sergio mattarella mario draghi giuseppe conte silvio berlusconi enrico letta matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT! - GLI SCAZZI NELLA MAGGIORANZA AL DRAGHI DI OGGI NON FANNO UN BAFFO. TIRATO SU IL GHIGNO, MARIOPIO FA L'''IMPUNITO'': SE NON MI VOLETE, ME NE VADO DOMATTINA - IL NUOVO DUPLEX CONTE-GRILLO VUOLE TORNARE ALLE ORIGINI DEL “VAFFA!”. MA L’EVENTUALE USCITA DAL GOVERNO DEI 5STELLE NON AVREBBE UN IMPATTO SULLA TENUTA DEL GOVERNO – MATTARELLA MAI DAREBBE L’INCARICO DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO A GIGIONA MELONI – SALVINI: O VERSO IL CENTRO CON IL PD O MUORE - RENZI IN DISARMO E LA BOSCHI TORNA A FARE L’AVVOCATO - IL “FALCO” DRAGHI IRRITA MATTARELLA (MA ANCHE LETTA). SPUNTA L’IDEA DI UN VIAGGETTO A MOSCA DI MACRON, SCHOLZ E DRAGHI PER INCONTRARE PUTIN. ANCHE SE POI UNA TRATTATIVA DEVE AVERE IL PLACET DI UNO ZELENSKY TELECOMANDATO DA BIDEN

DAGOREPORT

 

sergio mattarella e mario draghi

Gli scazzi nella maggioranza, azzoppata dalla guerriglia non-stop dei Cinquestelle in modalità Conte-Grillo e dalle turbolenze nel centrodestra, al Draghi di oggi non fanno un baffo.

 

Tirato su il ghigno d'ordinanza, Mariopio fa l'''impunito'' e tira dritto, alla faccia di chi lo vuole pensionato nel buen retiro umbro di Città della Pieve. Come un bue con l’aratro, va avanti e mostra il dito medio ai suoi haters: se non mi volete, me ne vado domattina. (Stronzi non lo dice ma è sottinteso)

 

Il suo approccio è quello di chi, ormai, si è rotto i cabasisi e non ha nulla da perdere. Se ne sbatte di 'sti pazzarielli che puntano a far saltare l’esecutivo con il Covid che non se ne va e una guerra in corso: hanno tutto da perdere agli occhi degli elettori. Il Pnrr è ancora da mettere a punto (eufemismo), i rincari di cibo e energia dissanguano gli italiani, le bollette scotennano i risparmi: chi ha voglia di ribaltare il tavolo del governo, facesse pure mettendoci la faccia.

sergio mattarella e mario draghi

D’altronde i numeri sembrano rassicuranti. L’eventuale uscita dalla maggioranza dei Cinquestelle, indiziati numeri uno a passare all’opposizione, non dovrebbe avere un impatto reale sulla tenuta del governo. Lega, Forza Italia, Pd, cespuglio renziano, Calenda e sinistrati vari più la pattuglia di grillini governativi, capeggiata da Luigi di Maio, dovrebbero essere più che sufficienti a tenere vivo l’esecutivo.

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Ma non tutto gira intorno all'ego dell'ex governatore della Bce. Sulla guerra in Ucraina, l’atteggiamento da “falco” in modalità Biden di Draghi ha infastidito l’europeista Mattarella (ma anche il mite Enrico Letta con cui sta ricucendo) che spinge per una posizione comune dell’Ue, meno schiacciata sui missili di Washington.

 

Gli equilibri al tavolo europeo, d’altronde, sono cambiati dopo le elezioni in Francia: il dialogante Macron, appena rieletto al timone all’Eliseo, ha subito mostrato i muscoli; il marine da sbarco Draghi viene visto invece debole: ha davanti poco meno di un anno al governo (non avrà neanche la possibilità di toccare palle sulle nomine nelle partecipate che riguarderanno Profumo/Leonardo, Starace/Enel, Descalzi/Eni).

 

Anche per questo, prima del Consiglio europeo di giugno, Macron ha lanciato l'idea al premier tedesco Scholz di fare un viaggetto a Mosca ma il successore della Merkel ha fatto presente che, con la presenza italica di Draghi, sarebbe meglio; e Macron si è trovato d'accordo di non estromettere Mariopio. I tre caballeros dovrebbero elaborare una linea comune per poi incontrare Putin. Anche se poi una eventuale trattativa sul "cessate il fuoco" deve trovare il placet di uno Zelensky telecomandato da Washington. E si ritorna al punto di partenza.

joe biden mario draghi

 

Ecco perché il viaggio a Washington di Draghi, previsto il 10 maggio, che va a ribadire la posizione europeista sul conflitto, ha meno appeal agli occhi di Joe Biden. Chissà se è questa la ragione per cui la diplomazia americana non si è ancora preoccupata di comunicare se la Casa Bianca organizzerà una cena per Draghi (considerato gesto di grande riguardo). Comunque ci penserà l'American Council a incoronarlo "il politico dell'anno"…

 

Intanto, nel pollaio del centrodestra è scontro totale tra il galletto Salvini e la faraona Meloni, che si beccano a ogni pié sospinto per la leadership della coalizione. Un condominio litigioso dove Berlusconi, irriducibile camaleonte, gioca più ruoli in commedia: fa un po’ l’arbitro e un po’ il guastatore.

