letta conte travaglio

DICONO CHE IL TELEFONO DI MARCO TRAVAGLIO STIA RIBOLLENDO: IL DIRETTORE DEL “FATTO” AVREBBE AVUTO PIÙ D’UNA CHIACCHIERATA CON I LEADERINI DELLA SINISTRA PD (FRANCESCO BOCCIA SU TUTTI), I PIÙ AFFRANTI PER LA SEPARAZIONE TRA PD E M5S, PER CONVINCERLI A FARE PRESSIONI SU ENRICO LETTA PER RICUCIRE LO STRAPPO CON CONTE - ENRICHETTO NON NE VUOLE SAPERE: "UN VOTO DATO A CONTE E' UN VOTO A GIORGIA MELONI"

MARCO TRAVAGLIO E GIUSEPPE CONTE

DAGONEWS

Dicono che il telefono di Marco Travaglio stia ribollendo. Il direttore del “Fatto”, come un diligente operatore di call center, avrebbe avuto più d’una chiacchierata con i leaderini della sinistra Pd (Boccia, Provenzano, Orlando), quelli più affranti per la separazione tra Pd e M5s, per convincerli a fare pressioni su Enrico Letta per ricucire lo strappo con Conte. Rinnovare l’alleanza, ora che Renzi e Calenda si sono apparecchiati il centro-tavola, aiuterebbe a rimpolpare i voti del centrosinistra ma soprattutto servirebbe a mascherare la possibile mazzata elettorale del M5s.

 

MARCO TRAVAGLIO E GIUSEPPE CONTE

I dem hanno il vento in poppa e, anche senza alleati, riuscirebbero a superare agilmente il 20% contendendo a Fratelli d’Italia il titolo di partito più votato. Ma i cinquestelle? Tra una scissione e l’altra, il disimpegno dei maggiorenti non ricandidati, più la fatwa anti-Grillo di Di Battista, la scarsa visibilità offerta dalle tv, quanti voti pensa di portare a casa Peppiniello Appulo? Infilarsi sotto il cappellone del “Campetto largo” aiuterebbe a rendere meno dolorosa un’eventuale scoppola…

 

IL PIANO B DI LETTA: PD PRIMA FORZA LO STOP A CHI VUOLE APRIRE AL M5S

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe conte enrico letta 2

«Adesso basta parlare di Calenda». Dopo la batosta sul fronte alleanze Enrico Letta sprona i dem a cambiare marcia. Il segretario del Pd ha fretta di archiviare il clamoroso strappo del leader di Azione, per buttarsi nella sfida al centrodestra. Al momento i sondaggi sfornano numeri impietosi per la coalizione guidata dall'ex premier, eppure Letta si dice certo che il Pd sarà il primo partito: «Vogliamo vincere le elezioni e rovesciare questa campagna elettorale cominciata per colpa di Conte con la caduta del governo Draghi».

 

nunzia de girolamo francesco boccia foto di bacco

Ma ora per Letta il pericolo è la destra. Se Giorgia Meloni sarà premier il segretario dem prevede «contraccolpi molto pesanti» sui fondi del Pnrr, che sono «vitali per l'Italia». E se Salvini vuole rinegoziare con l'Europa i soldi del Recovery e del Next generation Ue, il leader del Pd avverte: «Su questo non si scherza».

 

A leggere le stime dell'Istituto Cattaneo il centrosinistra sarebbe in grado di conquistare solo 23 dei 147 collegi uninominali per la Camera e solo 9 su 74 per il Senato.

Ma anche se la legge elettorale premia chi si coalizza, il leader del Pd non è orientato a cambiare idea sulle alleanze. Crede di aver fatto tutto il possibile per unire e non ritiene utile aprire a un accordo elettorale con il M5S.

 

elly schlein giuseppe conte enrico letta

«Nessun ripensamento sulla linea tracciata dopo la decisione dissennata dei 5 Stelle di far cadere Draghi - è la posizione di Letta -. Ogni voto a Conte è un voto a Giorgia Meloni e chi si professa progressista deve tenerne conto». Uno stop energico a quei dirigenti del Pd che ancora sperano in un'apertura ai 5 Stelle. E i «binari paralleli» di cui ha parlato sul Corriere il responsabile Enti locali, Francesco Boccia? Per il Nazareno, dove la strategia è puntare tutto sulla polarizzazione «Letta contro Meloni», non è una strada da imboccare, ma «semmai una attestazione del fatto che l'avversario comune è la destra».

CARLO CALENDA E MATTEO RENZI

 

Ora che la coalizione faticosamente costruita è andata in pezzi, al Nazareno l'ordine di scuderia è recuperare il tempo perduto dietro ai «cortocircuiti emotivi di Calenda» e tirare dritto, lasciandosi alle spalle un ex alleato che, per dirla con Letta, «discute con se stesso di se stesso e spesso neppure lui capisce cosa dice e vuole». Il piano B perseguito dal segretario è portare il Pd a essere il primo partito d'Italia, con il sogno a occhi aperti di conquistare il 30% dei consensi: «L'esito del voto non è scontato. Vogliamo vincere e ribaltare il pronostico.

giuseppe conte enrico letta

 

Non si inizia un campionato mirando alla zona salvezza». Giovedì Letta presenterà il simbolo elettorale - il marchio del Pd con qualche ritocco - e sabato e domenica presiederà la direzione nazionale. Se Calenda e Renzi uniranno le forze, Letta annuncia che la competizione sarà «aspra» anche con loro. I due, secondo il Nazareno, hanno «una reputazione compromessa a sinistra» quindi non toglieranno voti al Pd, mentre la loro «retorica populista» potrebbe togliere voti al centrodestra.

 

matteo renzi carlo calenda

Adesso per Letta l'urgenza è convincere gli italiani che «questa destra non è in grado di governare il Paese» e che devono mettersi «in buone mani», per evitare che l'Italia «finisca come Ungheria e Polonia». Il programma del Pd è costruito su tre grandi assi: lavoro e giustizia sociale, diritti civili e sviluppo sostenibile. Tra le pagine c'è un impegno - annunciato da Letta in tv a Filorosso , condotto da Giorgio Zanchini - sul quale i dem spingeranno moltissimo: «Portare lo stipendio degli insegnanti italiani alla media europea entro il 2027». Quanto al fisco, se la destra vuole la flat tax i dem vogliono tagliare le tasse in base al principio della progressività fiscale.

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