LA “ROTTAMATA” FINALE DEL BULLETTO RENZI: CAMBIARE NOME AL PD - E’ LA SUA MOSSA PER INVERTIRE LA TENDENZA NEGATIVA DEI SONDAGGI E SVECCHIARE L’IMMAGINE DI UN SIMBOLO CHE E’ KRYPTONITE PER GLI ELETTORI - L’IDEA E’ TAGLIARE LA PAROLA “PARTITO” E CHIAMARSI “DEMOCRATICI”

matteo renzi assemblea pdmatteo renzi assemblea pd

1 - IL NUOVO ASSALTO DI RENZI: TOGLIERE LA P DAL SIMBOLO PD

Elisa Calessi per “Libero quotidiano”

 

La tentazione di rottamare il Pd o, per meglio dire, di dargli una riverniciata, di cambiare nome, marchio è, per Matteo Renzi, antica. Se si dovesse ricostruire il momento in cui, per la prima volta, è emersa, bisognerebbe andare alle prime Leopolde. Il simbolo del Pd, all' inizio, non c' era nemmeno. Come se quel popolo che si riuniva alla stazione antica di Firenze avesse un' ambizione più grande, che non si poteva confinare in quel marchio che già allora pareva vecchio, sebbene con pochi anni di vita.

renzi all assemblea pdrenzi all assemblea pd

 

Negli ultimi tempi è rispuntata. La tentazione, cioè, di fare un tagliando al Pd, di rinfrescarne l' immagine, il simbolo. Persino di cambiarlo. Perché, come accade ai prodotti di mercato, anche nel caso del Pd il marchio si è logorato. Non ha più la freschezza degli inizi. Ed essendo giovane, non può nemmeno contare sul legame affettivo rappresentato dai simboli dei vecchi partiti. Troppo recente per creare legami di appartenenza, troppo vecchio per rappresentare una novità.

 

Il contratto con Proforma, agenzia di comunicazione a cui il segretario Pd ha affidato il compito di lavorare sull' immagine del partito (dai social alla propaganda) è il primo passo.

renzi all assemblea pd 3renzi all assemblea pd 3

Così come la scelta di nominare responsabile della comunicazione Matteo Richetti e di recuperare lo storico portavoce, Marco Agnoletti. Ma il ragionamento che si fa al Nazareno va oltre.

 

Alcuni giorni fa, su Facebook, il veltroniano Roberto Morassut ha postato l'immagine di un nuovo, possibile simbolo: senza la P di "partito", solo con la D di "democratici". Si avvicinerebbe ai Democratici americani o, per rimanere in casa, a quelli creati da Arturo Parisi, insieme a Romano Prodi, e che guardavano proprio ai cugini americani.

IL SIMBOLO DEL PDIL SIMBOLO DEL PD

 

Oltretutto in questo momento, come notava Morassut, «la stragrande maggioranza degli italiani considera i partiti come cose del passato». Le vecchie forme di militanza non esistono più. Chi ha passione civile si avvicina di più a movimenti, ad associazioni, ad altre forme di partecipazione. Il Pd è l' unico partito che ha mantenuto nel proprio nome la parola "partito". Ma ha ancora senso?

 

Riflessioni simili le fa, da tempo, anche Renzi coi suoi collaboratori. E l' esempio di Emmanuel Macron, uscito dai socialisti francesi per fare un movimento suo, le hanno rese di nuovo attuali. Attraenti. Il segretario del Pd, anche di recente, ha sempre preso le distanze dalla scelta di Macron, spiegando di ritenere che i partiti vadano cambiati da dentro. Ma vanno cambiati. Anni fa, all' inizio della sua scalata al Pd, a una cena con alcuni amici raccontò che per lui il Pd era «come un cocomero»: bisognava scavarlo, togliere la polpa, metterne altra e poi richiuderlo.

MATTEO RENZI IN DIREZIONE PDMATTEO RENZI IN DIREZIONE PD

 

In questi anni ha provato a farlo. Con successi alterni. Ha provato a modernizzarlo, a rompere alcuni tabù della sinistra: il rapporto con i sindacati, la linea sulle tasse, ora sugli immigrati. All' inizio gli è andata bene. Il 40% alle Europee del 2014 fu la prova che si poteva cambiare dall' interno, pur mantenendo il marchio Pd.

 

dalema bersani dalema bersani

Poi è stato sempre più difficile. La macchina ha cominciato a rallentare, a perdere colpi: la scissione di Pier Luigi Bersani e Massimo D' Alema è solo l' inizio di meno roboanti addii che continueranno nei prossimi mesi. E ora la macchina sembra non rispondere più. Anziché correre, frena. Più Renzi spinge l' acceleratore, più rallenta. Gli ultimi sondaggi, Ixè per Agorà, danno il Pd attorno al 27%.

 

renzi a piazza del popolo manifestazione pd referendumrenzi a piazza del popolo manifestazione pd referendum

Tra i dem, persino tra i renziani, si parla con preoccupazione di questa discesa sotto la soglia del 30%. E la concorrenza a sinistra, che si concretizzerà in una o due liste, rischia di far andare il Pd ancora più giù. «Avanti così e finiamo al 20%», rimuginano i franceschiniani in Transatlantico. «Finisce con l' uno davanti», profetizzano i più pessimisti.

