licia ronzulli matteo salvini marta fascina silvio berlusconi

COM'È RIUSCITA LA TRIADE SALVINI-RONZULLI-FASCINA AD APPROFITTARE DELLA COGLIONERIA POLITICA DI CONTE E DRAGHI, INTORTARE BERLUSCONI E APRIRE LE PORTE AL VOTO ANTICIPATO - NEI GIORNI CRUCIALI DEL DUELLO CONTE-DRAGHI, IL CAPITONE VIENE TRAFITTO DA UN’ANALISI DI LICIA RONZULLI, BEN SUPPORTATA DAL “SUOCERO”, DENIS VERDINI: MA SEI COSÌ CERTO DI RIMANERE A CAPO DELLA LEGA FINO AL MAGGIO 2023? VAI AL VOTO! NON CI ARRIVI A MAGGIO 2023. HAI L’ULTIMA POSSIBILITÀ DI FARE LE LISTE ELETTORALI CANDIDANDO AMICI FIDATISSIMI” - COME LA TRIADE HA CONVINTO IL BANANA CHE LO SCORSO SETTEMBRE SCORSO AVEVA DETTO: “SIAMO SINCERI: MA SE DRAGHI VA A FARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA POI A CHI DÀ L’INCARICO DI FARE IL NUOVO GOVERNO? A SALVINI? ALLA MELONI? MA DAI, NON SCHERZIAMO”

DAGOREPORT

RONZULLI SALVINI

Ha ragione Michele Santoro: “Non credo che la maggioranza degli italiani abbia capito perché si è aperta questa crisi”. Del resto, nemmeno un Conte sotto Lsd, quando armeggiava armato di inceneritore e staccava la spina al governo sul decreto Aiuti, poteva immaginare l’uscita di Draghi da Palazzo Chigi.

 

Lo stesso Letta, il giorno prima della caduta, annunciava soddisfatto alla stampa, dopo un colloquio con l’avvocato appulo, “Domani sarà una bella giornata”. (A far cambiare idea a Conte di votare la fiducia a Draghi ci pensarono il giorno dopo i “tavernisti” con Travaglio e Casalino, complice la latitanza di Fico – e Grillo ieri si è vendicato e li ha fatti tutti fuori).

 

silvio berlusconi licia ronzulli marta fascina a napoli

Del resto, l’alzata di scudi della Pochette col ciuffo sul decreto Aiuti & inceneritore romano era soprattutto una plastica mossa muscolare rivolta a ricompattare un Movimento alla deriva, smanioso di avere alla guida un politico-combattente come Di Battista. Ma da Grillo alla Meloni, la sopravvivenza dell’esecutivo Draghi non era messa in discussione, visto che in autunno c’era da trovare la quadra alla rogna delle rogne, la legge di Bilancio, detta la Finanziaria.

silvio berlusconi bacia marta fascina

 

Quella che Padellaro, bontà sua, chiama “ingenuità di Conte”, anziché coglioneria politica, si è poi coniugata con l’insipienza politica di Draghi e dei suoi raffazzonati consigliori (dal trombonismo di Giavazzi ai magheggismo di Funiciello), col risultato di aprire nuovi orizzonti di futura gloria alla triade Salvini-Ronzulli-Fascina.

 

Al di là delle inesistenti pressioni russe sulla Lega per affondare Draghi, nei giorni cruciali del duello Conte-Draghi il Capitone viene trafitto da un’analisi politica di Licia Ronzulli, poi supportata dal “suocero”, Denis Verdini: ma sei così certo di rimanere a capo della Lega fino al maggio 2023, data ipotizzata da Mattarella per il voto politico?

 

GIUSEPPE CONTE E LA DEPOSIZIONE DI DRAGHI - BY EDOARDO BARALDI

Alla eterna fronda interna dei governatori Zaia-Fedriga-Fontana e di quell’anima pia di Giorgetti, occorre aggiungere l’insofferenza dei fedelissimi salviniani nei confronti dei governatori e infine l’alzata di testa di Letizia Moratti, cara alla Meloni, sulla corsa alla presidenza della Regione Lombardia.

 

E qui entra in campo il vocione di Verdini padre, che in sostanza conferma il pensiero della Ronzulli: “Vai al voto! Non ci arrivi a maggio 2023. Hai l’ultima possibilità di fare le liste elettorali candidando amici fidatissimi”.

 

Ok, messaggio ricevuto, bofonchia Salvini. Ora c’è però da convincere Silvio Berlusconi, quel pregiudicato di 86 anni che lo scorso settembre, intervistato da Massimo Giannini, aveva drigrignato la dentiera: “Senta, siamo sinceri: ma se Draghi va a fare il presidente della Repubblica poi a chi dà l’incarico di fare il nuovo governo? A Salvini? Alla Meloni? Ma dai, non scherziamo”.

 

NICCOLO GHEDINI LICIA RONZULLI MATTEO SALVINI

Quella sentenza si è poi trasformata in battuta grazie al tenace lavoro ai fianchi della triade Salvini-Ronzulli-Fascina che gli hanno fatto credere, nei suoi rari momenti di lucidità e controllandolo h24 affinché non cambiasse idea, che era la sua ultima chance, salirai sullo scranno più alto del Senato, diventerai seconda carica dello Stato! Silvio, dopo la cacciata dal parlamento con la legge Severino, l’umiliazione di processi a ripetizione e il disonore di finire ai servizi sociali, il ritorno sarà la tua vendetta, rivincita, rivalsa contro i comunisti! E poi giù a squadernare i sondaggi che incoronavano la Meloni: ora o mai più! (Anche qui entra in ballo la possibilità di candidare i fedelissimi cari alla Ronzulli-Fascina e al maggiordamo Tajani).

 

ANTONIO TAJANI - SILVIO BERLUSCONI - MARTA FASCINA

Il Banana assediato si convince, le telefonate della figlia Marina e i consigli di Gianni Letta rimangono lettera morta e Salvini spedisce il leghista Molinari in aula a tuonare “O il rimpasto o morte”. Un Draghi-bis che imponeva a SuperMario di far fuori gli odiatissimi Lamorgese e Speranza. Ovvio che un altro governo non si poteva fare a tre mesi dalla Finanziaria e a sei mesi dal voto.

 

Draghi gira i tacchi e la triade Salvini-Ronzulli-Fascina si mette in moto per dimostrare che sono i più antifascisti d’Italia, isole comprese: non c’è nessuno, nemmeno Berizzi e la Aspesi messi insieme, che detesta di più la Meloni, quella che il Capitone nomignola beffardamente “la Rita Pavone”.

matteo salvini licia ronzulli

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...

giorgia meloni sergio mattarella

FLASH - GIORGIA MELONI VORREBBE ANTICIPARE AD APRILE IL VOTO PER LE POLITICHE 2027 SGANCIANDOLO DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE (SI VOTERA' ANCHE PER I SINDACI DI ROMA, MILANO, TORINO, NAPOLI E BOLOGNA): NON VUOLE CHE UN'EVENTUALE ONDA DI CONSENSO PER IL CENTROSINISTRA ALLE COMUNALI NON RICADA ANCHE SULLE POLITICHE - IL QUIRINALE PERO' NON LA PENSA ALLO STESSO MODO: ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE AD APRILE 2027 SOLO SE IN "ELECTION DAY" CON LE AMMINISTRATIVE ALTRIMENTI SI VOTA A OTTOBRE, DOPO LA NATURALE CONCLUSIONE DELLA LEGISLATURA...