L’INCENERITORE DI PARMA MANDA IN FUMO L’ASSE GRILLO-PIZZAROTTI: SCAZZI A DISTANZA FRA BEPPE E IL SINDACO

Emiliano Liuzzi per "Il Fatto Quotidiano"

Manca solo una dichiarazione, l'ufficialità di una insofferenza che non ci sarà mai. Poi come potevano dirsele lo hanno fatto. In pubblico, senza maschere. I duellanti si chiamano Beppe Grillo e Federico Pizzarotti, il leader del Movimento 5 stelle e il sindaco della città più importante che i grillini governano. Il motivo del dissenso è l'inceneritore: secondo Grillo, Pizzarotti non avrebbe fatto abbastanza, secondo Pizzarotti, lui e Casaleggio pretendevano uno stop al quale non poteva dar seguito.

Così ormai si parlano per messaggi: Grillo dice che il governo deve cadere e Pizzarotti dice che deve continuare. Uno dice di andare a votare col porcellum, l'altro spiega che non rientra nei programmi che si erano dati. Il lider maximo spara sulla Food Valley, il sindaco la difende. L'ultima puntata dello strappo è maturata negli ultimi tre giorni, quando Pizzarotti, in una intervista alla Gazzetta di Parma, ha parlato dell'inceneritore da sindaco, il forno c'è e va gestito il gestibile.

Grillo, o chi per lui, gli ha risposto via web con un'intervista fatta da due blogger a Jeremy Irons, l'attore e autore, che da regista si è occupato di ambiente. Dice a Parma e al suo sindaco: "È molto importante cercare di fermare l'inceneritore di Parma. Gli inceneritori sono l'antitesi dell'idea del riciclo. Il riciclo e il riutilizzo delle nostre risorse sono l'unico modo di affrontare il futuro. Si dice che l'inceneritore risolve il problema dei rifiuti, ma non è vero, lo rimanda soltanto; e aggiunge problemi alla nostra salute".

Uno scambio di messaggi, sottile o plateale che sia. Sicuramente l'idea è diversa. Pizzarotti spiega che lui parla da sindaco, con il dovere istituzionale che questo comporta, e Grillo lo fa e lo deve fare, da leader di un movimento politico. Il resto sono silenzi. La partita sull'inceneritore è sicuramente conclusa. Non ci sono prospettive per bloccare l'attività. C'è lo spazio della propaganda. Punto. E una visione diversa. Non perché il sindaco non sia contro gli inceneritori, lo è, ma deve prendere atto di conviverci.

Nonostante avesse fatto una campagna elettorale contro, la partita l'ha persa. E non per colpa sua. Era molto probabile perderla. "Beppe", dice Pizzarotti, "disse che dovevano passare sul mio cadavere prima di finire l'inceneritore. Ma lo disse lui, non io. Ripeto: una cosa è l'angolo di prospettiva visto da lui, altro è quello mio che devo comunque coabitarci. E fare il possibile, a questo punto, perché i danni siano limitati".

Fratture che esistono. Piccole o grandi che siano. Sono grandi, per esempio, quelle romane. In Senato.

Il Pd, in questi giorni, attraverso i suoi parlamentari, ha fatto due conti su chi potrebbe votare un molto ipotetico Letta bis nel mondo a 5 stelle. Anche perché di alleanze Napolitano non vuol sentire parlare, dunque l'unica questione è avere un mandato a origliare. Ma anche in questa remota eventualità e fuori dalla linea ufficiale il Pd ha raccolto, almeno fino a oggi, numeri che non sono compatibili con una maggioranza numerica.

Si sono palesati, alcuni di loro, anche in diretta streaming, ieri sera, quando dovevano votare la rappresentanza in commissione antimafia. Giovanni Endrizzi ha chiesto di fermare le votazioni, parlare di dissenso e transfughi verso il Pd. La risposta è stata no, per ampia maggioranza. Niente stracci da lanciare per aria. E questo è quanto deciso da Grillo: "Lasciate che si facciano fuori da soli. Quando attaccano Fo e Casaleggio si escludono da soli. Non c'è bisogno di cacciarli".

 

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