 

Pare che il leader, a chi gli riporta questi timori, risponda con espressioni del tipo «embè»?

Che significa: anche se, metti caso, la sfortuna si accanisse contro di noi, Giuliano Pisapia andasse meglio del previsto, Silvio Berlusconi recuperasse voti, e il Pd, stretto nell' incudine della logica proporzionale (effetto della sconfitta del referendum), precipitasse più vicino al 20% che non al 30%, non sarebbe una tragedia. In ogni caso, è il ragionamento, avremmo 200 parlamentari fedeli e determinati per dare battaglia cinque anni. Tanto, al prossimo giro, non governa nessuno. È in questo clima che è rispuntata l' idea di ritoccare il simbolo. Democratici e basta.

PCIPCI

 

2 - IL PARTITO HA ROTTO E RENZI LEVA LA "P" AL PD

Fausto Carioti per “Libero quotidiano”

 

«Contrordine! La direzione del Partito comunica che si trattava di un errore di stampa dell' Unità: la frase "I compagni debbono essere sempre unti" va invece letta: "I compagni debbono essere sempre uniti"». Giovannino Guareschi non aveva nemmeno bisogno di mettere l' aggettivo: tutti si chiamavano «partito», ma con l' orgogliosa maiuscola c' era solo quello comunista.

 

veltroni simbolo PD lapveltroni simbolo PD lap

Il cui erede è rimasto l' unico a fregiarsi di quel sostantivo. Ancora per poco, pare: i compagni non ci sono più (quelli rimasti se ne sono andati con Pier Luigi Bersani), l' Unità è morta e il Pd, per decisione di Matteo Renzi, presto potrebbe chiamarsi «Democratico» e basta. Partito addio, resta solo un aggettivo che più sbiadito non si può, buono da indossare per chiunque e in tutte le occasioni. E senza nemmeno più quell' obsoleto riferimento alla sinistra, come ai tempi in cui Massimo D' Alema, Walter Veltroni e Piero Fassino decisero di chiamarsi Ds.

pullman veltroni pdpullman veltroni pd

 

Hanno cominciato anni fa col discettare di partito liquido, perché faceva fine citare la «società liquida» del sociologo marxista Zygmunt Bauman, e finiranno presto - se non è questa sarà la prossima volta - col trasformarsi un' entità gassosa e indefinibile. Del resto, è da almeno un quarto di secolo che quel termine disgusta gli italiani.

 

Silvio Berlusconi nel 1994 creò Forza Italia come movimento politico «leggero». «Noi il partito non lo possiamo fare», spiegò il Cavaliere, «anche perché siamo un movimento di opinione e poi perché non vogliamo affrontare le spese necessarie per diventare una struttura pesante». In realtà, da esperto di marketing, sapeva bene che «partito» puzzava di vecchio e di corruzione (Berlusconi, non scordiamolo, era quello che voleva mettere il marchio Ferrari anche sulle vetture Fiat più economiche, nella convinzione che avrebbero venduto di più).

BERLUSCONI ALL'INCONTRO CON I GIOVANI DI FORZA ITALIABERLUSCONI ALL'INCONTRO CON I GIOVANI DI FORZA ITALIA

 

Per creare il Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo non ha fatto altro che copiare l' idea di Berlusconi e incollarla su Internet. La stessa Lega Nord si identifica come «movimento politico confederale». E pure i compagni scissionisti usciti dal Pd per andarsene con Pier Luigi Bersani e D' Alema hanno voluto che Articolo 1 fosse un «movimento democratico e progressista». Per farla breve: a Montecitorio, tra gruppi e sottogruppi parlamentari, oggi è rappresentata una ventina di sigle, e solo il Pd e il Psi (che assieme ai Liberali per l' Italia conta tre deputati) hanno il coraggio di definirsi partiti.

GRILLO M5SGRILLO M5S

 

Intanto gli iscritti scappano: nel 2016 il Pd ha dichiarato 405mila tesserati, meno della metà degli 831mila che contava nel 2009; per capire l' andazzo, nel 1990 il Pci che l' anno dopo si sarebbe trasformato in Pds ne aveva un milione e 265mila. Ci vorrebbero idee forti e nuove per restituire la voglia agli elettori, ma tutto quello che il segretario del Pd riesce a fare è scimmiottare qualche proposta di Berlusconi e Grillo e rubacchiare slogan sugli immigrati a Matteo Salvini.

 

beppe grillo gianroberto casaleggiobeppe grillo gianroberto casaleggio

Non è tutta colpa sua, anche il glorioso Parti Socialiste francese è a un passo dall' estinzione, braccato da Emmanuel Macron, leader di En Marche: un altro «mouvement», guarda caso. Più in sintonia con la voglia di nuovo e meno costosi da mantenere, i sedicenti movimenti si candidano a essere la specie dominante dell' ecosistema politico.

Ma Macron, seguendo l' esempio di Berlusconi e Grillo, ha costruito la propria creatura fuori dai vecchi partiti; chi - come Renzi - pretende di riuscirci da dentro cambiando nome o logo non è credibile e anziché allargare il perimetro dei propri elettori rischia di perdere quelli che gli sono rimasti.

Ultimi Dagoreport

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…