di maio conte grillo di battista

TRA I CINQUESTELLE È L'ORA DEL PANICO: ALLE REGIONALI C’È IL RISCHIO DI SCENDERE SOTTO IL 10% - SE LA NOTTE DEL 21 SETTEMBRE IL CENTRODESTRA VINCESSE IN 4 REGIONI SU 6 E IL M5S DI GOVERNO FOSSE RIDOTTO AL LUMICINO, COME FARANNO I VERTICI A BLOCCARE LA RIFONDAZIONE IN CHIAVE ANTISISTEMA VOLUTA DA DI BATTISTA?  

grillo fico di maio di battista

Simone Canettieri per “il Messaggero”

 

I big mettono le mani avanti: «Le elezioni regionali non sono mai state il piatto forte della casa». Ma nel M5S, in queste ore tra gli strappi di Renzi e gli appelli all'unità di Nicola Zingaretti, gira un numeretto magico: 10%. Cioè raggiungere almeno la «soglia psicologica» della doppia cifra nelle sei Regioni che il 20 settembre andranno al voto. Altrimenti il big bang è dietro l'angolo.

 

vito crimi

Le premesse non sono delle migliori, e lo sa anche Vito Crimi, che da reggente si è trovato il destino del Movimento sulle spalle fino ai prossimi Stati generali, previsti dopo le elezioni. Al momento, l'unico posto dove il M5S può tentare di mettere un piede sulla vittoria, per nulla scontata, è la Liguria. Dove ieri i pentastellati hanno dato il via libera al docente Fausto Massardo anche se non è chiaro se così si chiude la trattativa col Pd dalla quale anche Beppe Grillo si tiene alla larga.

 

MICHELE EMILIANO ILVA

Soprattutto da quando la prediletta Alice Salvatore, capogruppo M5S uscente, ha deciso di salutare tutti per mettersi in proprio: correrà con la lista Buonsenso. Quello che, secondo il Pd, manca al M5S in queste regionali. Dove, ha fatto capire Nicola Zingaretti, si rischia solo di fare un enorme favore a Matteo Salvini e al centrodestra, con rischi annessi per la tenuta del governo.

 

Ecco, prendiamo la Puglia. Michele Emiliano, sostenuto dal Pd anche se non ne fa più parte, è accusato di essere troppo grillino dai renziani, che infatti corrono da soli con il sottosegretario Ivan Scalfarotto.

barbara lezzi

 

I FRONTI

Ma i pentastellati non ne vogliono sapere di appoggiare l'ex magistrato. «Assolutamente no», dice Barbara Lezzi, già donna forte del movimento con il motto No Tap!. L'ex ministra appoggia Antonella Laricchia e lavora a una lista civica di supporto. Ma così non si fa un favore a Raffaele Fitto? «Emiliano in Puglia ha adottato il suo piano della sanità: sono la stessa cosa». Obiettivo 10%? «Puntiamo a vincere». Sarà. Anche se la storia è diversa.

E tutti nel Movimento si stanno mettendo l'anima in pace. Andiamo in Campania.

 

«Contro De Luca non vinceremmo nemmeno se candidassimo Diego Armando Maradona», dice il senatore pentastellato Emanuele Dessì. Invece ci sarà per la seconda volta Valeria Ciarambino, quotata da un sondaggio Ipsos «al 13%». Premessa: la Campania è la culla del M5S, la terra di Luigi Di Maio e Roberto Fico, giusto per citare i primi due pezzi da novanta, ma anche del ministro dell'Ambiente Sergio Costa che, dopo un timido affaccio, si è subito ritirato.

emanuele dessi'

 

Qui alle Europee di un anno fa, in piena crisi di consensi e di voti travasati verso la Lega, il Movimento prese il 34%. Adesso la musica è cambiata e la partita - con De Luca in campo - sembra impossibile da sbloccare. Perfino da Di Maio, anche se nella sua Pomigliano D'Arco l'accordo con il Pd è fattibile, ma sono comunali. Dinamiche molto local.

 

Fin qui le sfide di cui si può parlare, ma ci sono quelle da scrollata di spalle: il Veneto, la Toscana e le Marche. Nella terra del doge Zaia, «la prova di testimonianza dei grillini» ha il nome e cognome di Enrico Cappelletti. Nella patria del Giglio magico, invece, c'è Irene Galletti. La doppia cifra, e cioè un 10%, da queste parti sembra un sogno a occhi aperti. Stesso discorso nelle Marche, altro giro, altra acuto da solisti, per i pentastellati, con Mario Mercorelli. Tutti e tre i candidati sono stati scelti dalla rete su Rousseau. E condannati - salvo cataclismi - a sconfitta certa.

di battista di maio

 

Ma cosa potrebbe accadere la notte del 21 settembre davanti a una vittoria del centrodestra per 4-2 e con il M5S alle prese con percentuali poco lusinghiere? Si spianerà la strada alla rifondazione grillina voluta da Di Battista oppure i vertici partoriranno un direttorio ultra-conservativo? «In questo momento storico parlare di leader è come voler a tutti i costi costruire una casa partendo dal tetto invece che dalle fondamenta», dice il deputato M5s e presidente della Commissione politiche Ue Sergio Battelli.

Nel frattempo, però, il gioco dei veti e della mancate alleanze gonfia le vele del centrodestra che punta alla spallata di settembre, complice il possibile autunno caldo del Paese in crisi.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...