grillo draghi conte

“DRAGHI MI HA CHIESTO DI CACCIARE CONTE PERCHE’ INADEGUATO” – LE PAROLE DI GRILLO RIPORTATE DA "LA STAMPA" E DA DE MASI PROVOCANO UN TERREMOTO. IL M5S RIFLETTE SULL’APPOGGIO ESTERNO AL GOVERNO – “GRILLO MI HA SPIEGATO CHE IL PREMIER GLI MANDA MESSAGGI SULLE COSE DA FARE E SUL RAPPORTO DA TENERE CON IL GOVERNO”, DICE DE MASI  – LA STILETTATA DI GRILLO A CONTE: "DARE A LUI IL PROGETTO SUL DIGITALE E' COME BUTTARLO VIA"

Federico Capurso per la Stampa

 

conte draghi grillo 4

Beppe Grillo è tornato al centro del Movimento, ma il clima intorno a lui non è più quello di un tempo. Soprattutto in Senato, terra di contiani di ferro. Grillo sembra accorgersene un minuto dopo il suo ingresso, quando di fronte alla sala dove avrebbe dovuto incontrare il primo gruppo di senatori, ne trova solo uno ad aspettarlo, Andrea Cioffi. «Siamo pochini», gli fa notare il Garante con amarezza. Cioffi allarga le braccia, sconsolato.

 

Nei corridoi di palazzo Madama, invece, è pieno di fedelissimi dell'ex premier che schiumano rabbia, perché Grillo li ha privati del loro piccolo pezzo di potere. Un senatore tra i più vicini a Giuseppe Conte cammina svelto, è scuro in volto, ha voglia di sfogarsi: «Beppe ci ha tolto agibilità politica, ci ha commissariato e ha ucciso il nostro progetto di rinnovamento», dice a La Stampa. «E non ne vuole sapere di uscire dal governo. Ci ho parlato per due ore, ma è ossessionato dalla necessità di sostenere questo esecutivo». Il motivo? «Non so. Glielo domanderemo».

MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA - FOTOMONTAGGIO DI BEPPE GRILLO

 

Negli incontri di questi giorni con i parlamentari, divisi per commissione, in tanti hanno implorato Grillo di abbandonare Mario Draghi al suo destino. Lui ascolta, annuisce, ma è come se l'indole, in fondo, fosse ancora quella dell'uomo di spettacolo: non vuole scontentare il suo pubblico.

 

Offre a ognuno la risposta che chiede. «Con Conte valuteremo la possibilità di un appoggio esterno, se non ci ascoltano», dice a un gruppo di senatori sul piede di guerra. Poco dopo è il turno di un altro senatore, stavolta il tono è preoccupato: «Restiamo al governo, Beppe?» - «Certo che restiamo», lo rassicura lui. Ogni posizione sembra avere la consistenza della schiuma. Il vicecapogruppo a palazzo Madama, Gianluca Ferrara, propone un elenco di temi sui quali si dovrebbe aprire una crisi: «Il salario minimo, il superbonus o le armi all'Ucraina. Perché se restiamo dentro - sostiene -, scompariamo».

GRILLO CRIMI DRAGHI

 

A settembre, tra i buoni motivi, se ne potrebbe aggiungere un altro. Voci insistenti parlano della possibilità che l'Italia in autunno aderisca al Mes, il trattato europeo che regola i prestiti ai Paesi in difficoltà, contro il quale i Cinque stelle hanno mosso guerra per mesi, durante il governo giallorosso. E Conte, dal canto suo, accarezza il dissenso con un certo piacere, «siamo al governo con spirito costruttivo, non di fedeltà».

 

Qualcosa, però, nel rapporto con Draghi deve cambiare. Di questo se ne è reso conto anche Grillo, che con il premier si sente spesso, «e mi parla male di Conte, mi ha chiesto di abbandonarlo per appoggiare il nuovo progetto di Di Maio», avrebbe confessato ad alcuni big. Con le truppe invece fa la voce grossa: «Se Draghi pensa che il Movimento è quello del guaglione di Pomigliano d'Arco allora noi non ci stiamo al governo». E i senatori lo ascoltano compiaciuti, mentre lui offre a parole un sedativo diverso per ogni tipo di malessere.

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

 

Solo su una questione sembra sordo a ogni appello: «Non voglio deroghe alla regola dei due mandati. Fosse per me non ci sarebbe nemmeno un voto». Conte, però, un voto per modificarla lo ha promesso. I due ne parlano da settimane. «Giuseppe proponeva una deroga per il 5-10% degli eletti, ma io non sono d'accordo perché è un criterio troppo discriminante», fa sapere Grillo.

 

E non gli interessa nulla del sottosegretario Giancarlo Cancelleri, che vorrebbe candidarsi per la terza volta alla presidenza della Sicilia: «Lo conosciamo, in passato più volte mi ha attaccato, eppure io lo avevo accolto come un figlio, portandolo anche a casa mia.