 

Il Cav shakerato da Licia Ronzulli potrebbe organizzare un incontro a tre, con Salvini e Meloni, per smorzare i dissapori e soprattutto per trovare un accordo sulla candidatura di coalizione alle elezioni regionali in Sicilia. Inutile dire che l’intesa a cui punta Berlusconi prevede un passo indietro di Fratelli d’Italia visto che il suo fedelissimo in Trinacria, Gianfranco Micciché, non vuole la ricandidatura di Nello Musumeci. Ma prima di fare una mossa, il Banana vuole essere sicuro che l'accordo vada in porto (ciao core!).

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

In casa M5s, si registra una nuova fase del rapporto Conte-Grillo. Dopo l’accordo da 300 mila euro con cui è diventato ufficialmente “consulente” della comunicazione del Movimento, Beppemao ha deciso di appollaiarsi sul ciuffo catramato di Peppiniello Appulo e di fargli da nume tutelare in questa perigliosa traversata ideologica con cui il M5s sogna di tornare “alle origini”. Cioè a una ridotta squinternata e antagonista che fa caciara in piazza, al traino di Di Battista versione Masaniello anti-Nato e anti-americano, che trova la sua effettiva dimensione: tornare all’opposizione vita natural durante.

 

giuseppe conte beppe grillo

Enrico Letta, che di Conte sarebbe alleato, si sente sempre più libero di allontanare da sé il calice grillino. Anche perché il vero accordo con Conte ce l’aveva Goffredo Bettini. Il voto contrario del Movimento al Decreto Aiuti, con il grottesco pretesto del “no” al termovalorizzatore a Roma, e la fortissima spinta dei maggiorenti del Pd per un ritorno al proporzionale, hanno finalmente convinto sotti-Letta che forse è meglio lasciare che i grillini vadano dove li porta la coratella. Ognuno faccia la sua strada elettorale, poi si vedrà.

 

Senza contare che ogni scenario politico resta pura astrazione senza il vero punto di caduta del Sistema, cioè il Quirinale.

 

enrico letta e giuseppe conte 1

Mattarella non ha nessuna voglia di vedere zompare il “suo” governo con Mario Draghi per imbastire in tutta fretta un esecutivo tecnico o elettorale. Si va avanti così fino a fine legislatura: le sue mattane, Conte le riponga nella pochette. Ci si potrà scazzottare solo nel 2023. Che è l’orizzonte verso cui è protesa Giorgia Meloni.

 

La “Ducetta” è convinta che un centrodestra unito possa vincere le prossime elezioni politiche. E per cementare l’alleanza avrebbe anche messo sul tavolo la disponibilità a fare un passo indietro. Della serie: se vinciamo, a fare il presidente del Consiglio non ci andrò io. Né Salvini. Ma un terzo.

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

E che ci sia un velato ostracismo verso la Meloni premier lo ha intuito anche il suo consigliere Guido Crosetto (“Faranno di tutto per non mandarla a Palazzo Chigi”). Un’affermazione netta ma niente affatto peregrina: dopo la vittoria di Macron, con conseguente archiviazione di Marine Le Pen, a Bruxelles, nessuno ha voglia di “gestire” un governo di destra in Italia.

 

Lo stesso Mattarella, sensibile agli euro-umori, mai darebbe l’incarico di formare il nuovo governo a Gigiona Meloni. A dimostrazione che serve molto più di qualche paginata sui giornali per convincere l’establishment internazionale dell’avvenuta “conversione” euro-atlantista. Se poi si lascia uscire la notizia che un ipotetico governo-ombra sarebbe composto da Tremonti, Ricolfi e Carlo Nordio, con Crosetto che fa Hulk con la Ducetta in braccio…

 

meloni salvini

Salvini, dal canto suo, deve decidere cosa vuole fare da grande. Dopo la fase da ministro, la sbandata del Papeete, i deliri putiniani, il pacifismo papista, le pernacchie ricevute in Polonia, il tifo per la Le Pen, deve smettere di cazzeggiare.

 

Ha perso il tocco magico, la Lega s’è sgonfiata al 15% (e continua a calare a beneficio di Fratelli d’Italia), non è più il “golden boy” del centrodestra e, dai tempi in cui veleggiava con il vento in poppa in versione “Capitano”, ora ogni cosa che tocca diventa una fialetta puzzolente da cui tutti scappano (Zaia e Fedriga in primis).

 

Se non vuole finire a fare la Salomè barbuta di Giorgia Meloni, Salvini ha una sola strada: uccidere il centrodestra, appoggiare il ritorno al proporzionale e spostare la Lega su posizioni centriste, magari dopo la realizzazione della fantomatica federazione con Forza Italia, prima che si svegli Renzi. E’ ciò che gli chiede Giorgetti, con l’idea di riguadagnare un minimo di credibilità come forza responsabile di governo. Meno ciance, più fatturato.

 

salvini giorgetti

Ma cosa ci guadagna Salvini a scassare la coalizione che intendeva guidare per fare il salto nel buio verso il proporzionale? La moneta di scambio è ovvia: con una legge elettorale di questo tipo, significa governare in futuro con il Pd in un “necessario” governo di larghe intese, tenendo fuori Fratelli d’Italia e i pazzarielli grillini. È l’accordo tacito con il Pd nascosto tra le pieghe del proporzionale.

 

renzi calenda

Ps: una soglia di sbarramento al 4% non spaventa Carlo Calenda, convinto che la sua “Azione” possa entrare facilmente in Parlamento, alleandosi con +Europa della Bonino. Renzi e la sua spompatissima Italia Viva ormai sono in disarmo: si vocifera che Maria Elena Boschi, fiutando l’aria, stia già confidando di essere pronta a tornare alla sua vita da avvocato, magari aprendo uno studio a Roma…

 

 

 

 

meloni salvinimaria elena boschi matteo renzi maria elena boschi matteo renzimatteo renzi maria elena boschi

 

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”