enrico letta

“MI TOLGO DI MEZZO PERCHÉ NON POSSO ESSERE IO IL PROBLEMA” – IL PD HA INIZIATO L'ANALISI DELLA SCONFITTA IN OSTERIA - LETTA HA RADUNATO IL SUO STAFF DA “COSTANZA”, DOVE ANDAVA A MANGIARE CON ANDREATTA, SUBITO DOPO LA DECISIONE DI RICANDIDARSI ALLA SEGRETERIA DEL PD - “SOTTI-LETTA” SE L'E' PRESA CON IL "FUOCO AMICO", CON CONTE, CON CALENDA MA NON HA SPESO MEZZA PAROLA PER FARE AUTOCRITICA - NON SARA' CHE HA TOPPATO CAMPAGNA ELETTORALE, CON ARGOMENTI RISIBILI COME L'ALLERTA FASCISMO? 

Roberto Gressi per il “Corriere della Sera”

 

enrico letta

Lunedì dopo il diluvio, ore 14, una trattoria in piazza del Paradiso, al centro di Roma. È a due passi dall'Arel: da «Costanza» Enrico Letta ci andava con il maestro di una vita, Beniamino Andreatta. Ieri era lì, con i ragazzi dello staff, e con Monica Nardi, che lo ha affiancato ogni minuto da quando è tornato da Parigi, per fare il segretario del Pd.

 

È il modo per salutarsi, per parlare delle ultime ore, della notte appena trascorsa quando arrivavano i risultati, immaginati ma implacabili. Il consiglio di dimettersi subito, lui che ci pensa ma poi dice no. La decisione è presa, non si ricandiderà, ma non lascia il Pd al rito consunto dei reggenti, lo accompagnerà fino al congresso.

 

È cosciente, il segretario, che «quando si perde, si perde da soli. Anche se questa volta un po' meno», perché, si ragiona a quel tavolo, in questo anno e mezzo si sono costruiti rapporti e relazioni, non cementati sulla distribuzione del potere. E infatti eccoli arrivare domenica a tarda sera al Nazareno.

 

HOSTARIA COSTANZA ROMA

C'è Roberto Speranza, che ha riportato il suo partito nel Pd, arriva Giuseppe Provenzano, ci sono le capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Si ragiona sulla sconfitta, indiscutibile, ma i toni non sono accesi, la porta resta sempre aperta.

 

Arriva Nicola Zingaretti, che è tra quelli che gli sono stati più vicini, anche perché cosciente di cosa ha passato quando il posto del segretario era il suo. Ecco Dario Franceschini, c'è anche Lorenzo Guerini, che pure non aveva votato in Direzione la ratifica delle candidature perché non aveva condiviso alcune scelte.

 

Non c'è, e dispiace, Andrea Orlando, che è rimasto in Liguria. Il pranzo è l'occasione per ripercorrere la battaglia e gli errori. La stagione delle Agorà, ricche di idee e partecipazione, le elezioni amministrative, vinte contro i pronostici, un programma moderno e fortemente orientato a sinistra, i sondaggi che davano il Pd al 25 per cento, proiettato sulla costruzione di ampie alleanze per quando ci sarebbero state le elezioni.

 

LUIGI DI MAIO E ENRICO LETTA

Poi l'inversione di tendenza, si ragiona, iniziata con la caduta del governo guidato da Mario Draghi. Impossibile l'incontro con i Cinque Stelle di Giuseppe Conte, che aveva aperto la strada all'incursione di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

 

Sfibrante la trattativa con Carlo Calenda, giudicato un uomo della cui parola non ci si può fidare. I Macron e i Mélenchon de noantri , si discute, hanno avuto un ruolo importante nella sconfitta, ma non sono riusciti a fare come in Francia, dove i socialisti sono stati disintegrati.

 

Il Pd è ferito ma c'è, ragiona il segretario, e proprio ora, in vista del congresso, c'è bisogno di compattezza, una stagione di lunghi coltelli non servirebbe a nessuno e metterebbe in dubbio la stessa sopravvivenza del partito.

 

Che va ripensato, gli va data nuova identità: un semplice cambio di segretario, che pure ci sarà, da solo non basterebbe. Era via via sempre più chiaro a Letta che l'eredità di Draghi, così come lo schierarsi in maniera radicale al fianco dell'Ucraina, non erano moneta sonante al mercato delle elezioni, con i sacrifici, la crisi energetica, le bollette esorbitanti.

 

MANIFESTO DI ENRICO LETTA PRONTO PER L AFFISSIONE

Ma, si ragiona a quel tavolo, non si potevano barattare i principi con la convenienza, e quando Conte dichiarava «non mi venite a dire che Putin non vuole la pace», ogni minima possibilità di dialogo era sepolta. Ma non ci sono solo motivi nobili nella sconfitta.

 

C'è anche un partito concepito, non senza buone ragioni, come abbarbicato al potere, che vede l'opposizione come il demonio, con un apparato elefantiaco che, soprattutto dopo la fine del finanziamento pubblico dei partiti, si è fin troppo nutrito di posizioni di rendita nel sottogoverno. La scelta di non ricandidarsi per Enrico Letta non è figlia soltanto di elezioni che hanno consegnato il Paese al centrodestra e di una percentuale più che insoddisfacente.

 

LO SLOGAN SCEGLI DI LETTA BY CARLI

Perché si può anche ricominciare da capo, l'ascesa negli anni di Giorgia Meloni ne è un esempio. «Mi tolgo di mezzo - ragiona il segretario - perché non posso essere io il problema», con Conte e con altri, con i quali si deve riproporre in Parlamento e nel Paese il filo del dialogo.

 

Altra vicenda è quella della sofferenza personale. Quello è un tema che non lo agita e non lo interessa. C'è già passato, in modo molto più aspro, quando lo sgambetto arrivò proprio dal segretario del suo partito. Si è già risollevato quella volta, non è il suo destino individuale che lo preoccupa.

ROMANO PRODI ENRICO LETTA - FESTA DELL UNITA BOLOGNA enrico letta elly schlein enrico letta

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…