi conto dopo che l'operazione potesse realizzarsi e scombinare i piani di Draghi. Pare che a palazzo Chigi si stessero preparando per entrare in campo sabato, che fosse pronta la procedura di avvicendamento, che la data del giuramento per il Quirinale fosse già stata fissata per mercoledì».

ELISABETTA BELLONI FRANCO GABRIELLI

 

Il capo del Movimento toglie la spoletta e lascia che l'ordigno deflagri: «Andrebbe indagato per capire meglio. Di certo venerdì notte è iniziata la bagarre contro la Belloni». L'avvocato del popolo respinge le obiezioni sul fatto che il capo del Dis non possa salire al Colle: «Negli Stati Uniti fior di presidenti provengono dall'intelligence», per quanto alla Casa Bianca ci si arrivi dopo aver vinto le elezioni.

 

«E comunque nessuno aveva avuto da ridire quando il nome della Belloni era circolato come possibile premier. La verità è che hanno usato questa motivazione solo per affossare la sua candidatura». Della successiva telefonata con Letta, quando il progetto è ormai fallito, si conosce solo l'incipit di Conte: «Mi state prendendo per il (biiip)?». E non si conosce nemmeno chi sia stato il regista, chi abbia cioè suggerito di puntare sull'autorità che controlla i Servizi, diciamo.

elisabetta belloni 4

 

Piuttosto il capo dei grillini ritiene necessario un «chiarimento pubblico» con Di Maio, che nel racconto appare come una sorta di sabotatore. Lo s' intuisce dal modo in cui - intervistato su La7 - l'ex premier ieri ha specificato che il contrasto con il ministro degli Esteri non è «una questione privata tra me e lui», semmai «va a toccare punti centrali: l'essere comunità, l'appartenenza, il senso comune verso comuni obiettivi». Il processo è pronto, il verdetto sarà (forse) online. Il tema non è la linea politica o l'azione di governo, ma quello che è successo venerdì notte.

elisabetta belloni 5

Ultimi Dagoreport

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…