renzi zingaretti di maio conte

CONTE ALLA RESA DEI CONTI – ZINGARETTI ORMAI È AI FERRI CORTI CON IL PREMIER, CHE CONTINUA A PRENDERE TEMPO SU TUTTI I DOSSIER – IL SEGRETARIO DEL PD FA SPONDA CON DI MAIO E ADDIRITTURA CON MATTEO RENZI – CONTE CONSIDERA IL RECOVERY FUND UN’ASSICURAZIONE SULLA VITA, MA SE I SOLDI DELL'EUROPA  TARDASSERO AD ARRIVARE SI VA VERSO LA CRISI PILOTATA – OCCHIO AI TWEET DI ROTONDI, BERLUSCONIANO ASSAI VICINO AL VOLPINO DI PALAZZO CHIGI

Francesco Verderami per il "Corriere della Sera"

 

NICOLA ZINGARETTI E GIUSEPPE CONTE

Conte sta fermo e Zingaretti aspetta, come nel più classico dei surplace che nel ciclismo precede lo scatto. Perché immobili a lungo non si può stare. È solo questione di tempo, un paio di settimane, e nella maggioranza partirà la volata. Il leader del Pd dice in modo sempre più esplicito ciò che pensa, ed è persuaso che se il premier non si muoverà alla svelta finirà per cadere per inerzia: è difficile stare in bilico tra spinte di politica interna, come la crisi dei grillini, e spinte di politica estera, come la difficoltà degli accordi europei sul Recovery fund.

 

renzi di maio

L'analisi del segretario dem è condivisa con Di Maio e persino con Renzi, secondo il quale «continuare così non si può». E allora, o si stabilisce un patto per il rilancio dell'alleanza, che blinderebbe la coalizione fino al termine della legislatura, «o sarà difficile gestire questa fase». Specie se a Bruxelles venisse calpestato lo specchietto usato da Conte nell'ultimo mese, se tardassero cioè quelle risorse europee che considera una sorta di assicurazione sulla vita.

 

Zinga Renzi

È chiaro che un'intesa tra gli azionisti di maggioranza sui nodi programmatici (e sulla futura legge elettorale) passerebbe per una modifica degli accordi di governo: non un rimpasto, ma un nuovo esecutivo. Di fatto una crisi pilotata. Conte ha già respinto il primo assalto, perché nel passaggio teme di venire giubilato, ma è consapevole del rischio a cui può andare incontro.

 

LUIGI DI MAIO MATTEO RENZI

«Lo state seguendo Di Battista?», domandava sibillino Giorgetti l'altra sera a un gruppo di leghisti. E ieri un tweet del centrista Rotondi, berlusconiano assai vicino al premier, è stato come un avvertimento lanciato per conto terzi: «Alle elezioni anticipate - come diceva Prodi - non ci si va. Ci si casca. Nel senso che a palazzo Chigi saprebbero cosa fare, se al Senato Renzi e un pezzo del Pd assecondassero un incidente parlamentare: Conte prima salirebbe al Colle per dimettersi, poi denuncerebbe davanti all'opinione pubblica l'agguato e il tradimento, e infine chiederebbe di tornare al voto».

GIANFRANCO ROTONDI CON CAMICIA MULTICOLOR

 

Il punto non è verificare se l'arma del premier sia carica e se abbia davvero in serbo la lista «Italia 2021». Il tema è capire le mosse di Zingaretti, che è davanti a un bivio: se dovesse tramontare la prospettiva di un nuovo assetto, non potrebbe certo restare a guardia del bidone.

 

NICOLA ZINGARETTI ROBERTO GUALTIERI

Già considera l'attuale gabinetto alla stregua di un «governo amico», in più se propone nel Pd di rinforzare l'esecutivo si trova contro «i ministerialisti», se chiede il Mes nel Pd si ritrova contro Gualtieri, se chiede un candidato per Roma nel Pd non trova nessuno. E allora il leader democratico lascia puntualmente balenare l'ipotesi del congresso.

 

giuseppe conte roberto gualtieri mes

È un segnale al suo partito ma anche un modo per far capire a Palazzo Chigi che il surplace non potrà durare. «La realtà del Paese ci sta piombando addosso», avvisa l'esponente della segreteria dem Miceli. C'è la sensazione che qualcosa di più profondo delle solite scosse di assestamento stia per verificarsi nella maggioranza e soprattutto nel Pd, se persino chi oggi siede nell'esecutivo, come il sottosegretario Margiotta, si mette a ripetere le parole di Zingaretti: «Il governo non sta in piedi solo per tirare fino all'elezione del capo dello Stato».

 

funerali willy conte zinga lamorgese

È vero, il segretario dem non è uso a strappi, non a caso viene definito «un comunista di centro». Però nella doppia contabilità partito-esecutivo non può accettare un saldo negativo per la «ditta». Ed è chiaro chi pagherebbe il conto, se l'Italia si ritrovasse ad affrontare il prossimo anno senza un acconto dei duecento e passa miliardi del Recovery fund di cui parla Conte, «che poi in realtà sono solo cento».

 

giuseppe conte dario franceschini

Perciò mette le mani avanti e tenta di scaricare ogni responsabilità sul premier. Perciò non smette di invocare il Mes. «E se il governo prolunga lo stato di emergenza, allora i 37 miliardi del Mes vanno presi subito», ha detto ieri Renzi. Chi avrebbe mai immaginato che i due di colpo si trovassero d'accordo? Certo non Conte. Che non potrà stare a lungo in surplace.

GIUSEPPE CONTE E NICOLA ZINGARETTI AI FUNERALI DI WILLY MONTEIRO

             

 

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