 

Della sua ricandidatura in Sicilia per me non se ne parla». Capitolo chiuso. Tanto che sarebbe già pronto un nome di riserva, quello del capogruppo M5S all'Ars Nuccio Di Paola e l'incontro tra Grillo e Conte, previsto in serata, salta. Persino Di Maio, che negli ultimi giorni ha accolto tanti esuli grillini nel suo nuovo progetto, si tiene alla larga da Cancelleri: «Non lo riprendo con me neanche morto». E gongola, Di Maio, vedendo i suoi ex compagni azzuffarsi intorno a una deroga, dopo che lo hanno accusato per giorni di averli lasciati per una poltrona.

conte grillo

 

 

GRILLO

Da open.online

 

Il premier Mario Draghi ha chiesto a Beppe Grillo di rimuovere Giuseppe Conte dalla guida del Movimento 5 Stelle. Parola di Domenico De Masi, sociologo e coordinatore scientifico della scuola di formazione grillina. Il professore ne ha parlato a Un giorno da pecora e in un’intervista al Fatto Quotidiano. Nella quale ha raccontato che l’inquilino di Palazzo Chigi si sente spesso con il Garante M5s.

 

«Mi ha spiegato che il premier gli manda messaggi sulle cose da fare e sul rapporto da tenere con il governo», dice. Secondo Grillo i due si capiscono bene «perché sono due nonni». E in una delle telefonate Draghi avrebbe chiesto a Grillo di rimuovere Conte «perché è inadeguato». Intanto i grillini si interrogano sulla possibilità di restare ancora nel governo. E c’è chi apre alla possibilità di uscire e garantire soltanto un appoggio esterno.

 

grillo draghi conte

 

La telefonata

I deputati trasmettono quasi tutti il desiderio di chiudere questa esperienza di governo, osserva un eletto alla prima legislatura con l’agenzia di stampa Ansa chiedendo l’anonimato. Di fronte a questo input, secondo quanto riferiscono diversi parlamentari, Grillo sarebbe apparso possibilista, se il M5s continua a non essere ascoltato. Il garante avrebbe chiarito che affronterà il tema con il presidente Conte e che una eventuale scelta sarà comunque presa in base a come andranno una serie di colloqui.

 

domenico de masi foto di bacco

Se poi Conte sarà d’accordo, avrebbe detto ancora, Grillo sarebbe intenzionato a parlare con il premier. Uno scenario che va a intrecciarsi con quello tratteggiato da De Masi. Il quale avrebbe detto a Grillo che la richiesta di Draghi è indecente: «Con quale diritto ve lo chiede?».

 

 

Il professore ha tratteggiato uno scenario politico a tinte fosche: «In autunno, con questa crisi, i poveri aumenteranno in maniera sensibile. Il M5s sarebbe pronto a difenderli, ma non vogliono che questo accada. Vogliono danneggiare il Movimento e mi pare che ci stiano riuscendo ottimamente». De Masi ha detto che Grillo gli ha dato ragione ma per ora non ha intenzione di uscire dal governo. E Conte? «Fossi in lui ora me ne andrei. Non può venire una persona da Genova a decidere al posto tuo, dopo che ti sei caricato di peso il Movimento. Non puoi delegittimarlo così: è poco dignitoso».

 

CONTE GRILLO

Conte e i progetti da buttare via

Intanto Grillo continua a giocare al poliziotto buono e cattivo (insieme) con Conte. Ieri lo ha abbracciato al Tempo di Adriano, mentre andava in scena il convegno La Politica nel Metaverso.

 

Poi però nel suo intervento ha raccontato di avere un progetto sul digitale: «Non so a chi darlo, eppure siamo al governo. L’ho dato a Conte ma darlo a lui è come buttarlo dalla finestra». Ed è difficile non ricordare che proprio un anno fa Grillo rimproverava a Conte di non avere «né visione politica, né capacità manageriali». Intanto il tema dell’eventuale appoggio esterno del M5s al governo ha animato per l’intera giornata i capannelli nei transatlantici di Camera e Senato.

 

A norma di statuto, il Consiglio nazionale coadiuva il presidente nella definizione della linea politica e deve esprimere un parere se cambia il sostegno al governo. E c’è chi chiede comunque che eventualmente si consultino online gli iscritti. Il garante negli incontri con i parlamentari ha anche confermato la «forte indicazione» a lasciare immutato il limite di due mandati, «un tema identitario imprescindibile e senza deroghe». La situazione è fluida, ma anche qui potrebbe arrivare una consultazione online. In casi eccezionali i tempi di convocazione possono essere ridotti, così come la durata di dieci ore della votazione.

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - LUIGI DI MAIO - BY MACONDO

meme su giuseppe conte e beppe grillo

 

conte grillo ristorante marina di bibbonaGIUSEPPE CONTE E BEPPE GRILLO A MARINA DI BIBBONA

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…