giuseppe conte andreotti

“NON LASCIO LA POLITICA DOPO IL MANDATO” - CONTE AFFIDA A “REPUBBLICA” IL SEGRETO DI PULCINELLA: RESTERÀ IN CIRCOLAZIONE, DOPO AVER MOLLATO PALAZZO CHIGI - HA GIÀ ESCLUSO DI CREARE UN SUO PARTITO: “CI SONO MILLE MODI DI FARE POLITICA” - L’ANNUNCIO DI “GIUSEPPI”, SEMPRE PIÙ L’ANTI-SALVINI, FA GODERE IL PD A CORTO DI LEADER E MANDA IN TILT DI MAIO: CONTE SOGNA DI ESSERE IL NUOVO PRODI DEL CENTROSINISTRA…

Claudio Tito per “la Repubblica”

 

GIUSEPPE CONTE FIDUCIA 2018

“Dopo questo mio intenso coinvolgimento, non vedo un futuro senza politica». Il dado è tratto. Giuseppe Conte non può più essere considerato un semplice "tecnico" prestato alla politica e alle istituzioni. Il suo futuro, il suo "lavoro" è la politica. Perché, dice a chiare lettere il premier, l'esperienza a Palazzo Chigi non può chiudersi - quando si chiuderà - con un ritiro tipo Cincinnato. Il sistema dei partiti deve dunque fare i conti con un nuovo attore. Non si tratta, specifica il presidente del Consiglio, di dare vita a un nuovo partito. Il punto, almeno in questa fase, non è questo: «Ci sono mille modi di fare politica».

sergio mattarella giuseppe conte 3

 

Conte rappresenta la variabile che all' inizio della legislatura nessuno aveva calcolato.

E solo l'annuncio di questo impegno a lunga scadenza modifica lo stesso sistema dei partiti, ne scombussola gli equilibri sin qui consolidatisi, corregge la prospettiva dei prossimi anni e di certo condizionerà la "verifica" di maggioranza fissata per gennaio.

 

giuseppe conte

«Io - dice quasi per prevenire le reazioni dentro e fuori la coalizione di governo - penso al presente e non al mio futuro. Iniziare a ragionare sul proprio futuro quando si ha un incarico così rilevante rischia di creare una falsa e distorta prospettiva. Una prospettiva che può insinuarsi nella mente come un tarlo e finisce per distrarre o peggio per condizionare le scelte e le decisioni che si è chiamati ad assumere (del tipo: non si pensa più se una tale decisione è giusta ma se conviene per il proprio futuro personale...)».

 

Anzi, quasi «per mia igiene mentale rimango concentrato sul presente su come posso riformare il paese e renderlo migliore senza pensare al mio futuro ». Il futuro però ha tempi e scadenze. Conte sembra averlo chiaro. E infatti aggiunge: «Non mi vedo novello Cincinnato che mi ritraggo e mi disinteresso della politica. Ma la politica non è solo fondare un partito o fare il leader di partito o fare competizioni elettorali. Ci sono mille modi per partecipare alla vita politica e dare un contributo al proprio paese».

giuseppe conte luigi di maio 1

 

Non un nuovo soggetto politico, dunque, ma di certo è in discussione una leadership. Che normalmente prevede un presupposto imprescindibile che si racchiude in una sola parola: partito. O almeno in una scelta. Che nella sua prima parte il capo del governo ha da oggi operato. Il suo obiettivo così non può più essere solo il tentativo di tenere in piedi un governo spesso minato dai suoi stessi soci di maggioranza. Ma programmare un futuro. La metamorfosi di Conte è soprattutto questa. Si materializza nella volontà di cambiare la sua personale prospettiva.

 

giuseppe conte roberto gualtieri 17

Questa scelta però comporta delle conseguenze. La prima è forse la più visibile: il premier si sta sempre più ritagliando il ruolo di "anti-Salvini". È la prima carta che si gioca per il "futuro". Si impossessa di uno spazio. Con una malcelata irritazione dei grillini e una compiaciuta soddisfazione dei democratici. In questi due contrapposti stati d'animo si sviluppa la seconda e fondamentale conseguenza: il partito, o meglio la coalizione di Conte di fatto esiste già. O lo è quasi inconsapevolmente. Il premier non lo dice e probabilmente non lo dirà mai fino a quando l'esecutivo sarà in vita. E' il centrosinistra. Lo è quasi per una sorta di democristiana "convergenza parallela" provocata da un interesse comune. L'M5S che lo aveva designato a Palazzo Chigi nel 2018 non e' piu' in grado di sostenere un nuovo progetto.

giuseppe conte donald trump 10

 

Il premier ha dunque bisogno del centrosinistra per rimanere in politica. I vertici dem lo hanno capito e ne solleticano le aspirazioni nella convinzione che quando si tornerà al voto il suo volto sara' utile per recuperare i voti di sinistra dispersi nell'arcipelago pentastellato. Ma anche perché al momento non possono contare su leadership alternative. È appunto una scelta. Che il premier dovrà gestire in questi mesi.

 

giuseppe conte 3

La terza conseguenza riguarda il Quirinale. Questo esecutivo è sostanzialmente nato sotto l' ombrello protettivo del presidente della Repubblica. In una prima fase quella protezione è stata accolta con sospetto. Ora il rapporto tra Mattarella e Conte è diventato centrale. «Qualsiasi contributo mi troverò a dare - ripete anche per rassicurare tutti i partner della sua coalizione -sarà comunque in linea con la mia inclinazione che sabato ho esplicitato: sono un costruttore, non sono divisivo».

ursula von der leyen incontra giuseppe conte a palazzo chigi 7giuseppe conte a piazza affari 16GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMPgiuseppe conte GIUSEPPE CONTE IN UMBRIAGIUSEPPE CONTE AD AVELLINO conferenza stampa di fine anno di giuseppe conte 5BEPPE GRILLO GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?