enrico letta matteo salvini matteo renzi

DAGOREPORT - SEGNATEVI LA DATA: 3 OTTOBRE. IL VOTO NELLE PRINCIPALI CITTÀ (ROMA, MILANO, TORINO, BOLOGNA, NAPOLI, ETC.) SARÀ LA CARTINA DI TORNASOLE SULLA VERA CONSISTENZA DEI PARTITI, CHE FINORA SI SONO GINGILLATI CON SONDAGGI ALLEGRAMENTE TAROCCATI - DA QUI, È SBOCCIATA L’IDEA DI UNA FEDERAZIONE TRA LEGA E FORZA ITALIA, CON SALVINI SEGRETARIO E BERLUSCONI PRESIDENTE-PADRONE. MA ANCHE A SINISTRA QUALCOSA SI MUOVE. PER AUMENTARE IL CONSENSO DEL PD, LETTA TRAMA DI FAR RITORNARE A CASA LEU DI ROBERTO SPERANZA, MA SENZA I CADAVERI ECCELLENTI, DA FRATOIANNI A D’ALEMA. TRAMA GUASTATA DALLA FOLTA ALA DEGLI EX RENZIANI: PERCHÉ NON FAR RIENTRARE NEL PD ANCHE RENZI? - E NULLA VIETEREBBE UNA “GROSSA COALIZIONE”, COME IN GERMANIA, TRA I DUE NUOVI SOGGETTI, CON LA MELONI E CONTE FUORI DALLE PALLE, NEL RUOLO DEGLI OPPOSTI ESTREMISMI

DAGOREPORT

SALVINI BERLUSCONI OSHO

Segnatevi la data: 3 ottobre. Il voto amministrativo nelle principali città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, etc.) sarà la cartina di tornasole sulla vera consistenza dei partiti, che finora si sono gingillati con sondaggi allegramente taroccati.

 

I vari leader (per mancanza di prove) lo sanno benissimo di essere cerebralmente e politicamente svantaggiati e si stanno muovendo per tentare di sopravvivere fino al 2023 al governismo senza limitismo di Mario Draghi.

matteo salvini silvio berlusconi

 

Da qui, per portarsi avanti con il lavoro, è sbocciata l’idea di una Federazione del centrodestra tra Lega e Forza Italia, con Salvini segretario e Berlusconi presidente-padrone. Anche con il suo partito abarthizzato al 7/8 per cento, il Banana sa benissimo che è il solo che può disinnescare il sovranismo social-cazzaro del Truce, fargli gettare nel cassonetto gli ultrà anti-euro Borghi e Bagnai, cassare dal suo orizzonte i vari Orban, e portarlo nel Partito Popolare Europeo, unica via che permetterebbe a Salvini di rimettere piede, un giorno, a Palazzo Chigi.

 

giorgia meloni e viktor orban

E i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni? Anche loro, come evidenziato dal loro ideologo Guido Crosetto, hanno deciso di prendere le distanze dal ghetto del sovranismo à la Marine Le Pen e Afd. Ma non è un mistero che il Cavaliere e il Capitone sarebbero ben felici che la Meloni non ne facesse parte e rimanesse a presiedere la destra. E se il partito di “Io sono Giorgia” ha sorpassato la Lega, Salvini si potrà consolare con l’arrivo nella futura Federazione dell’8% di forzaitalioti.

 

letta conte

Se il centrodestra si muove, anche a sinistra il futuro prossimo rende il sonno di Enrico Letta molto agitato. Il suo entusiasmo per la nomina di Giuseppe Conte a leader dei 5 Stelle – uno che vuole stracciare la riforma della giustizia e sogna Draghi al Colle così si va a votare un anno prima, all’inizio del 2022 – è, detto senza offesa, un atto da masochista visto che la rotta del Pd è sempre stata la stabilità dell’esecutivo Draghi (“E’ il governo del Pd”, ipse dixit) e l’appoggio alla Cartabia.

enrico letta giuseppe conte 1

 

Come mai Enrichetto, dall’alto dei suoi studi parigini a Sciences-Po, non si accorge che la rotta del partito di Conte è esattamente opposta a quella della sua segreteria? Come si giustifica tanto scroto-masochismo?

 

E qui si ritorna alla paura del 3 ottobre, quando Torino, città che non ha mai avuto un sindaco di destra, potrebbe cadere in mani del leghista Damilano, che i sondaggi danno attualmente in grande vantaggio al punto che forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare al ballottaggio. Eppure sotti-Letta sbaciucchia Conte perché, in caso di secondo turno, vuole i voti pentastellati per il suo candidato Stefano Lo Russo. Essì: Torino alla Lega sarebbe la sua più grave sconfitta.

PAOLO DAMILANO

 

Ancora. Il Pd, per il candidato del comune di Napoli ha scelto uno juventino, il professore Gaetano Manfredi, che ovviamente rischia di brutto contro il rivale del centrodestra, Maresca. Per riuscire ad avere speranze di vittoria Manfredi ha bisogno urgente dell’appoggio di Vincenzino De Luca, il quale prima dice no, poi si nega al telefono, quindi fa presente a Letta che vuole il rinnovo per la terza volta della sua carica a governatore della Campania, atto che non è previsto dalla legge, che dunque va cambiata.

gateano manfredi 9

 

In tale manicomio, a Letta è spuntata l’idea uguale e contraria del centrodestra: di aumentare il consenso del Pd facendo ritornare a casa LeU di Roberto Speranza, ma senza i cadaveri eccellenti di Articolo 1, da Fratoianni a D’Alema (che con Draghi ha perso il potere).

 

Una trama che è stata guastata dall’ala piuttosto folta degli ex renziani del Pd. I vari Guerini, Marcucci, Lotti, alla proposta di Enrichetto di reimbarcare Speranza, Bersani e compagni, hanno rilanciato: allora perché non far rientrare anche Italia Viva di Renzi, e magari, tanto che ci siamo, pure Calenda e cespugli vari?

LETTA SPERANZA

 

Cosa che ha fatto rizzare i 15 capelli che Letta ha ancora in testa. Che davanti al nome dell’odiato Renzi riuscirebbe a trasformare anche la Coca Cola in Pepsi. Dall’altra parte, il senatore semplice di Rignano sull’Arno sarebbe ben felice di rimpatriare visto che il suo partito non dà segni di vita nei sondaggi e la Federazione di Berlusconi e Salvini ha già il suo pieno di ego che potrebbe stare tre mesi senza guardarsi allo specchio.

MATTEO RENZI ENRICO LETTA MEME

 

Ma non è finita. I grandi esperti di ciance politiche romane aggiungono che, una volta create le due federazioni, nulla vieterebbe di varare, dopo Draghi, un governo di “grossa coalizione”, al pari della Germania, tra i due nuovi soggetti politici, con la Meloni e Conte fuori dalle palle, nel ruolo degli opposti estremismi. Chi sopravvivrà, ne vedrà delle belle…

MASSIMO DALEMA ENRICO LETTA

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