“MORTADELLA” INDIGESTA PER IL PD – AL NAZARENO SONO STUFI DELLE INTEMERATE FILO-CINESI DI ROMANO PRODI: IL FONDO PUBBLICATO IERI DAL “MESSAGGERO”  IN CUI SI SPERTICA IN UN’ACCURATA DEMOLIZIONE DEL PRESIDENTE USA JOE BIDEN – E NEL PD NON L’HANNO PRESA BENISSIMO: “ORMAI FA L’ANTIAMERICANO”. SE NE SONO ACCORTI ADESSO? I SUOI RAPPORTI CON PECHINO SONO NOTI DA TEMPO…

Gianfranco Ferroni per www.veritaeaffari.it

 

Al Pd non piace più Romano Prodi

EDITORIALE ANTI AMERICANO DI ROMANO PRODI SUL MESSAGGERO

“Romano Prodi fa l’antiamericano”, dicono nel Pd. Tutta colpa del fondo che è stato pubblicato dal quotidiano romano Il Messaggero, intitolato “Nessun ambasciatore, il conflitto economico tra Usa ed Europa”.

 

Cosa ha scritto l’ex premier? “Come nella vita, così anche in politica, i grandi amori vanno custoditi e coltivati: ogni matrimonio ha bisogno di manutenzione. Questo semplice pensiero mi è più volte venuto in mente riflettendo sulla particolare evoluzione dei rapporti fra gli Stati Uniti e l’Europa, per secoli uniti come padre e figlio. Un rapporto in cui il ruolo di padre è stato a lungo riservato all’Europa, ma che si è invertito con le due guerre mondiali, nelle quali è stata l’America a venire in soccorso al vecchio continente, aiutandolo prima a salvarsi e poi a crescere sempre più forte”.

 

ROMANO PRODI IN CINA - CHINA DAILY

La demolizione di Biden

Un prologo che non lascia sperare bene, e infatti il seguito è tutto contro l’America guidata da Joe Biden: “Nella mia non breve esperienza, ho avuto la possibilità di osservare la complessità di questi rapporti nella politica dei diversi presidenti americani e mi sono reso conto della necessità di esercitare un’attenta manutenzione perché tali rapporti non si deteriorino eccessivamente.

 

Se, ritornando ai miei diretti ricordi, penso ai presidenti appartenenti alla famiglia Bush (intendo sia il padre che il figlio) vi erano tra di noi diversità politiche e quindi anche decisioni non condivise, ma erano ancora discussioni in cui tutti ci ritenevamo membri di una stessa famiglia”.

 

xi jinping joe biden al g20 di bali 3

E “poi è arrivato Clinton che non era nato con un particolare legame con l’Europa, ma che lo ha poi costruito in conseguenza della sua sensibilità politica e della sua evoluzione culturale. Quindi è seguito Obama, presidente certo di grande spessore, ma per cui, nella sua visione globale, Roma e Singapore erano la stessa cosa. A lui è seguito Trump che vedeva l’Europa solo come un rivale (se non quasi un nemico), sia dal punto di vista politico che economico. Infine, da un paio di anni, abbiamo Joe Biden, un presidente americano molto attento a ricostruire i rapporti politici e militari con l’Europa, ma poco preoccupato per il progressivo deterioramento delle relazioni economiche fra il vecchio e il nuovo continente”.

 

Le critiche

JOE BIDEN GIORGIA MELONI

Colpito e affondato l’attuale inquilino della Casa Bianca, Prodi discetta: “Il ruolo americano è sostanzialmente dominante. Nel campo economico, invece, la distanza è sempre maggiore. La divergenza più rimarcata dai media riguarda naturalmente il prezzo del gas, fonte di vita per molti settori industriali. La differenza fra i prezzi americani ed europei è abissale. È vero che gli Stati Uniti hanno aumentato la loro fornitura di gas all’Europa ma, ovviamente, ad un livello di prezzo che ha raggiunto anche cinque volte quello delle imprese americane.

 

Nulla da obiettare perché questo è il mercato, ma molti osservano che nulla è stato fatto per mitigare gli effetti, e quindi il disagio, che tutto questo provoca. Sentimento identico riguarda le sanzioni nei confronti della Russia, un provvedimento logico e necessario, ma che incide in modo quasi esclusivo nei confronti dei nostri produttori”.

 

ROMANO PRODI CINA

E dopo aver criticato i sussidi decisi a favore delle aziende americane per 500 miliardi di dollari, ecco il gran finale prodiano, accusando Biden di non aver “ancora indicato il nome dell’ambasciatore americano in Italia”, a due anni dal suo insediamento. Per il professore “si tratta di una situazione anomala non solo fra paesi fratelli, ma anche fra paesi cugini. Mi risulta, tra l’altro, che mentre la sede di Roma è oggi ancora vacante, da quasi un anno e mezzo l’ambasciatore americano a Singapore si è regolarmente insediato”.

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