sergio mattarella enrico letta matteo salvini mario draghi

“RISCHIAMO UNA CRISI AL BUIO CHE POTREBBE FARCI PERDERE DRAGHI SIA AL COLLE SIA A PALAZZO CHIGI” – ENRICO LETTA VEDE SALVINI CHE GIOCA A FARE IL KING-MAKER E SI METTE LE MANI NEI CAPELLI (PER MODO DI DIRE): IL “CAPITONE” DA UN LATO DICE CHE BISOGNA TROVARE UN’INTESA SU UN NOME CONDIVISO, MA DALL’ALTRA PONE CONDIZIONI DI OGNI SORTA A DRAGHI – L’ULTIMA: AVREBBE CHIESTO LA CASELLA DI MINISTRO DELL’INTERNO PER IL SUO EX CAPO DI GABINETTO, IL PREFETTO MATTEO PIANTEDOSI

Carlo Bertini per "la Stampa"

 

enrico letta camera ardente david sassoli

«Qui rischiamo una crisi al buio che potrebbe farci perdere Draghi sia al Colle sia a Palazzo Chigi, da troppi giorni il centrodestra sta scaricando il peso delle sue tensioni sulla sua figura e sul governo». A fine giornata, dopo aver visto Matteo Salvini e parlato con Mario Draghi, Enrico Letta è molto preoccupato.

 

ENRICO LETTA MATTEO SALVINI

E con i suoi dirigenti lancia un alert: l'incontro con Matteo Salvini «è andato bene», dice ai big della segreteria, perché anche il capo leghista dice che bisogna trovare un'intesa su un nome condiviso, senza andare ad un muro contro muro, spiegano dal Nazareno. Il problema però è che Salvini pone condizioni di ogni sorta, sia per far andare Draghi al Colle, sia per la permanenza del premier al governo, chiedendo di contare di più in entrambi i casi.

 

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

«L'offensiva di Draghi per verificare se ci sono spazi per la sua elezione», come la definisce un ex ministro, non sembra aver prodotto grandi risultati. Anzi. Dopo uno spiraglio di sole, il cielo si è riempito di nubi. E ora qualcuno spera in un vertice di Draghi con i leader dei partiti per sbloccare la situazione.

 

Casini contrito, "aspettiamo"

pier ferdinando casini 2

L'espressione contrita di Pierferdinando Casini mentre entra alla buvette della Camera, la dice lunga sui patimenti del candidato più gettonato dopo Mario Draghi. «Bisogna aspettare», dice il navigato ex presidente della Camera, sfoggiando un completo gessato blu delle grandi occasioni: se ogni giorno ha la sua pena, quella di ieri era assistere all'affondo del premier con i partiti. Che però ancora non ha fatto breccia come sperava Letta.

 

matteo piantedosi matteo salvini armando siri

Viminale, Piantedosi in pole

Salvini infatti ha sfoderato le sue pretese sul governo, se è vero che avrebbe chiesto la casella di ministro dell'Interno per il suo ex capo di Gabinetto, il prefetto Matteo Piantedosi, nome poco gradito alla sinistra. Aprendo una trattativa a cui il premier avrebbe posto un freno ma che conferma la volontà di pesare di più e di creare problemi a Draghi.

 

I dem già sono irritati infatti. Sentendo cosa pensano i pezzi grossi del Pd su come il premier dovrebbe pilotare la sua candidatura, si percepisce una critica preventiva: «Draghi non può promettere ministeri - fa notare uno dei capicorrente Pd - ma deve fare da levatrice al futuro governo e muoversi come fece Mattarella, come se fosse già presidente, con cautela».

MATTEO RENZI PIERFERDINANDO CASINI

 

Tutti i ministri dem, da Lorenzo Guerini ad Andrea Orlando, ammettono nelle loro riunioni che se si sbloccasse la partita su Draghi (con 5stelle, Lega e Forza Italia disponibili a votarlo) «non potremmo dire di no», ma l'entusiasmo non è alle stelle. Non è un mistero che Dario Franceschini tifi per Casini, al pari di Matteo Renzi, ma su Draghi il Pd sarebbe compatto, al netto di franchi tiratori ex renziani, magari vogliosi di rifilare un «colpetto» al segretario e a blindare il governo per evitare rischi.

 

No a Casellati, ma si tratta

irene tinagli enrico letta roberto gualtieri camera ardente david sassoli

Letta punta a uscirne bene: a Salvini ha ripetuto che il Pd non voterebbe Maria Elisabetta Casellati, Letizia Moratti e Marcello Pera. E che l'unica strada per avere un governo efficace resta un patto di legislatura e la ricerca di un nome super partes sostenuto da una maggioranza larga come quella di Draghi.

 

ENRICO LETTA

Altrimenti - è questo il ragionamento - il rischio di una crisi di sistema è alto, «non solo di governo, ma diremo al mondo che non siamo in grado di tutelare in posizioni chiave la più preziosa risorsa di cui disponiamo». Invece ci sono i margini per una trattativa, sia per tutelare Draghi che il governo.

 

pier ferdinando casini 1

Letta spera si sia aperto un dialogo, farà il secondo presssing su Salvini oggi, anche perché se Draghi tramontasse, pochi nel suo partito credono a un bis di Mattarella: e molti ex renziani tifano per un compromesso, anche se la sinistra non ritiene che Casini possa essere il punto di caduta: potrebbe non garantire Draghi nella funzionalità del governo, dicono quelli che si immedesimano nei pensieri del premier...

PIERFERDINANDO CASINI E CLEMENTE MASTELLA pier ferdinando casini 3

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…