berlusconi conte

IL CONTE ZELIG HA COLPITO ANCORA - COME HA CONQUISTATO BERLUSCONI? CON IL SUADENTE ELOGIO: “PRESIDENTE, LE SUE IMPRESE SONO NEI LIBRI DI STORIA” - IN VATICANO LO VEDONO COME UN ARGINE AL SOVRANISMO E PREMONO SUI CATTO-CENTRISTI AFFINCHE’ LO SOSTENGANO IN PARLAMENTO - “L’AVVOCATO DEL POPOLO” HA COSTRUITO INTORNO A SÉ UNA TELA DI SOSTENITORI CHE INGLOBA ANCHE D’ALEMA, BERSANI E GENTILONI…

Francesco Verderami per www.corriere.it

 

MASSIMO DALEMA GIUSEPPE CONTE

Berlusconi si è sempre lamentato perché «nessuno ha mai voluto riconoscermi le cose importanti che ho fatto». Ma finalmente ci ha pensato Conte. L’attesa per il Cavaliere è terminata il 30 agosto, durante le consultazioni per la formazione del governo, quando il premier incaricato ha interrotto il leader di Forza Italia che lo stava riempiendo di consigli e citazioni sui suoi trascorsi a Palazzo Chigi: «Presidente Berlusconi, non c’è bisogno che lei mi ricordi quanto ha fatto. Le sue imprese sono scritte nei libri di storia».

 

GENTILONI CONTE

C’è mancato poco perché il più antico avversario di grillini e democrat gli concedesse la fiducia honoris causa. Fosse solo per il modo avvolgente e sinuoso che ha di porsi, Conte disporrebbe in Parlamento di una maggioranza che Renzi non potrebbe minacciare, frutto dell’oratoria che si trasforma in uno specchio in cui ogni interlocutore finisce vanitosamente per vedersi. Sarà «un furbo», come dice D’Alema in modo un po’ canzonatorio. Ma secondo Bersani, «nel vuoto d’aria e in assenza di partiti, se Conte continua a fare il conte può avere un futuro».

 

BERLUSCONI FINGE DI NON VEDERE CONTE E NON LO SALUTA

Attorno a lui più che un partito si sta costituendo uno stato d’animo, e il conte Conte — a metà tra l’apparire e l’essere — ha conquistato la considerazione di chi in Vaticano l’ha visto come un argine al sovranismo di crocifissi esposti e rosari baciati. Nei giorni convulsi della crisi, monsignor Paglia spiegò al diccì Rotondi che «Conte è la linea del Piave e il suo governo deve nascere», aggiungendo che almeno su questo punto di là dal Tevere c’era «unità di vedute». Ancora oggi da lì arrivano sollecitazioni ai centristi di ogni dove: «Premono con insistenza — rivela l’udc De Poli — perché nasca un gruppo di responsabili, dato che con Renzi non si sa mai».

 

Conte mostra Padre Pio a Vespa

E se con Berlusconi il miracolo stava per compiersi, con Gentiloni il miracolo è avvenuto. Già prima che i due si incrociassero sulla via di Bruxelles, Conte aveva cercato di ammaliare il dirigente del Pd che più di ogni altro era contrario alla nascita del governo giallorosso: «Nei rapporti di politica estera — gli aveva confidato — ti ho preso come modello».

 

Chi li ha visti da vicino assicura che tra i due si è instaurato un clima di «grande cordialità». E forse Gentiloni ha raccontato a Conte certe sue esperienze, quando da premier fu ospite a pranzo nell’abitazione privata di Xi Jinping a Pechino: «Caro Paolo, mi spiace sapere che tra poco non sarai più alla guida del governo, mentre ti informo che a breve verrò eletto presidente a vita. I nostri programmi sono proiettati a cinquant’anni. E quello che impostiamo oggi fra trent’anni sarà stato fatto. Questo è il problema dell’Italia».

 

BERLUSCONI FINGE DI NON VEDERE CONTE E NON LO SALUTA

A parte quel piccolo dettaglio chiamato «democrazia», Conte concorderà sui progetti a lungo termine: «Abbiamo bisogno di un paio di anni per realizzare quanto abbiamo programmato», ha spiegato alla festa di Articolo Uno. Dove si è presentato da uomo «di sinistra» che proviene dal mondo del «cattolicesimo democratico». Sarà perché i rapporti si sono ormai guastati se ieri Salvini ha messo sull’avviso la Meloni: «Siccome so che Conte verrà alla vostra festa di Atreju, occhio. Magari vi dirà di essere di destra».

 

Di certo ad Avellino, il 14 ottobre, celebrerà «il centro» davanti a De Mita, Bianco e molti altri che furono discepoli di Sullo. L’agenda del presidente del Consiglio il prossimo mese sarà piena, perché oltre l’Irpinia c’è da andare a ringraziare Trump dopo il suo endorsement. Sul partito di Conte non tramonta mai il sole, e pure Zingaretti — che pensava a quello dell’avvenire con le elezioni anticipate — ha ricevuto dal premier la sua dose di complimenti. Non senza una citazione per il fratello attore, «il famoso commissario Montalbano».

GIUSEPPE CONTE CON I FRATI A SAN GIOVANNI ROTONDO

 

Chissà se il leader del Pd in quella occasione avrà avuto tempo e voglia di raccontargli le questioni di famiglia, il disappunto dell’artista consanguineo che fa un botto di share ad ogni replica in televisione, ma che per via del contratto a suo tempo firmato non becca neanche un euro di royalties: e poi, dopo la scomparsa di Camilleri e del regista della fortunata serie, medita di accomiatarsi dal personaggio. Conte no, per quanto anche lui sia già in replica a Palazzo Chigi. Come Berlusconi a volte chiede gli vengano riconosciute le cose che sta facendo. Perché lavora, si applica, impara in fretta. E magari spera che fra venticinque anni un altro Conte gli faccia finalmente i complimenti.

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO