matteo salvini ministro delle infrastrutture - by ellekappa

SALVINI GIOCA A FARE IL PREMIER E LA MELONI SI INCAZZA – IL “CAPITONE” SCALPITA E PROMUOVE I SUOI CAVALLI DI BATTAGLIA SENZA INTERPELLARE LA “DUCETTA”, CHE È FURIOSA. L’OBIETTIVO DEL LEGHISTA È IMPORRE L’AGENDA E RISALIRE NEI SONDAGGI, COME FECE CON CONTE. MA “DONNA GIORGIA” NON VUOLE FARE LA FINE DI PEPPINIELLO APPULO: UNA VOLTA CHIUSA LA PARTITA DEI SOTTOSEGRETARI CHIEDERÀ A TUTTI DI CONCENTRARSI SULLA MANOVRA. E NIENTE SCOSTAMENTO DI BILANCIO: “BISOGNA ANDARCI MOLTO CAUTI, O…”

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI NEL 2015 - MANIFESTAZIONE CONTRO RENZI

L'altro giorno l'hanno sentita urlare per la circolare redatta dal cerimoniale di palazzo Chigi, che impone di rivolgersi alla premier chiamandola «signor presidente del Consiglio».

 

«Ci mancava anche questa», ha commentato Meloni, che è alle prese con le mille emergenze di governo, con le scadenze da rispettare, i soldi da trovare. E soprattutto con una squadra da registrare.

 

Perché è vero che in ogni colloquio con i partner internazionali ha accreditato l'immagine di un gabinetto solido e di una coalizione compatta.

 

matteo salvini giorgia meloni

Ma la fase di avviamento la sta facendo fumare molto più di quanto solitamente faccia, anche a causa della «gestione parallela» inaugurata da Salvini.

 

Nemmeno il tempo di ricevere la fiducia delle Camere e il leader della Lega ha iniziato a promuovere i progetti di partito, «senza nemmeno farmi una telefonata per avvisare e concordare», si è lamentata la premier nei colloqui riservati. Durante i quali ha espresso il suo disagio e una certa dose di irritazione.

 

calderoli pichetto fratin ciriani

Pensava nei primi giorni di potersi concentrare sul problema delle bollette, sulla manovra e sulla preparazione degli appuntamenti all'estero Invece il capo del Carroccio ha di fatto imposto l'agenda a palazzo Chigi: prima lasciando ai suoi gruppi parlamentari l'incarico di presentare un disegno di legge per l'aumento del tetto all'uso del contante; poi affidando al titolare della Salute il compito di indicare le nuove linee guida sul Covid, con quella formula del «liberi tutti» che ha innescato uno scontro nella maggioranza e prodotto l'esternazione di Mattarella. Nel primo caso Meloni ha trovato un punto di mediazione.

 

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI NEL 2014

Nel secondo ha dovuto assecondare l'iniziativa di Schillaci, anche se - racconta un ministro - avrebbe preferito attendere i dati della pandemia nella fase iniziale della stagione fredda prima di cambiare.

 

Eppure la premier aveva spiegato agli alleati che il governo nasceva in una condizione particolare, non solo per la difficile congiuntura interna e internazionale, ma anche per il fatto che - rispetto ai gabinetti precedenti varati tutti in primavera - non avrebbe potuto contare sui primi «cento giorni», e sarebbe stato costretto a redigere in fretta la Finanziaria.

 

Nonostante l'appello, la partenza si è rivelata caotica e questo ha (più volte) portato Meloni a sbottare. «Perché io ci metto due minuti», si è sfogata, evocando la crisi e il ritorno alle urne. Sia chiaro, sono parole dettate dal momento. E al momento la premier avverte la pressione.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Non a caso nel giro di colloqui con i ministri, si è concentrata con il titolare dell'Energia Pichetto per capire - raccontano a palazzo Chigi - quanto sostegno potrà arrivare dall'Europa e quanti soldi invece dovrà mettere il governo per calmierare le bollette.

 

Per stabilirlo bisognerà basarsi sulle proiezioni sul costo del gas nel 2023: un errore e saltano i conti, le imprese chiudono, i disoccupati scendono in piazza... E a ogni passaggio la presidente del Consiglio accende un'altra sigaretta.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

Mentre Salvini prosegue con la tattica degli annunci: ieri si è esercitato su pensioni, reddito di cittadinanza, ponte sullo Stretto e persino sulla guerra in Ucraina, chiedendo che l'Italia si faccia promotrice di una conferenza di pace. Le manovre del capo leghista somigliano molto a quelle che mandarono in tilt i grillini ai tempi del governo giallo-verde. Meloni non accetterà il remake.

 

E infatti è pronta a dire basta. Una volta chiusa la vertenza sui posti di viceministro e di sottosegretario chiederà all'esecutivo di concentrarsi sulla manovra, che nelle sue intenzioni non dovrebbe contemplare lo scostamento di bilancio. Perché - come spiega un ministro - «se qualcuno pensa che siamo arrivati a palazzo Chigi per fare la rivoluzione, non ha capito come stanno le cose. Bisogna andarci molto cauti, o la rivoluzione finiremo per subirla».

piantedosi salvini meloni matteo salvini giorgia meloni antonio tajani piantedosi salvini meloni tajani piantedosi salvini meloni tajani MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI NEL 2015 - FRONTE ANTI RENZI

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...